Ellen Umansky.
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La ragazza del dipinto.
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Parte 2.
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Titolo originale: The Fortunate Ones.
Traduzione di: Adriana Cicalese.
2017. Newton Compton Editori, ROMA.
ISBN 978-88-227-0211-1.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale realizzata da: Libero Giacomini, E-mail: libero.giacomini@gmail.com.
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Capitolo 8.
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Londra, 1948.
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Soffermatevi sulle parole che Ivan dice ad Alyosha, stava
dicendo il professor Hillman. "Non voglio l'armonia.
 per l'amore dell'umanit che non la voglio. Preferisco
rimanere con le sofferenze non vendicate".
Rose scrisse "sofferenze non vendicate" sul suo quaderno,
affascinata da quella frase. Adorava gli scrittori russi e Dostoevskij
in particolare.
Pi avanti Ivan dice: "Un rettile divorer l'altro", continu.
A Rose piaceva il professor Hillman. Aveva una faccia
pienotta e gentile che contraddiceva le rigide cravatte
a strisce che indossava. Fuori dalla classe aveva una voce
sottile, tanto da sembrare imbarazzato se ci si spingeva a
salutarlo, ma in classe, mentre faceva lezione sui suoi adorati
russi, deteneva il comando. Aveva sentito dire che aveva
un samovar nel suo ufficio che tirava fuori in occasioni
speciali, come premio per i suoi studenti, ma sebbene Rose
si stesse comportando piuttosto bene durante le lezioni,
non lo aveva mai visto. Che cosa intende con questo, Dostoevskij?, domand.
Rose, seduta in prima fila, alz la mano. Vide gli occhi del
professor Hillman posarsi per un attimo su di lei, per poi passare
altrove, percorrendo rapidamente la sala delle lezioni.
Rose sollev il braccio ancora pi in alto, ma sapeva di non
avere speranza. La met delle volte non chiamava lei. Allora,
e anche se alzava la mano spesso? Conosceva la risposta.
Non doveva essere premiata per questo? Rose sospir,
abbass il braccio e si guard intorno. Il delicato rivestimento
delle pareti azzurre ed il caminetto di marmo riccamente
ornato davanti a cui si trovava il professor Hillman
sembravano estranei alle lezioni. Durante la guerra le bombe
avevano distrutto una buona parte del campus del Bedford
College, quindi l'universit aveva affittato quell'ala
dei palazzi di Regent's Park fino al completamento della
ricostruzione. Rose immaginava i balli che si erano tenuti
in quella sala, balli non molto diversi da quelli descritti
con dettagli cos vivaci ed eccitanti nei romanzi russi che
stava leggendo.
Signorina Gissing?, disse il professor Hillman. Secondo
lei, perch Ivan pensa che i rettili si divoreranno gli uni
con gli altri?.
Eva Gissing era seduta una fila dietro di lei. Rose si gir e
la vide arrossire. Non lo so, disse Eva. Rose alz di nuovo
la mano. Immagino che tutti i rettili si divorino tra loro,
non  cos?
Intendo dire nel contesto della storia, signorina Gissing,
disse il professor Hillman. Deve rileggere il testo. Fece cenno
a Rose. Signorina Zimmer?
Dostoevskij dice che tutti noi possediamo oscuri impulsi
omicidi. Ci mangeremmo tutti gli uni con gli altri se potessimo.
 presciente, in un certo senso, poich dopo... be',
quando il padre viene ucciso.  la parte irrazionale di noi che
prende il sopravvento. Rose non aveva bisogno che fosse
Dostoevskij a dirglielo, ma trovava confortante la sua insistenza
per la bruttezza della condizione umana. La faceva, e
non di poco, sentire compresa.
Infatti, disse il professor Hillman. Celebrare l'anima
russa vuol dire, in parte, celebrare quell'oscurit. Noi oggi
siamo fortunati, come inglesi, ad avere accesso a questi colossi
letterari. Altri scrittori fanno poco di pi che giocare ai
piedi di giganti quali Tolstoj e Dostoevskij. Per la prossima
settimana rileggete la parte sul Grande inquisitore. La prossima
settimana dovete anche consegnare i vostri temi,
termin mentre suonava la campanella.
Furono sollevati libri e quaderni, raccolti sciarpe e cappotti.
Quando Rose fu alla porta, Eva la raggiunse. Non dirmi
che ti sei letta tutto il libro, disse, espirando in maniera
teatrale. Eva, come Rose, era bassa, coi capelli neri e la pelle
chiara; ma a differenza di Rose, chiacchierava quando era
fuori dalla classe, ed era esitante quando stava dentro.
Allora non te lo dir, disse Rose.
Lo sai perch i romanzi di Dostoevskij sono cos maledettamente
lunghi?
Perch non me lo dici?, disse Rose allegramente. Era difficile
prendere Eva seriamente, ma saperlo rendeva Rose pi
gentile. Camminarono insieme lungo il corridoio di marmo,
passarono accanto a una rientranza della parete dove, ai bei
tempi, era alloggiato un organo.
Serializzazione, sentenzi Eva. Se vengo pagata un po'
alla volta, allora scriver un romanzo pi lungo.
Sono certa che lo faresti, replic Rose.
Io e Lore andiamo a prenderci un caff, disse Eva appena
raggiunta l'entrata dell'edificio. Vieni con noi.
Non posso, disse Rose, aggiungendo una nota dispiaciuta
che sentiva di non avere avuto nel tono. Ho troppo da fare,
e fece cenno alla pila di libri che stava portando.
Non  che devi proprio leggere tutto, disse Eva, come
se leggere libri fino alla fine fosse segno di stupidit, qualcosa
che avrebbe fatto solo un bambino. Rose strinse i suoi libri
ancora pi forte. Non valeva la pena stare a discutere,
soprattutto con Eva. Restava ancora stupita e grata per il fatto
di essere l, all'universit di Londra, a non fare altro che studiare
letteratura, leggere, cosa che avrebbe comunque fatto
anche da sola. Non lavorava pi alla fabbrica di paracaduti a
Tottenham Court da almeno due anni, eppure a volte le capitava
ancora di guardare l'orologio e pensare: " quasi ora
della merenda, met turno  gi passato".
Le ragazze uscirono. Stava cadendo una leggera pioggerellina,
il cielo era vasto e plumbeo e le foglioline verdi erano
appena spuntate sui robusti platani di Regent's Park, dall'altra
parte della strada.
Una di queste volte devi venire con noi, disse Eva. Il
caff  forte, come quello di casa, e ci sono un sacco di ragazzi
simpatici.
Sembra fantastico, disse Rose, e apr l'ombrello spostando
i libri sull'altro braccio. Gli studenti defluirono sul vialetto
con i loro impermeabili color sabbia e aprendo gli ombrelli.
Rose cerc con lo sguardo Harriet. Era facile da individuare
con la sua sciarpa viola che teneva sempre appoggiata
sulle spalle. Sent l'umidit sul collo e sospir, toccando
con le dita il tessuto sotto il bordo dell'ombrello.
Eccolo l: uno strappo.
La prossima volta vengo con voi, disse.
Eva glielo aveva detto altre volte - come a casa - e anche
se sapeva che era ingeneroso, Rose sentiva il bisogno di dire:
"Non proveniamo dallo stesso posto". Eva veniva dalla
Baviera. Allo scoppio della guerra lei e i genitori erano giunti
a Basilea e poi erano riusciti ad attraversare la Spagna fino
a Lisbona, dove avevano atteso che tutto fosse finito. Erano
arrivati da poco in Inghilterra. La prima volta che avevano
chiacchierato dopo la lezione, Eva le aveva parlato in tedesco.
Rose aveva risposto in inglese. Usava raramente il tedesco,
ormai. Il padre di Eva si era stabilito a Golders Green,
dove insegnava in una scuola ebraica. Eva continuava ad
invitare Rose per un pasto dello Shabbat, o qualsiasi altra
volta, le aveva detto, ma Rose continua a trovare scuse per
non andare.
Lore, di qualche anno pi grande, era di una cittadina vicino
Praga e, come Rose, era venuta insieme al fratello senza
accompagnatori. Neanche lei parlava mai dei genitori. Aveva
vissuto con una famiglia a Cheetham Hill, Manchester, e
poi si era arruolata nelle ATS dove aveva guidato veicoli per i
militari durante la guerra. Una volta, all'inizio dell'anno, erano
uscite dalla classe insieme - Eva era ammalata - e si erano
imbattute in un amico di Lore, un giovane di nome Walter,
di Berlino. Lui le aveva invitate per un t. Walter era incredibilmente
alto, con una massa di capelli e grande chiacchierone.
Aveva scherzato sull'onnipresente umidit britannica,
la carenza di carne al mercato nero, l'abitudine della sua
padrona di casa di scendere al piano di sotto in abbigliamento
succinto. Oh! Chiedo scusa. Continuo a dimenticare che
ci sono degli uomini in questo stabile, la imitava divertito.
Walter, diceva Lore soffocando dalle risa e poggiandogli
una mano sull'avambraccio. Sei troppo forte.
Rose rideva debolmente. Come vi siete conosciuti voi due?
Oh, io e Lore ci conosciamo da un sacco. Sono stato il custode
di suo fratello per un periodo. Dormivamo nella stessa
stanza sull'Isola di Man.
L'Isola di Man? ripet Rose.
Sai, intervenne Lore. Quando gli uomini furono
internati....
Dopo neanche un anno da che ero arrivato, intervenne
Walter. Avevo diciotto anni, ed ero finito proprio nel
gruppo. Che fortuna. Rideva, ma Rose era seria. Ora ricordava:
il governo aveva radunato tutti gli uomini provenienti
da Paesi di lingua tedesca e li aveva rinchiusi in un campo
di internamento. Gerhard era stato fortunato a non trovarsi
in quel gruppo.
Mi dispiace, disse Rose.
Oh, me la cavai. Walter fece un cenno con la mano. La
cosa peggiore era la noia. Un tale spreco di tempo. E la cosa
bella  che adesso le persone sono molto pi dirette riguardo
alla nostra lealt. Sono andato a fare un colloquio di lavoro
l'altro giorno e mi hanno detto che ho grandi capacit
ma che "ci dispiace, la ditta ha gi abbastanza stranieri.
Aspetta ancora un po' e vedrai che qualcosa per te salter
fuori presto".
Ma  terribile. E ho sentito dire che la situazione  peggiorata
dall'estate scorsa. Lore non aveva bisogno di spiegare.
I problemi erano rimasti soprattutto al Nord, ma lo avevano
sentito tutti. A Cheetham Hill, dove viveva la famiglia
affidataria di Lore, spaccavano le vetrine dei negozi, gettavano
mattoni contro le auto, la sinagoga principale era stata
sfregiata. Si trattava di ritorsioni per i due sergenti britannici
uccisi in Palestina dai guerriglieri clandestini ebrei. La gente
attribuiva la violenza di Manchester a un piccolo gruppo
violento; li chiamavano hooligans. Non verranno a Londra,
dicevano tutti. Ma Rose pensava: "Non  cos che  cominciata
in Germania?".
Non sta succedendo anche qui, disse Walter.
No?, disse Rose, vigile, con gli occhi puntati su di lui,
non dubitando neanche per un momento che lui avesse intuito
a cosa stava pensando.
No, l'Inghilterra  diversa. E poi noi siamo gente determinata,
o almeno cos mi dicono. Le fece un vago sorriso.
Non permetteremo che succeda di nuovo.
Pi tardi Lore disse a Rose: Piaci a Walter. Ha detto che
vuole uscire di nuovo con noi.
Davvero?, disse Rose dubbiosa. Non era Lore quella che
gli piaceva? Sembrava troppo attraente e sicuro di s per essere
interessato a lei. I ragazzi le mettevano pi ansia che eccitazione.
Non aveva mai avuto niente di simile a un fidanzato.
Ma le cose stavano cambiando, pens nervosamente.
Le era piaciuto parlare con lui. Forse Walter poteva essere
quello giusto.
Lui non si fece pi vedere e, sebbene ne fosse delusa, Rose
non chiese mai a Lore il perch. Confermava ci che gi
sapeva. Di ragazzi Rose non ci capiva niente. A volte si chiedeva:
chiss cosa le avrebbe detto Mutti? Sarebbe stata pi
sicura se fosse cresciuta sotto la sua ala protettrice?
La scuola, invece, era qualcosa che capiva bene. Nei suoi
studi, eccelleva.
Vado, disse Rose a Eva. Sent delle gocce d'acqua trattenersi
sul collo; la pioggerellina stava aumentando. Le figure
che correvano lungo il vialetto erano poco pi che macchie
opache. Harriet non si vedeva da nessuna parte.
Rileggere la parte sul Grande inquisitore, disse Eva.
S, disse Rose. Eva poteva anche provare a prenderla in
giro, ma il trucco era semplice: a Rose non importava. Sent
una lieve ma impellente urgenza; Rose sapeva ci che voleva,
e ci che voleva era allettante, incredibilmente suo.
Al termine del viaggio di ritorno fino a South Kensington
(due diverse linee, ottocento metri a piedi), Rose entr a casa
della signora Deering usando le sue chiavi. Aveva implorato
Margaret di non lasciare Londra, pensava fosse un grande
errore che lei avesse seguito il suo spasimante e fosse tornata
a Leeds. Ma se Margaret non fosse partita, Rose non sarebbe
mai finita a casa della signora Deering. La sua stanza nel
sottotetto non era un granch, ma aveva un letto e un fornelletto
su cui preparava il t; un lavandino e, se allungava
il collo, una vista parziale sul giardino recintato sottostante.
Condivideva il bagno in fondo al corridoio. La signora Deering
non era il massimo della cordialit, ma era organizzata
e la casa funzionava bene. Raramente vedeva il signor Deering,
che era rimasto cieco a Dunkerque e se ne stava nelle
due stanze sul piano del salotto, che lui e la signora Deering
avevano riservato per loro. A Rose piaceva la signora Karlkowski,
la sarta del terzo piano che portava rossetto chiaro
e trucco anche se non doveva uscire di casa; ma soprattutto
le piaceva Harriet, una biondina americana intelligente e
dalle spalle larghe che stava studiando scienze all'universit
e parlava della sua famiglia ancora meno di quanto non
facesse lei. Una notte, dopo qualche bicchiere di gin, aveva
parlato di un marito rimasto a Filadelfia. Tecnicamente 
ancora mio marito. Ma le cose che ha fatto..., aveva detto
Harriet, e poi si era fermata.
Cosa?, aveva sussurrato Rose.
Harriet aveva scosso la testa. Non  un uomo; solo un ragazzo
farebbe quelle cose. Sono fortunata che alla fine mio
padre abbia acconsentito. Non aveva detto altro. Non importa,
aveva detto a Rose. Fa parte del passato. Siamo molto
fortunate a stare per conto nostro. Avevano fatto tintinnare
i bicchieri e ci avevano bevuto sopra.
Rose entr nell'ingresso ricoperto da un tappeto, pass accanto
al portaombrelli e all'attaccapanni e al tavolinetto ricurvo
su cui era poggiato il telefono comune. Il signor Lewis
del primo piano stava lucidando il corrimano con particolare
entusiasmo.
Salve, signor Lewis, disse Rose.
Oh, salve, signorina Zimmer, disse, nascondendo lo straccio
dietro la schiena. Bel pomeriggio, vero?. Un tenue colorito
purpureo gli comparve sulle guance sottili.
S, lo rassicur Rose, avendo cura di non focalizzare lo
sguardo su di lui, soprattutto sullo straccio che riusciva ancora
parzialmente a vedere. Un pomeriggio certamente piacevole.
Il signor Lewis non avrebbe dovuto pulire le zone comuni.
Questo lo sapevano tutti. Ma il signor Lewis, un timido
contabile del Galles che temeva a tal punto di essere notato
che arrossiva appena gli si rivolgeva la parola, era un sobillatore
quando si trattava di pulizia. Andava in giro per la casa
in punta di piedi a raccogliere asciugamani da lavare, pulire
il piano della cucina e il telefono con una mistura di disinfettante
dall'odore pungente che preparava lui stesso. (Oh,
no, non ci si pu fidare dei prodotti che si comprano al negozio,
diceva, scuotendo tristemente la testa). Le sue pulizie
facevano infuriare la signora Deering, la quale riteneva
che i suoi panni per spolverare ed i suoi disinfettanti non eliminavano
la sporcizia dalla sua casa, ma ne aggiungevano altra
che marcava il suo territorio.
A un certo punto Rose sent un cigolio e sia lei che il signor
Lewis alzarono lo sguardo e videro la signora Deering che
scendeva dal secondo piano. Il volto del signor Lewis si copr
di un rosa acceso. Bene, devo andare all'ufficio postale,
annunci, e fil via.
Signorina Zimmer, disse la signora Deering prima di aver
raggiunto il piano terra. Proprio la persona con cui volevo
parlare.  una brava inquilina.
Mi piace abitare qui, intervenne Rose, sentendosi a disagio,
come se quello fosse un test.
Mi fa piacere saperlo. Ma, come ho gi detto agli altri inquilini,
ci sar un aumento dell'affitto tra due mesi.
Un aumento?, fece eco Rose. Gerhard le aveva dato una
somma mensile per le lezioni e l'alloggio dopo aver calcolato
le spese al centesimo. Non le rimaneva alcun extra.
Sta pagando trentadue scellini a settimana. Verr aumentato
a due sterline.
Due sterline?, disse Rose sbalordita. Per la mia stanza?
S, per la sua stanza. Anche la voce della signora Deering
si fece indignata. Chieda in giro. Scoprir che questo 
il prezzo delle stanze in affitto, talvolta persino di pi. Con
la penuria di case che c' da queste parti....
Non posso permettermelo. Pens al volume rilegato in
pelle dei racconti di Gogol che aveva visto a Charing Cross
giorni prima. Ventotto penny. Lo desiderava da morire. Ma
non lo aveva comprato. Se non poteva permettersi un libro,
come avrebbe potuto sostenere un tale aumento? Detestava
prendere soldi da Gerhard, indipendentemente da quello.
Non poteva chiedergliene degli altri.
Mi dispiace, signorina Zimmer. Ma io mando avanti un'attivit,
qui...  casa mia, ma  un'attivit commerciale, l'unica
che io e mio marito abbiamo al momento. E con tutti i medici
e le medicine.... Si arrest. Mi faccia sapere cosa decide.
Ma l'affitto tra due mesi sar aumentato.
E se non sono in grado di pagare?.
La voce della signora Deering si fece pi dolce. Allora dovr
trovare un'altra soluzione.
Le braccia le dolevano quando Rose raggiunse la casa di
Gerhard ad Hampstead. Portava un sacchetto contenente tre
pagnotte ed un fresco bouquet di giacinti bianchi e viola che
erano stati un acquisto dell'ultimo minuto quando era uscita
dalla metropolitana. (Si impose di non pensare ai quindici
penny che aveva speso per comprarli). Cammin su per
Holly Hill, oltrepassando la facciata in pietra bianca di St
Mary; le strade erano pi pulite e pi tranquille rispetto a
South Kensington.
Quando la signora Tompkins apr la porta dell'appartamento
di suo fratello, Rose percep un leggero ma insistente odore
di vernice fresca. Signorina Zimmer, la salut la signora
Tompkins. La signora Zimmer sta riposando in salotto.
No, sono qui, sono qui, gridava Isobel mentre la sua testa
bionda spuntava fuori. Il suo ventre premeva contro il
fiocco che teneva legato la vestaglia di seta. Ciononostante
riusciva ad essere incantevole, con i capelli scarmigliati e lucenti,
le labbra carnose. Giacinti?, esclam. Oh, Rose,
sono stupendi.
Quando li ho visti ho deciso che dovevano essere tuoi,
disse Rose, arrossendo immediatamente.
Sono assolutamente fantastici e forse riusciranno a smorzare
quel terribile odore di vernice.  orrendo, vero?
Riesco a malapena a sentirlo.
Che bugiarda, disse Isobel ridendo. Ti voglio bene ma
sei una terribile bugiarda.
Signora, lasci che metta queste meraviglie nell'acqua,
disse la signora Tompkins. Signorina Zimmer, mi dia anche
le sue cose.
Grazie, signora Tompkins, ho preso anche delle pagnotte,
disse Rose, liberandosi del cappotto e consegnando il
sacchetto.
Devi smetterla di andare dal fornaio e metterti in coda per
noi, protest Isobel. Non  necessario.
Lo dici tutte le settimane, replic Rose.
E ogni settimana  vero. Vieni. Andiamo in salotto.
Come ti senti? Sembri pi grossa della settimana scorsa.
Benissimo, disse Rose, tentando di terminare la frase, stai
benissimo.
S, mi sento bene, disse Isobel minimizzando. Piuttosto
bene. Non ho nessun tipo di problema. E in effetti aveva un
aspetto splendido. Rose non conosceva nessuno che avesse gi
avuto dei figli, ma Isobel faceva sembrare la gravidanza solo come
una delle sue numerose attivit. Era in grado di dare alla luce
un figlio mentre al tempo stesso si trasferiva in un nuovo appartamento,
organizzava una cena, disquisiva sul fatto che s, le
olimpiadi estive sarebbero state un'occasione d'oro per Londra.
La luce del tardo pomeriggio filtrava attraverso la finestra
a bovindo, creando chiazze color miele sul pavimento di legno
d'acero. Guarda un po'. Isobel indic una sedia vicino
al caminetto. Che ne pensi?
 nuova?, disse Rose con esitazione. La sedia era di legno
chiaro, austera ma anche sinuosa. Il legno si curvava da una parte
e dall'altra. Come era possibile senza che si spezzasse? Aveva
l'aspetto di qualcosa su cui non si sarebbe mai voluta sedere.
S, l'ho comprata l'altro giorno. L'ha progettata un team
composto da marito e moglie che insegnano a Croydon. Non
 meravigliosamente innovativa?
Meravigliosamente innovativa e totalmente scomoda, disse
Gerhard mentre entrava. Reggeva in una mano un portasigarette
ed indossava un fresco completo marrone. Rose si
guard la gonna e not con rinnovata costernazione le grinze
che aveva eliminato quando l'aveva indossata quella mattina.
Isobel sospir. Nessuno te l'ha chiesto.
Rose ha buon senso. Sar d'accordo con me. Si pieg
per sfiorare la guancia della sorella. Giusto, Mausi?.
Rose pens che suo fratello sembrava pi grande, con le spalle
pi larghe, pi imponente. Ma forse era merito del bel completo
di lana o dell'imminente paternit.
Stai per caso dicendo che sono priva di buon senso?,
domand Isobel. Non importa, non mi interessa se lo pensi.
In effetti Rose pens che Isobel forse preferiva che Gerhard
credesse questo di lei. Vieni qui, Rose. Diede dei colpetti
al cuscino che aveva accanto. Vieni a parlare con me. Siediti
qui:  un divano fuori moda con la tappezzeria fiorata, ma
estremamente comodo. Il preferito di tuo fratello. Gerhard
ridacchi e lei prosegu. Presto ci saranno gli esami, giusto?
Come ti senti?
S. Me la sto cavando abbastanza bene. Non dovrebbero
esserci problemi. Mi piacciono le lezioni di letteratura russa,
disse Rose con un'aria che sperava assomigliasse a quella
disinvolta e sicura di Isobel. Stiamo leggendo Dostoevskij.
Dostoevskij?, disse Isobel, sistemandosi il cuscino dietro
la schiena con un'espressione accigliata.
S, I fratelli Karamazov.
Oh, s, disse Isobel. Stai leggendo la traduzione di Miss
Garnett? Una donna straordinaria. Sapevi che aveva imparato
il russo mentre era confinata a letto a causa di una gravidanza
difficile? Poi, dopo aver avuto il bambino, lo lasci al
marito e se ne and in Russia per diversi mesi....
Non metterti in testa strane idee, disse Gerhard.
Isobel gli fece un cenno con il capo. Incontr Tolstoj e rimase
con lui nella sua dacia. Poi torn in Inghilterra e trascorse
decenni a tradurre gli scrittori russi. La incontrai una
volta, nel Kent, poco prima che morisse. Non stava bene,
camminava con le stampelle all'epoca, ma facemmo una bella
chiacchierata su Newnham.
Aspetta un attimo, disse Gerhard. L'hai incontrata tramite
quel russo dell'Armata Bianca che frequentavi?.
Isobel sospir. Non era dell'Armata Bianca. Era un nobile
con il cuore di un rivoluzionario.
Che aveva come preda le ragazze inglesi giovani e idealiste,
disse Gerhard.
Non c'era nessuna preda, disse Isobel. Ma la tua gelosia
 molto dolce, caro. Gli poggi una mano sul braccio e inclin
la testa rivolgendosi a Rose. Non dare retta a tuo fratello.
 stato davvero un onore incontrare Miss Garnett. Senza di
lei non avremmo avuto accesso a quelle grandi menti slave.
Certo, disse Rose, sentendosi ancora confusa. Sua cognata
aveva incontrato Constance Garnett, la grande traduttrice
di Tolstoj e Dostoevskij? Anche lei aveva letto i russi?
C'era qualcosa che non avesse fatto? Rose era certa che fino
agli ottant'anni Isobel avrebbe tirato fuori aneddoti incredibili
sulla sua vita.
Sono cos felice che ti piaccia il corso che stai seguendo.
Tutti dovrebbero avere accesso a un'istruzione. In particolare
le donne....
In particolare?, chiese Gerhard, mentre apriva il portasigarette
e prendeva un posacenere dalla mensola sul camino.
Soprattutto, disse Isobel. Soprattutto le donne. E in particolare
tu, Rose.  da criminali pensare che, tra tutti, proprio
tu non dovessi avere un'istruzione.
Te ne sono grata, disse Rose di getto. A te ed a Gerhard.
Vi ringrazio tanto.
Isobel agit la mano. Il pensiero che tu potessi ancora essere
in quella fabbrica... che spreco. Uno spreco assoluto!.
Ma la gente lavora nelle fabbriche, Isobel, disse Gerhard
mentre tirava una boccata.  cos che si costruiscono le cose.
Spero solo di avere un po' di fortuna; se l'attivit decolla,
allora anche noi avremo una fabbrica. L'anno precedente
Gerhard aveva aperto un negozio di cartoline insieme al
marito della sorella di Isobel. Le vendite andavano bene; le
allegre cartoline pre-stampate erano molto pi popolari di
quanto Rose avesse mai immaginato; ma una fabbrica?
Eppure eccolo risplendere nel suo completo Savile Row,
con il suo portasigarette d'oro. Mio fratello, l'industriale,
lo aveva descritto ad Harriet, con un tono un po' troppo pungente.
Ma certi fatti erano inoppugnabili: Gerhard ce l'aveva
fatta. Quello che lei aveva considerato stupido e smisurato ottimismo,
aveva invece nutrito il suo successo, trasformandogli
l'esistenza quotidiana. Certo, era stato favorito dal matrimonio
con Isobel, ma poi era riuscito a prosperare. Mai pi
avrebbe dovuto temere di spendere soldi per comprare un libro;
mai avrebbe dovuto preoccuparsi per l'aumento dell'affitto.
Oh, quanto desiderava, in quel particolare periodo, essere
un po' pi simile a lui. Cosa si provava ad avere la sensazione
che ad attenderti dietro l'angolo ci fosse il successo,
e non il passato? A volte Rose immaginava di parlare col fratello,
da solo, e che lui le confidasse: "Sapessi che sogni ho
in mente. Non puoi neanche immaginarli".
Be', s, la gente lavora nelle fabbriche, stava dicendo Isobel.
Ma tua sorella no. E neanche tu.
Lo avrei fatto, se necessario, disse con durezza. E se non
fosse stato per te ed i tuoi soldi, sarebbe potuto accadere
facilmente.
Dai, Gerhard, disse Isobel, sollevando leggermente la testa.
Non cominciamo, per favore.
Cominciamo cosa?
Avrei una cosa da chiedervi, intervenne Rose, pi per il
desiderio di fermarli che per un piano prestabilito.
Certo, disse Isobel. Ma stava ancora scrutando Gerhard
mentre lo diceva. Poi ruot la testa verso Rose. S?
Ecco.... Rose esit. Poteva chiedere al signor Cohen di
darle altri soldi? A Margaret? La mia padrona di casa mi
ha detto che aumenter l'affitto, confess. Temo che avr
bisogno di altri soldi.
Quanto di pi?, chiese Gerhard con una franchezza che
purtroppo non la sorprese.
Non importa, disse Isobel.
Isobel, per cortesia....
Venti scellini in pi a settimana, rispose Rose, abbassando
la cifra di dieci perch troppo imbarazzata per chiedere
l'intero ammontare. Avrebbe potuto colmare la differenza
con quel poco che aveva da parte; era certa di farcela.
 un bell'aumento, disse Gerhard.
Lo so, rispose Rose dispiaciuta.  quello che le ho detto.
Per l'amor di Dio, Gerhard, disse Isobel. Certo che le
daremo i soldi.
Non  questo il punto. Noi - e lei - dovremmo conoscere
i dettagli. Forse la Deering si sta approfittando di Rose.
Inoltre noi qui abbiamo un sacco di stanze. E con il bambino
in arrivo, lei potrebbe essere utile....
Io? Con il bambino?. Le parole le uscirono di bocca senza
che Rose facesse in tempo a privarle del suo senso di disgusto.
Non sto dicendo che dovresti, replic Gerhard, solo
che dovresti prendere in considerazione questa possibilit.
Non sei costretta a farlo, disse rapidamente Isobel.
No,  solo che... siete cos lontani dall'universit....
Non molto pi distanti di South Kensington, fece notare
Gerhard.
Gerhard, lo rimprover Isobel.
Cosa?.
Rose li ascoltava appena. Era questo che aveva temuto dal
momento in cui si erano offerti di pagarle le spese. Non era
se stessa durante quelle sue visite settimanali. Il pensiero di
vivere l le faceva mancare l'aria. Forse non era cos assurdo
chidere i soldi al signor Cohen. La signora Cohen continuava
a ribadire che la letteratura non era una strada praticabile
per una ragazza come Rose, ma alcuni mesi prima il signor
Cohen era venuto a Londra per affari e le aveva fatto visita.
Non lo vedeva da pi di un anno. L'ultima volta che era
stato in citt lei lavorava ancora alla fabbrica, perci lo aveva
evitato. Lui sapeva dove lavorava, ma questo non significava
che ne dovesse parlare. Rose era grata ai Cohen per essersi
presi cura di lei, ma anche risentita per la necessit di
aver dovuto ricevere tali cure. Spesso c'era una certa freddezza
nelle loro conversazioni. Ma questa volta era stato diverso.
Il signor Cohen aveva cominciato a diventare nostalgico
dei tempi in cui era stato studente ed aveva letto Kipling e
Tennyson. Sei diventata una vera signorina, le aveva detto
stringendole la mano prima di andarsene. Senza dubbio approvava
i suoi studi. Avrebbe potuto chiedergli un prestito
temporaneo, che le consentisse di tirare avanti per qualche
mese. Rose avrebbe potuto trovare un lavoro, magari part-time,
cos da poter continuare la scuola. Avrebbe trovato una
soluzione, se necessario.
Di... quanto  l'aumento?, domand Isobel.
Rose esit. Trenta scellini a settimana, disse alla fine.
Avevi detto venti, prima, disse Gerhard.
Mi sono sbagliata, rispose Rose, appellandosi al fratello.
Doveva capire quanto fosse difficile per lei. Sono trenta.
Intervenne Isobel: Sono meno di cinquanta sterline all'anno.
Sai, la mia famiglia non possiede cos tanto denaro....
Rose la guard sbalordita. Isobel aveva pi soldi di chiunque
avesse mai conosciuto. ... Ma ne abbiamo a sufficienza. Di
certo pi di quelli che servono a te per non doverti preoccupare
di cose simili.
Grazie, riusc a rispondere Rose. Grazie a Dio. Grazie,
Isobel.
Ci fa piacere aiutarti, disse Isobel; poi si alz e si appoggi
a Gerhard con la sua pesante silhouette. Rose li guard,
sollevata. Restava sempre sorpresa nel vedere quanto Isobel
fosse pi bassa di Gerhard, ed era solo pochi centimetri
pi alta di Rose stessa. Mi piace pensare che siano anche
i tuoi soldi.
Rose annu. Certo, mormor. Ma equivaleva a immaginare
una Londra senza che ci fosse mai stata una guerra: un
pensiero splendido, ma al contempo impossibile.
Signorina Zimmer, disse il professor Hillman. Fece cenno
con il mento verso il posto vicino alla porta. Aveva un mento
pronunciato, pens Rose; non lo aveva mai notato prima. Cerc
di concentrarsi su quel dettaglio e sulla sua stempiatura, e
non sul fatto che era stata chiamata per parlare con lui. Aveva
creduto che la sua relazione sui Fratelli Karamazov fosse buona.
Aveva fatto del suo meglio? No. Ma non aveva dormito bene.
Era difficile concentrarsi. Anche se Isobel aveva detto che
avrebbe coperto la differenza dell'affitto, Rose temeva ancora
che non succedesse, che suo fratello sarebbe stato sempre pi
attratto dall'idea di farla trasferire a casa loro. Isobel, e anche
suo fratello, non le avevano dato motivo di credere una cosa
del genere. Eppure continuava ad essere preoccupata.
L'ufficio del professor Hillman era minuscolo, gli scaffali
stracarichi di libri. Non c'era alcun samovar. Rose si posizion
sul bordo della sedia e tenne le mani sudate piegate
sul grembo. Faceva caldo in quella stanza; sent l'impulso
di tirare il collo del suo maglione per far entrare pi aria,
ma non osava.
La sua relazione  molto interessante, ma alquanto indisciplinata.
Ho trovato la sua teoria sull'utilizzo del tempo da
parte di Dostoevskij molto appropriata. Direi anche di pi:
originale.
Grazie, disse Rose, perch si trattava di un complimento
mischiato a critica, giusto? Era davvero difficile tenere la
mente sgombra.
Ma non ha analizzato questo aspetto nel resto della relazione.
Tutto a un tratto lo ha abbandonato, come se se ne fosse
dimenticata. E poi mi aspettavo che approfondisse il tema
della sofferenza che aveva discusso in classe.
Oh, disse, senza riuscire a guardarlo negli occhi. Aveva ragione.
Anche lei aveva pensato al concetto di sofferenza non
vendicata, ma quando aveva provato a esplorarlo, ad articolare
ci che secondo lei intendeva Dostoevskij, si era sentita sopraffatta,
atterrita da ci che provava. C'era cos tanto che poteva
dire sull'argomento. Ora provava solo imbarazzo. Si era
rifiutata di fare il duro lavoro che l'universit richiedeva. Il
professor Hillman aveva ragione. Era una relazione sciatta, e
tutto ci che poteva fare era cercare di non buttarsi su quella
scrivania per afferrarla e strapparla in tanti microscopici pezzi.
Lei  una ragazza in gamba, signorina Zimmer, disse. Le
sto dicendo questo proprio perch lei  in gamba. Questa relazione
 accettabile. Se l'avesse scritta un altro studente,
sarebbe piuttosto buona. Ma lei pu fare di meglio. Le ho visto
fare di meglio.
Capisco, professor Hillman, disse, e persino lei riusciva
a percepire il tremolio nella sua voce. Lui le stava dicendo
qualcosa di gentile, ma come poteva credergli? Per lei
era stato cos difficile credere nelle persone, fidarsi delle cose
pi scontate.
L'ho convocata qui anche per un altro motivo. Ha gi dei
progetti per quando avr ottenuto la laurea?.
Fece cenno di no col capo. Certo che ne aveva, ma vaghi.
Un lavoro nell'editoria, forse, o una posizione al ministero
degli interni. Questo era ci che aveva considerato; sapeva
che Gerhard e Isobel non l'avrebbero finanziata all'infinito,
n lei lo avrebbe voluto. Ma la rendeva nervosa pensare
a un tempo, dopo gli studi, in cui avrebbe dovuto nuovamente
cercarsi un lavoro, quando ci sarebbe stato qualcuno
a dirle cosa doveva fare.
Spero prenda in considerazione la possibilit di insegnare.
Sarebbe un'ottima insegnante.
Prego?. Si trattava di qualcosa che non osava neanche
immaginare, tanto era inavvicinabile come possibilit. Insegnare!
Pensa davvero che potrei?
S, ne sono certo. Prese un grosso catalogo che aveva sulla
scrivania. Richiede molto impegno.  necessaria un'ulteriore
abilitazione da parte del dipartimento dell'istruzione,
ma lei  all'altezza del compito. Sicuramente per la scuola superiore
- e ce n' ancora un disperato bisogno dopo la guerra -
ma la vedrei, se continua su questa strada, proseguire
negli studi e restare anche a livello universitario. Non molte
donne ne hanno la tempra, ma credo che lei ne sia in grado.
Grazie, professor Hillman, disse Rose, e non pot fare a
meno di rivolgergli un sorriso compiaciuto. Essere un'insegnante
sarebbe stato un onore ed una responsabilit. Le avrebbe
dato sicurezza economica, chiare prospettive di carriera.
Temeva di non essere all'altezza, ma ce l'avrebbe messa tutta
per riuscirci.
Poi nella sua mente si insedi un dubbio: come l'avrebbe
vista Mutti? Di sicuro nutriva stima per gli insegnanti, ma
farne una professione? Avrebbe voluto vedere Rose sposata,
con una famiglia tutta sua. Questo era ci che lei riteneva
pi importante. A ventuno anni, Rose sapeva che avrebbe
gi dovuto pensare a queste cose. Ma si sentiva cos tanto
pi vecchia della sua et, e a volte si domandava se, dopo
tutto quello che aveva passato, trovare un ragazzo non fosse
un passo che aveva inavvertitamente evitato, qualcosa a cui
semplicemente non era destinata.
Le sono infinitamente grata per i suoi consigli, disse
Rose, con tono pi dimesso. Grazie.
Il professor Hillman allung la mano e strinse la sua con
un vigore che la sorprese. Sono io a sentirmi onorato di essere
il suo insegnante.
Sei silenziosa oggi, disse Isobel a Rose mentre stavano
terminando il pranzo domenicale.
Sono stanca, disse Rose; ed era la verit. Era stata sveglia
tutta la notte a leggere. Erano passati quattro giorni dall'incontro
con il professor Hillman, e tutte le sere rimaneva sveglia
per ore dopo che gli altri inquilini della signora Deering
erano andati a dormire, sgobbando sui libri. Non avrebbe
mai pi deluso il professor Hillman.
Oggi ho letto una cosa incredibile sul giornale, disse Isobel.
Vi ho mai raccontato che quando il nonno era a Sidney
aveva un socio?
Forse, disse Gerhard con un sorrisino diretto alla sorella.
Ma i dettagli inerenti gli affari del nonno sono sempre
stati misteriosi per me.
Rose non ce la fece a contraccambiare il sorriso. Infilz un
altro boccone dell'arrosto della signora Tompkins. Rose sapeva
che il nonno di Isobel era andato in Australia da giovane
ed aveva comprato decine di propriet. Gli investimenti
avevano reso molto, procurando i fondi da cui la numerosa
famiglia di Isobel aveva attinto per decenni.
S, in effetti le attivit del nonno erano misteriose per tutti
noi, disse Isobel. Ma il suo socio era un uomo di nome
Henry Cooper e la famiglia del signor Cooper ha sempre frequentato
la nostra. Io e suo nipote Douglas Cooper passavamo
le estati insieme nel Galles; lui era al Trinity, mentre io a
Newnham. Poi se ne and alla Sorbona e a Friburgo e quando
rientr apr una galleria d'arte. Ha sempre avuto un occhio
critico. Sapeva essere un mascalzone a volte, ma i miei genitori
lo adoravano. Infatti, quando tornai a casa e annunciai ai miei
genitori che mi ero innamorata di tuo fratello, loro non ne furono
affatto contenti e tirarono in ballo il nome di Douglas.
Tuo padre avrebbe dovuto capirlo che con te era meglio
non fare obiezioni sugli stranieri, disse Gerhard sollevando
un sopracciglio e pulendosi un angolo della bocca con il
tovagliolo. Isobel era mai stata attratta dagli uomini inglesi?
L'anno precedente, mentre stava studiando Browning,
Isobel le aveva raccontato di un ragazzo dell'Italia del Nord che
aveva conosciuto durante un soggiorno sul Lago di Como.
Proveniva da una famiglia di banchieri, ricordava che Isobel
le avesse detto, ma aveva l'animo di un artista. Suo fratello,
pens Rose, era il compagno perfetto per lei: straniero,
cosa che ovviamente piaceva a lei, ma simile a un inglese
fino al midollo, per buona pace dei genitori.
Signora Tompkins, chiam poi Gerhard. Quando la domestica
emerse dalla cucina, lui disse: Buonissimo, come al
solito. Adesso vorrei il mio whisky, per favore. Si rivolse di
nuovo a Isobel. E come mai non fosti attratta dallo stimato
signor Cooper?
Per molte ragioni, disse Isobel. Innanzitutto perch non
ero disponibile ma, se lo fossi stata, il signor Douglas non 
sensibile al fascino femminile.
Ah, disse Gerhard. E perch stiamo parlando di lui
adesso?
Ecco, avevo saputo dalla mamma che Douglas era in Europa,
ma non che fosse diventato un ufficiale britannico specializzato
in opere d'arte. Recuperava le opere andate perdute
durante la guerra. Douglas Cooper, ve lo immaginate?
In una posizione importante ed autorevole!.
Che intendi? disse Rose, improvvisamente interessata.
Opere d'arte perdute?
Di questo parlava l'articolo sul giornale. Durante la guerra
molti oggetti sono andati dispersi; "trafugati"  il termine
pi adatto, naturalmente. A quanto pare, Douglas Cooper
 stato mandato in Svizzera qualche anno fa e in poche settimane
 riuscito a scovare decine di quadri e preziosi rubati
ai loro legittimi proprietari e venduti dai nazisti a persone
che spesso affermavano, vigliaccamente, di non aver avuto
alcuna idea di ci che i nazisti stessero facendo. Il giornale
lo definiva un eroe britannico. Douglas Cooper! Non l'avrei
mai detto. Assolutamente incredibile.
In effetti  incredibile, disse Rose. Gerhard stava sorseggiando
il suo whisky, appoggiato allo schienale della sedia.
Non diceva nulla? I cubetti di ghiaccio nel suo bicchiere tintinnavano;
svuot il bicchiere in silenzio.
Isobel stava ancora parlando.  davvero stupefacente ritrovare
delle tele scomparse da pi di cinque anni. Il giornale
riportava la notizia secondo cui anche la Francia avrebbe
istituito una commissione per recuperare opere d'arte, e
tutto ci che verr ritrovato sar custodito nel museo di Jeu
de Paume finch non si troveranno i proprietari. Voi ci siete
mai stati? Oh, Gerhard, dobbiamo andarci un giorno.  un
museo delizioso, proprio sui giardini delle Tuileries.
Rose ascoltava Isobel, ma senza recepire le sue esatte parole,
poich sentiva che poteva esserci una possibilit. Non
c' pi nulla, le aveva detto Gerhard, Vienna non  pi la
stessa. Per, forse, si sbagliava.
Ora Isobel stava parlando dei Rothschild e di come il patriarca
della famiglia, che adesso viveva a Toronto, avesse
ritrovato il suo Vermeer, venduto a un mercante di Lucerna.
Una donna era entrata in un negozio di antiquariato a
Knightsbridge e aveva riconosciuto il servizio Limoge da sedici
pezzi di sua madre, dipinto a mano con le iniziali di famiglia.
Sai, Isobel, cominci a dire Rose, col cuore che le batteva,
la nostra famiglia possedeva dei quadri. Uno in particolare,
che nostra madre adorava. Il pittore che lo ha dipinto
si chiama Chaim Soutine.
Ma noi non siamo mica i Rothschild, e poi quello non 
un quadro di valore, disse Gerhard.
E questo cosa c'entra?, replic Rose.
Davvero, Gerhard, disse Isobel. Forse possiamo fare
qualcosa. Perch non me l'avevi mai detto prima?
Fa parte del passato, disse Gerhard. Cos tante cose appartengono
al passato.
Ma questo non significa che debbano rimanere l, disse
Isobel con fermezza, ma Rose non era sicura di aver sentito
bene. Prov un sussulto, un'agitazione crescente. Nella sua
mente vedeva il rosso della giacca del Fattorino, le pennellate
di colore denso, vide sua madre che guardava.
Potresti scrivere a Douglas per noi? Potresti chiedergli
del Soutine?
Non c' neanche bisogno di chiederlo. Certo che lo far.
 una perdita di tempo, disse Gerhard. Non vi rendete
conto. La sua voce si era fatta pi profonda, ma le sue parole
tradivano una certa irritazione. Afferr il suo bicchiere
e marci fuori dalla stanza.
La rabbia di suo fratello non fece che aumentare la certezza
di Rose. Isobel si vers dell'acqua e parl. Non devi far
caso a lui. Ma immagino tu lo sappia meglio di me.
Non ci faccio caso per niente, disse Rose. Era completamente
da un'altra parte. Stava pensando al Fattorino, a quegli
occhi scuri e impenetrabili. "Ti trover", pens. E per la
prima volta dopo anni, aveva la sensazione che fosse una promessa
che poteva mantenere.
...
Capitolo 9.

Los Angeles, 2006.

Lizzie non aveva chiesto l'approvazione di Rose. Disse a
se stessa che non ne aveva bisogno. Stava raccogliendo
fatti. Che male c'era a voler essere informati?
"Molto", le sembrava di sentire Rose rimproverarla. Ma
Rose protestava sempre. Non necessariamente doveva esserne
convinta. Era questo a cui pensava mentre leggeva online
della conferenza di Washington del 1999 sulle opere d'arte
confiscate dai nazisti, del progetto di restituzione delle stesse
alle vittime dell'Olocausto e delle rivendicazioni materiali
degli ebrei nei confronti della Germania. Mentre faceva
scorrere la pagina, era facile far finta che il Fattorino fosse
come tutte le altre opere in questione, lasciato a languire in
una collezione privata o in un museo, dalla provenienza sospetta
e priva di dettagli.
Ma il Fattorino non era sparito per colpa dei nazisti. Le
sembrava di sentire Rose mentre le diceva: "Vuoi conoscere
le procedure di restituzione per un unico motivo: dimenticare
quella notte". Ci nonostante, Lizzie continu a cercare.
Grazie al materiale di studio per un corso di legge ad Harvard,
Lizzie apprese il linguaggio utilizzato dai nazisti nel codificare
la confisca delle opere. Si erano preoccupati di rendere
tutto legale. La legge, istituita nel 1938, dichiarava che
i prodotti dell'arte degenerata che erano stati assicurati a
musei o a collezioni aperte al pubblico... potevano essere
acquisiti dal Reich senza risarcimento. Lizzie lesse del processo
Menzel contro List tenutosi a New York nel 1963 che
aveva stabilito la regola inerente la domanda e il rifiuto,
secondo cui il periodo di limitazioni inizia appena il proprietario
fa richiesta di restituzione della propriet in questione.
Lesse delle battaglie per i Monet e i Matisse, dell'ostruzionismo
da parte di prestigiosi musei che negavano l'esistenza
di opere rubate sulle loro pareti; lesse di numerosi riferimenti
al Ritratto di Adele Bloch-Bauer di Klimt.
In un resoconto giornalistico veniva riportata la dichiarazione
di un avvocato che rispondeva al nome di Michael Ciparelli,
il quale dichiarava che la prospettiva di tentare di rivendicare
le opere d'arte sottratte  scoraggiante, ardua, costosa
e, nel migliore dei casi, complessa. Fece delle ricerche.
Scopr che Ciparelli era un esperto nel campo delle restituzioni
e che anni prima era stato socio dello studio legale
Paul Weiss, proprio come il suo capo. Forse Marc poteva
metterla in contatto con lui. "E cosa credi che ti dir?".
Riusciva ad immaginare la derisione di Rose. "Noi non sappiamo
dove si trova il Fattorino. Come possiamo reclamarlo?".
"Non lo so", Lizzie rispondeva a Rose, nella sua immaginazione.
"Ecco perch voglio fare delle domande".
Nulla di tutto questo fu detto a Rose quel pomeriggio. Il
programma era quello di fare un'altra passeggiata. Ma dopo
aver lasciato l'appartamento di Rose nel tardo pomeriggio, il
vento tirava pi forte - era pi fresco di quanto sia Rose che
Lizzie avessero previsto - e le strade erano diventate vuote,
desolate. Ho voglia di un caff, propose Lizzie, ma mentre
stavano per dirigersi verso il locale, Rose guard l'orologio:
Corman!, dichiar felice.
Corman voleva dire Roger Corman, che a sua volta voleva
dire Los Angeles County Museum of Art. Il vicino museo
ospitava una retrospettiva delle opere del regista. ( quel
tipo che fa B-movie, giusto?, disse Lizzie, e Rose le lanci
un'occhiata sprezzante. Se  cos che consideri uno dei registi
e produttori pi influenti del Ventesimo secolo, allora fai
pure). Rose spieg che quella settimana venivano presentati
i suoi adattamenti di Edgar Allan Poe, mentre conduceva
Lizzie lungo il tragitto per il museo con passo pi spedito
rispetto a quello di un attimo prima.
Arrivarono con quindici minuti di anticipo e cos poterono
scegliere i posti nella piccola sala proiezioni. Presto videro
Tomb of Ligeia. Una storia gotica, insolita, dai toni eccessivi:
un tipo solitario (Vincent Price, molto pi giovane di quanto
Lizzie l'avesse mai visto) ossessionato dalla morte della
sua prima moglie, un'abbazia cadente, un gatto nero impazzito,
cenni di necrofilia. La trama risultava sovrabbondante,
ma l'interpretazione di Price la risollevava e le scene girate
in esterna, nella campagna inglese, erano deliziose. Sembrava
pi incentrato sull'ossessione romantica che sul tentativo
di spaventare, e a Lizzie ricord Jane Eyre e The Woman
in White, due libri che aveva amato. (La sceneggiatura
 di Robert Towne, che ha scritto anche Chinatown, le
sussurr Rose).
Mentre Vincent Price stava combattendo con lo spirito della
sua prima moglie, che adesso aveva preso le sembianze di
un gatto, Lizzie sent il suo telefono vibrare. Vide un messaggio
da parte di Max (Mi manchi, diceva. Ci vediamo
per cena?). Torn a guardare lo schermo con rinnovata
determinazione.
Il film termin poco dopo le sei del pomeriggio. Era gi
buio quando lasciarono il teatro. La giacca di Lizzie non era
adatta al calo della temperatura. Tornarono verso l'appartamento
di Rose, dove l'auto di Lizzie era parcheggiata.
Che ne pensi?, domand Rose.
 stato divertente, rispose. Soprattutto Vincent Price.
Pensa che Robert Towne non voleva dargli la parte. Credeva
che fosse troppo vecchio. Ma Corman insist. Fece indossare
a Price una parrucca e diversi strati di trucco.
A tutto c' una soluzione.
Direi piuttosto che  essenziale non cambiare strada.
Lizzie rise; anche lei aveva dato la stessa lettura.
Che fame! Ordiniamo qualcosa per cena?
S, disse Lizzie. Ottima idea. Non aveva ancora risposto
al messaggio di Max. Era andata in bagno e aveva iniziato
a digitare una risposta, poi per si era fermata.
Quella mattina aveva finto di dormire quando lui era uscito,
tenendo gli occhi chiusi quando le aveva appoggiato le
labbra sulla fronte. Dopo che se n'era andato, si era alzata
ed era uscita col suo computer portatile, passando la mattinata
in un caff l vicino. Trov una lunga serie di e-mail
di lavoro riguardanti il ricorso Clarice. Kathleen, l'associata,
aveva riferito a Marc delle lamentele di Clarke circa l'eccessiva
deferenza che avevano mostrato verso la corte nella
comparsa. (Hanno torto;  per questo che facciamo ricorso.
Perch continuare a girarci intorno?, aveva detto Clarke).
Ma sarebbe un errore, pens Lizzie, e scrisse sia a Kathleen
che a Marc, picchiettando furiosamente la risposta sulla
tastiera. Qualche minuto dopo invi a Marc un'e-mail separata
riguardo a Michael Ciparelli, l'avvocato specializzato
in casi di restituzioni. "Ma certo che lo conosco", rispose
Marc. "Acuto, intelligente. Vi metto in contatto". Lizzie
prov una scossa di piacere. Forse Rose avrebbe ascoltato
Ciparelli, se non lei.
Ora Rose stava parlando della penuria di cibo cinese decente
nel quartiere, mentre svoltavano l'angolo e raggiungevano
il suo edificio, una palazzina di quattro piani di fronte
a un rettangolo di erba ingiallita e una misera palma. Sui
gradini del vialetto di cemento c'era un uomo. Rose! Eccoti
qua!. Prese le scale di proposito. Era un omone anziano
in blazer scuro e jeans. Stavo iniziando a preoccuparmi.
Sul serio?, disse Rose, con tono seccato. Perch?
Dovevamo andare... a cena. Si avvicin a Rose e la baci
sulla guancia. La sovrastava. Non dirmi che te ne sei dimenticata.
Aveva una voce profonda e autorevole; di quelle
che la gente ascolta con attenzione.
Be', allora non te lo dir, disse Rose. Lizzie stava guardando
e ascoltando tutte queste cose, soprattutto l'evidente
affetto che quell'uomo nutriva per lei. Ma chi era? Ne
aveva una mezza idea, ma non osava chiedere.
Ma dai, disse lui, inclinando la testa da un lato; ma non
sembrava esserci rimasto male. Non hai appetito? Io sono
affamato. Si volt verso Lizzie. Non credo che ci conosciamo;
sono Bob Fisher. Le prese la mano per salutarla.
Scusami, disse Rose. Io e Lizzie siamo state al cinema.
Lizzie  la figlia di un mio vecchio amico. E Bob ... un mio
nuovo amico.
Niente affatto, disse Bob.
Rose scroll le spalle.
Lizzie voleva incrociare lo sguardo di Rose e sgranare gli occhi,
sapendo che sarebbe diventata furiosa se lo avesse fatto.
Rose aveva un fidanzato!
Io e Lizzie stavamo proprio parlando della cena; verr
con noi, disse Rose.
A cena?, disse Bob. Guard Rose, poi Lizzie, e poi di
nuovo Rose.
No, no, disse Lizzie. Non aveva intenzione di fare l'intrusa.
Sono a posto cos.
Lo so che sei a posto cos, disse Rose. Per vieni con
noi. Non dirmi che hai da fare, perch fino a cinque minuti
fa non era cos. Si rivolse a Bob. L'ho portata a vedere un
film dell'orrore; il meno che possa fare  nutrirla.
Bob fece a Lizzie un cenno affermativo col capo. Certo
che viene con noi. Spero che il film non sia stato troppo male;
Rose cerca sempre di trascinarmi a vedere i film peggiori.
Prese la mano di Rose, sorridendo.
Era Corman, borbott Rose, ma gli permise di prenderle
la mano.
A vederli insieme, Lizzie prov un immediato impulso gioioso.
Ha, in effetti, dei gusti molto particolari, disse a Bob.
E comunque grazie, vengo molto volentieri.
Ma per favore, cosa hanno i miei gusti che non vanno?,
domand Rose, ma Bob era gi al telefono per chiamare il ristorante
e cambiare la prenotazione, mentre Lizzie stava scrivendo
un messaggio di risposta a Max. "Scusami. Non torno
per cena", digit, con uno strano senso di vertigine. "Ma
non torno tardi". E per la prima volta in tutta la giornata sent
davvero la sua mancanza.
Tre persone, due auto, meno di un chilometro di distanza
in macchina. In un attimo Lizzie accost al ristorante Porter's
a La Cienega, Bob e Rose dietro di lei nella vecchia Mercedes
di Bob. La steak house sembrava pi una baita austriaca
che un ristorante di Los Angeles: luci basse ma invitanti,
travi di legno che attraversavano l'alto soffitto, un ampio focolare
scoppiettante, menu rilegati in pelle.
Hanno anche il cinghiale qui, ed  delizioso, disse Bob a
Lizzie mentre venivano scortati verso un divanetto di pelle.
Non ho intenzione di ordinare il cinghiale, disse Rose
con il naso nel menu.
Non sei obbligata,  solo un'opzione.
Mi piacciono le opzioni, disse Lizzie.
Bob propose di prendere dei Manhattan e consigli anche
il controfiletto e la crema di mais. Lizzie segu tutte le
sue indicazioni. Rose prefer l'acqua, mentre Lizzie fu presto
alle prese con il suo drink e i caldi panini alle ostriche (ma
quand' che li aveva ordinati Bob?). E poi arrivarono le bistecche;
bruciacchiate sui bordi, tenere, gustose.
Bob parlava e parlava; del fatto che era un rappresentante
per una societ di apparecchiature mediche (Fa il modesto,
aggiunse Rose.  un rappresentante e vicepresidente)
e della sua barca con cui gli piaceva navigare fino a Catalina.
Hai mai visto i maiali selvatici laggi?, domand. Mangiano
qualsiasi cosa, persino i loro simili. Le chiese com'era
vivere a New York e come mai avesse deciso di specializzarsi
nei ricorsi in appello (sapeva che esisteva una specializzazione
nei ricorsi in appello; non era da tutti). Dopo aver ordinato
una bottiglia di Merlot, disse: C' una cosa che devi
sapere su di me - Rose sta ancora cercando di farsene una
ragione - sono un fanatico di Springsteen.
Okay, disse Lizzie. Rimase in attesa. C'era dell'altro?
Che ne pensi di Bruce?. La guardava con una tale intensit,
quasi con un'espressione di disgusto.
Penso che sia okay. Non mi dispiace. La verit era che
Lizzie non aveva una particolare opinione su Bruce Springsteen.
Sul fronte musicale, lei era piuttosto pigra, di solito rimaneva
indietro di decenni.
Avrei preferito che mi avessi detto che lo detestavi,
dichiar Bob.
Per favore, Bob, intervenne Rose. Non cominciare.
Perch? Tu odi Springsteen e io ti adoro lo stesso, disse
Bob. Si sporse in avanti, con la sua enorme faccia concentrata
su Lizzie. L'ho visto decine di volte. Dio, allo Staples Center
nel 1999, il reunion tour: quegli accordi iniziali di Jungleland.
E poi Big Man al sax, Bruce che urlava, Is there anyone
alive out there? Ed  proprio una bella domanda, non credi?
 la domanda pi importante che dovremmo farci ogni
giorno: c' qualcuno ancora vivo l fuori?.
A Lizzie si stava gi annebbiando la vista, ma bevve un
lungo sorso di vino. Hai ragione, disse. In mezzo al tintinnio
di bicchieri, al clangore di piatti, alla conversazione,
all'odore di brace, al trambusto dei camerieri e a tutta
quella incredibile abbondanza di sapori e consistenze, sembr
una domanda straordinariamente profonda. Tutto ci
a cui riusciva a pensare erano i suoi genitori: la morte rapida
di suo padre, il lento decadimento di sua madre che aveva
accompagnato la sua infanzia. C' qualcuno ancora vivo
l fuori? Lei era viva? Dovr andare a vedere Springsteen
in concerto, disse, e la sua voce si fece roca per l'emozione.
Lo far.
Un lieve sorriso attravers il volto di Bob. Devi, disse
con una soddisfazione stridula. Non te ne pentirai. Si alz,
picchiett l'angolo della bocca col tovagliolo con un gesto
sorprendentemente delicato. Ora, signore, se volete scusarmi.
Pass accanto agli altri tavoli e al camino, poi scomparve
dalla vista.
Il perch di questa ossessione per Springsteen, disse Rose,
non lo capir mai.
Lizzie si allung verso l'altra parte del tavolo e tocc il polso
di Rose. Lo adoro, proclam. Sul serio.
Rose stava arrossendo? A volte  insopportabile, ma gli
sono affezionata, ammise.
Ha una cotta per te, disse Lizzie. Cosa che non mi
meraviglia.
S, be', disse Rose. Io invece ho una cotta per questi panini.
Ne spezz uno a met e vi spalm un sottile strato di
burro. Sembra facile fare un buon panino, ma non  cos,
e non dovrebbe essere sottovalutato; dovrebbe essere preso
seriamente ed apprezzato.
Io lo apprezzo, disse Lizzie mentre tornava Bob. Arriv
il cameriere a offrire altro vino che Lizzie accett con piacere,
nonostante lo sguardo di disapprovazione di Rose.
Ricordami un po' come vi siete conosciute voi due?,
disse Bob.
Il padre di Lizzie possedeva uno dei quadri della mia
famiglia.
Oh, s. Quello che fu rubato da casa. Il quadro di...
come si chiamava?
Soutine, dissero Lizzie e Rose quasi all'unisono. Lizzie
arross.
Chaim Soutine aggiunse Rose. Credo che lo troveresti
interessante. Se non come pittore, almeno come persona.
Era un personaggio, un ipocondriaco che viveva nella paura
di diventare calvo. Adorava il suo amico Modigliani e i vecchi
maestri come Rembrandt. Rose non aveva mai parlato
a Bob di Soutine prima? Per un attimo Lizzie ne fu sorpresa,
poi pens: "Con chi avr parlato di Soutine?".
E la boxe, prosegu Rose. Sembra che Soutine dicesse
spesso che, se non fosse diventato un artista, gli sarebbe piaciuto
essere un pugile. Lo scrittore Henry Miller fu un suo
vicino per un periodo e insieme andavano spesso a vedere
degli incontri.
Sul serio?, disse Lizzie. Non sapeva che Henry Miller
avesse vissuto nelle sue vicinanze. Che altro sapeva? Aveva
la testa cos confusa. Ti piace la boxe?, chiese a Bob.
S. L'ho anche praticata anni fa. So cosa ne pensa la gente,
ma si sbaglia. A dire il vero mi ha insegnato a essere pi
paziente. Ho imparato che se colpisci sul viso l'avversario,
lui ti colpisce immediatamente. Mi ha insegnato a trattenermi,
a essere pi controllato.
Quando venne il cameriere con la lista dei dessert, Bob gli
disse: Prendiamo la torta al cioccolato. Una fetta e tre
forchette.
Prendiamo?, disse Rose.
 l'unica cosa che vale la pena prendere qui, disse Bob.
Torta calda con cioccolato fuso. Deliziosa. Lizzie era gi
cos sazia, ma quando mai aveva detto no a qualche boccone
di dolcezza? Quindi gli investigatori non trovarono nessun
indizio?, aggiunse Bob.
No, disse Rose.
Non c'erano segni di effrazione, disse Lizzie. Accadde
durante una festa... una festa che avevo organizzato io.
Riusc a dirlo con voce ferma.
E non pensarono che fosse stato uno degli invitati a
prenderlo.
All'inizio s, pensarono che potesse trattarsi di uno scherzo,
ma le opere - c'era anche un disegno di Picasso - erano
gli unici due oggetti mancanti. Chiunque li abbia rubati, sapeva
esattamente cosa stava cercando. Tutti i miei amici frequentavano
il liceo. Non sapevano nulla di arte.
Deve essere stato terribile, disse Bob. Essere l in quel
momento, sapere quel che era successo.
S, disse Lizzie.  stata una grande sfiga.
Sfiga?, ripet Rose.
Lizzie arross. S, sai cosa intendo, borbott. Fu orribile.
Il cameriere serv il dolce trionfante, posizionandolo al centro
del tavolo; tondo e scuro, spolverato di zucchero a velo.
Bob lo tagli col coltello, lasciando fuoriuscire il cioccolato
fuso che scur il piatto. Favoloso, disse. Prendetene.
Quando n Rose, n Lizzie si fecero avanti, lui aggiunse:
Gli investigatori devono aver parlato con tutti, compreso
tuo padre.
S, infatti, disse Lizzie. Era a Boston quando successe.
Oh, disse Bob, dando una particolare forza a quella sillaba.
Aveva gli avambracci piantati sul bordo del tavolo e Lizzie
era colpita dalla grandezza delle sue mani; mani da pugile.
E i dipinti erano assicurati, non  vero?
Certo, disse Rose. Perch?
Mi chiedevo, chiss per quanto erano assicurati, quanto
valevano all'epoca. Il mercato dell'arte  famoso per la sua
volatilit.  interessante.
Che ne sai tu della volatilit del mercato dell'arte?. La
voce di Rose era tagliente. E comunque nulla  solo interessante.
Le cose sono irritanti o meravigliose, stupide o piacevoli,
affascinanti, belle o terribili. Cosa intendi per
"interessante"?.
Un lampo di incertezza attravers il volto di Bob. Lizzie lo
not, un mutamento improvviso. Una volta avevo un vicino
che lavorava come investigatore per una compagnia assicurativa,
disse Bob. Parlava sempre delle richieste di indennizzo
fraudolente che scopriva.
No, disse Rose. Non ci provare. Joseph voleva che fossero
ritrovati. Fine della storia.
Lizzie si sent come davanti a un grosso specchio deformante.
Cosa stava dicendo Bob? Rose era seduta dritta, il corpo
teso per la rabbia.
Hai ragione, scusatemi, disse Bob.
Certo che ho ragione. Ha faticato per anni nel tentativo
di riaverli. Vuoi accusare un uomo morto per qualche altra
cosa, mentre la figlia  seduta qui?
Non capisco, disse Lizzie.
Mi dispiace, disse Bob a bassa voce, rivolgendosi a lei.
Sono sicuro che la polizia avr verificato. Non so perch ho
detto una cosa simile.
Non fa niente, balbett Lizzie. Non aveva senso. Bob
stava insinuando... cosa? Che suo padre fosse coinvolto nel
furto dei quadri?
No, aspetta un attimo. Rose era livida di rabbia. Come
ti permetti?. Afferr la giacca, cercando di mettersela
addosso. Chi ti credi di essere per dire queste cose a noi?
Mettere in dubbio la parola di un mio amico in questo modo...
un uomo morto che non pu difendersi. Vieni, Lizzie,
andiamo via.
No, Rose, aspetta, per favore, disse Bob cercando di fermarla.
Sono stato stupido, non volevo.
Ma Rose lo allontan. Andiamocene.
Scusami, disse Lizzie a Bob.
Ma perch gli chiedi scusa?, url Rose.
Ma non mi potete lasciare qui da solo, disse Bob. C'
ancora il dolce. Cercava di ridere.
Assomiglia a un cumulo di merda, disse Rose di scatto.
Lizzie, davanti al volante della sua auto, era tornata sobria
per lo shock come se avesse bevuto una tazza di caff bollente.
Rose, seduta accanto a lei, era furente. Sono totalmente
inorridita. Che coraggio a dire una cosa del genere. Tuo padre
aveva ingaggiato un investigatore a sue spese quando la
polizia non era riuscita a trovare nulla. Anni! Decenni!
Tutto pagato da lui.
Lo so, disse Lizzie. Lo so. Una ciocca di capelli le cadde
sulla guancia; per un attimo le sembr la cosa pi irritante
mai provata. La spost con violenza, afferrando lo sterzo
con l'altra mano.
A Bob vengono queste idee in testa e le dice, direbbe qualunque
cosa gli passa per la mente. Ha settantatr anni e ancora
non ha la pi pallida idea di come ci si comporti. Mi
dispiace.
Non importa.
S che importa.
No. Lizzie abbass il finestrino. Per favore.
Fa piuttosto freddo, non credi?, disse Rose. Hai bisogno
del finestrino aperto?
S, l'aria fresca mi aiuta, scusami. Accese l'aria calda.
Nel giro di pochi minuti Lizzie accost davanti all'edificio
di Rose. Sai una cosa, scommetto che mio padre avrebbe
trovato la cosa divertente, disse, mentre Rose si slacciava
la cintura.
Cosa? No.
Lizzie era troppo stanca per spiegarsi. Intendeva solo dire
che suo padre non si faceva insultare facilmente. Era la
persona pi certa e sicura di s che avesse mai conosciuto.
Avrebbe chiamato Sarah; le avrebbe raccontato la storia.
Riusciva ad immaginare la risposta di sua sorella: "Ma per favore",
avrebbe detto con una risata. "Come se la polizia non ci
avesse pensato fin dal primo momento".
Ne parliamo domani, disse Rose, con un cenno severo
a Lizzie. Sembrava volesse dirle: "Testa alta". Lizzie annu
a sua volta.
Dopo aver lasciato casa di Rose, svolt verso Fairfax per
tornare a Venice. Dopo pochi isolati accost per chiamare
sua sorella, che rispose immediatamente.
Stasera  successa una cosa stranissima. Stavo cenando
con Rose, inizi Lizzie.
E poi?, chiese Sarah.
Lizzie esit. Perch avrebbe dovuto raccontarle la storia?
Cosa pensava che la sorella le avrebbe detto? Ricordava quella
prima notte in ospedale, l'increspatura a V della sottile vestaglia
di Sarah, la luce fluorescente che rendeva la sua pelle
verdastra, tubi che dalla sua mano si diramavano verso un'asta
a cui erano attaccati; sentiva il ticchettio e il ronzio delle
macchine. Era successo solo quella volta. Sarah ormai era
stabile da anni.
Eppure. Lizzie fece un respiro profondo. Amava sua sorella.
E la storia che pensava di raccontare, ora la sentiva come
un peso. Rose ha un fidanzato, disse.
E allora? Sarebbe questa la cosa strana?
S, disse Lizzie. Non pensavo che si vedesse con
qualcuno.
Perch no?, disse Sarah. Perch  anziana? A volte soffri
di mancanza di immaginazione.
 vero, disse Lizzie, cercando di mandare via tutto ci
che non poteva essere dimenticato.
...
Capitolo 10.

Londra, 1950.

Rose non sapeva perch si fosse fissata con quel negozio
in particolare, ma era cos. Negli ultimi due mesi il negozio
situato alla fine di Old Bond Street era l'unico che visitava.
L'odore di umidit e l'amabile trascuratezza lo rendevano
pi avvicinabile di quanto suggerissero i suoi cartellini
del prezzo. La scarsa illuminazione le permetteva di esaminare
la mercanzia senza essere disturbata. Ma quelli non erano
gli unici motivi; tanti negozi di Londra erano bui e polverosi.
C'era qualcosa nella pesantezza dei mobili - per la maggior
parte in quercia scura, sedie ricoperte di velluto, chaise
longue maestose come pietra - nei ninnoli, nei dipinti a olio
nelle loro cornici decorate e nella collezione di vasi di porcellana.
Entrare in quel negozio le procurava una sensazione
strana e inquietante. Le ricordava casa sua.
Quel giorno la commessa era intenta a servire un ragazzo dai
capelli chiari che sembrava un po' troppo giovane per contemplare
la spilla che aveva davanti. A Rose ci volle qualche
minuto per fare abituare gli occhi alla luce. Vide un grosso
pavone di bronzo punteggiato di verde e viola che non c'era
la settimana prima. Diede alla scacchiera di marmo e al portasigarette
incastonato pi di un'occhiata rapida ed esperta.
Rose non aveva intenzione di fare acquisti. Alla fine era riuscita
a trovare un'occupazione; come segretaria, non proprio
il lavoro di insegnante che aveva cercato subito dopo la
laurea, non proprio ben pagato, ma era comunque un lavoro.
Riusciva a pagare l'affitto, copriva le spese e poi: be',
rimaneva ben poco. Eppure, era felice di poter stare per conto
suo, senza dover pi prendere soldi da Gerhard e Isobel.
Dopo aver iniziato a lavorare per il signor Marks, Rose aveva
trovato un appartamento a Belsize, un minuscolo bilocale
in cima ad una pericolosa scala dissestata. I corridoi odoravano
di lana bagnata e le toccava sentire continuamente gli
strilli del bambino della porta accanto, ma il posto era tutto
suo. Aveva un piccolissimo tavolo per la colazione che riusciva
a collocare sotto una finestra perfettamente adatta, e
un paio di vecchie poltroncine che Gerhard e Isobel le avevano
dato quando avevano ritinteggiato. Era su una di queste
che prendeva il t, tenendo in equilibrio sulle ginocchia
la tazza e il piattino, anche se era da sola, come accadeva la
maggior parte delle volte. (La scorsa settimana la sua offerta
di t era notevolmente migliorata quando aveva ricevuto da
Leeds una piccola scatola contenente un barattolo di biscotti
al cioccolato, delle gelatine alla frutta e, cosa ancora pi meravigliosa,
un vaso con dentro quattro uova avvolte nella paglia.
Da parte dei Cohen, diceva il biglietto, ma Rose aveva
immediatamente riconosciuto la mano di Mary). In quei
giorni Rose aveva un eccesso di tempo libero, come spesso
faceva notare Gerhard. Infatti nell'ultimo mese, con l'accorciarsi
delle giornate e l'avvicinarsi dell'inverno, si era spinta
fino a quel negozio, settimana dopo settimana, con la stessa
certezza e inesorabilit delle code che ancora si incrociavano
per la citt a quasi cinque anni dalla fine della guerra.
Isobel era stata di parola. Aveva scritto al suo amico d'infanzia
Douglas Cooper e questi, a sua volta, li aveva guidati.
L'Austria aveva promulgato le leggi sulla restituzione alla fine
della guerra, le cosiddette Rckstellungsgesetze, nelle quali
si dichiarava che tutte le vittime potevano elencare e riferire
la scomparsa di beni. Gerhard e Rose scrissero all'Ufficio
federale austriaco per i monumenti allegando un elenco
di tutti gli oggetti di valore presenti nella casa dei loro genitori
che riuscirono a ricordare. Passarono i mesi, poi un anno;
alla fine ricevettero risposta: nulla di corrispondente. Il
governo austriaco stava trattenendo migliaia di opere confiscate
in punti di raccolta sparsi per il Paese: in un monastero
a Mauerbach, nelle miniere di sale vicino a Salisburgo,
depositi all'interno dello stesso ministero delle finanze di Vienna.
"Ci sono elenchi", aveva scritto Douglas, "con migliaia
e migliaia di oggetti. Il governo austriaco sostiene che le
opere non hanno eredi, che stanno lavorando per restituire
il possibile. Non hanno intenzione di rilasciare gli elenchi".
Ma Douglas ne aveva visionati alcuni, e non c'era alcun Soutine,
nulla che coincidesse con la descrizione del Fattorino.
Ma potrebbero sbagliarsi, disse Rose.
Isobel sospir. Probabilmente s, disse. Maledetti crauti
senza scrupoli, assassini e ignoranti.
Isobel, la rimprover Gerhard.
Cosa?  la verit.
Douglas parl a Isobel di un avvocato, un certo Franz Rudolf
Bienenfeld, un ebreo fuggito da Vienna, che operava a
Londra su quel tipo di questioni. Lo incontrarono. Era un
omino di mezza et con un completo di ottimo taglio. Ci sono
delle possibilit, disse. Potremmo fare richiesta di restituzione
per interruzione dei vostri studi. Per entrambi.
No, dissero Rose e Gerhard. Su questo erano d'accordo.
Possono tenere i loro soldi, disse Gerhard, con le braccia
incrociate sul petto.
Rivoglio il quadro di mia madre, disse Rose.
Gli occhi di Bienenfeld scrutavano da dietro gli occhialini
di metallo. Vi spettano, disse. Non sono soldi loro.
Non li voglio, disse Gerhard. Rose guard di soppiatto il
fratello. Non che non fossero tentati. Ma l'idea di presentare
una richiesta equivaleva ad una sorta di accettazione. Pens
che sarebbe dispiaciuto a entrambi i loro genitori, perci
non disse nulla.
Rose continu a cercare. Il trucco era restringere il proprio
campo d'azione. Le aspettative non potevano essere completamente
disattese; non era realistico, e Rose era senza dubbio
una persona realista (persino in quella folle impresa). Ma si
trattava di un'aspettativa scintillante e senza nome, cos sottile
e delicata da esistere solo come sensazione. Pensava alla
sua ricerca mentre scriveva sotto dettatura del signor Marks.
Ce l'aveva in mente quando il signor Cohen le scrisse per
farle sapere che quel sabato sarebbe stato in citt e chiederle
se fosse libera per un t. "Sono occupata", gli scrisse, pensando
al negozio di Old Bond Street. Pensava alla ricerca mentre
oscillava nella luce debole della metropolitana, ascoltando
le persone brontolare sulla Corea e la sanit. Io ho questo,
pensava. Cercare le dava uno scopo.
Ogni oggetto era definito in base agli aspetti negativi: i manici
in avorio delle spade appese di fronte all'orologio erano
troppo intarsiati per essere quelli che suo nonno aveva riportato
da Costantinopoli. Lo specchio rococ che aveva individuato
il mese prima era troppo piccolo e luminoso per essere
quello di sua madre. Ora aveva rivolto l'attenzione a un
portagioie rivestito di velluto blu notte, ma aveva la chiusura
in oro, non in argento, e la parte inferiore non era graffiata
come quella di sua madre.
Le sovvenne ci che Isobel aveva letto sul giornale, ossia
di un ex cuoco dei Rothschild che, avendo iniziato un nuovo
lavoro, era rimasto stupefatto nel vedere il Vermeer della
camera della baronessa appeso nel salotto del suo nuovo datore
di lavoro. Negli ultimi due anni Rose aveva collezionato
ritagli di giornali con racconti simili. Una certa signora Arnold
aveva individuato nella vetrina di un antiquario di Parigi
un set di scatole cinesi di madreperla con incise le iniziali
della madre. Nathan Rosenberg era andato da un mercante
di quadri a Zurigo e aveva visto appeso al muro uno dei dipinti
del Diciottesimo secolo appartenuti alla sua famiglia.
Queste cose, in effetti, succedevano.
Rose era arrivata fino in fondo al negozio dove erano appesi
diversi quadri selezionati. In un attimo ebbe gi la risposta,
avvertita da un tonfo allo stomaco, prima ancora che la
mente fosse in grado di comprendere il perch. C'erano scene
pastorali - un ruscello, un gruppo di un persone intente
a fare un picnic - immagini di cavalli al galoppo e giovani
che si tuffavano. Ma nessun ritratto.
Scommetto che quel cavallo non avrebbe vinto neanche
a una corsa di maiali. La commessa dai capelli chiari era in
piedi dietro Rose e contemplava l'immagine con i suoi occhietti
azzurri.
Mi scusi?, domand Rose. Stava cercando di ricordare
quando era stata l'ultima volta che era entrata: la scorsa settimana
o quella prima ancora? I paesaggi c'erano gi? Forse
non erano arrivati altri quadri. Avrebbe dovuto informarsi,
ma non le piaceva fare domande.
Mi creda, guardi le sue gambe; le ha viste? Troppo corte
e massicce, sproporzionate.
Rose guard meglio. S, ammise. Non lo aveva notato.
Aveva a malapena guardato il cavallo.
Sono Julie, disse la commessa, allungando la mano e con
un sorriso genuino stampato sul volto. Rose era stata abbastanza
spesso nel negozio da sapere che sorrideva spesso. Ciononostante,
fu presa alla sprovvista. Non si aspettava un sorriso
da lei; come dalla maggior parte delle persone, a dire il vero.
Rose, disse, prendendo la mano fredda della ragazza.
Felice di fare finalmente la sua conoscenza, disse Julie.
Avevo detto al signor Bradshaw che il quadro non era un
granch, ma non gli importava. Se fosse per lui, trasformerebbe
l'intero negozio in un palazzo equestre. Cosa sta cercando?
So che  qualcosa in particolare. Lei creder che ormai
dovrei saperlo, ma non ne ho proprio idea.
Niente, disse Rose, arrossendo. Chiaramente una bugia.
Presa dall'imbarazzo, spost lo sguardo sulla scacchiera. Era
fatta di due diverse sfumature di marmo, una color miele e
l'altra scura. Qualcuno doveva aver passato moltissimo tempo
a intarsiarlo. Papi giocava a scacchi, non  vero? Possedeva
una scacchiera? Non riusciva a ricordare.
Se me lo dice, disse Julie, potrei vedere se si riesce a
trovare.
 molto gentile, davvero, ma sto semplicemente guardando.
Rose prov a fare un sorriso, ma lo sent forzato, niente
a che vedere con la spontaneit che traspariva dal volto della
commessa. Devo andare.
All'ingresso del negozio, il ragazzo stava ancora esaminando
gioielli. Mentre Rose si accostava a lui per passare, questi
le parl: Mi scusi, posso farle una domanda? Sto comprando
un regalo per mia madre. Ma non so cosa scegliere.
Indic due spille che erano sul bancone. Rose si accorse che il
ragazzo aveva due occhi scuri e liquidi, proprio come Dirk
Bogarde, quella star del cinema di cui parlava sempre Margaret,
con la stessa onda impomatata sui capelli color paglia.
Non me ne intendo di queste cose, confess. Per ha i
capelli scuri come lei e una carnagione simile.
Dovrebbe provarle!, disse Julie con entusiasmo, avvicinandosi
a lei.
Cosa? Rose stava quasi per rimproverarla per conto del signor
Bradshaw. Stava quasi per dire: "Non sono il tipo che
ha intenzione di comprare. E nemmeno lui. Non te ne rendi
conto?". Era snervante, pens Rose, tutto ci che la gente
non riusciva a vedere, proprio davanti ai propri occhi. Mi
spiace tanto, non so aiutarla, disse; tuttavia non si mosse.
Prendo questa, disse, e indic con autorevolezza una spilla
d'argento a forma di sole, con minuscole pietre rosse al centro.
Guardandolo da vicino, i suoi lineamenti delicati, la forma
della mascella, si rese conto che non era affatto un ragazzo.
 deliziosa!, disse Julie. Anche io avrei scelto questa.
Scrisse qualcosa su un biglietto, copi il numero in un registro,
poi prese la spilla e la avvolse in un panno scuro con un
nastro viola; confezione che sembrava pi sontuosa del gioiello
stesso. Che bravo figliolo. La mia prima vendita della
giornata, accompagnata da una motivazione cos bella! Voi
penserete che il signor Bradshaw ne sar felice. Ma probabilmente
dir qualcosa del tipo: "Non capisco a cosa serva
guadagnare pi soldi. Tutto andr comunque agli uomini del
governo Atlee. State a vedere".
Bene, disse il ragazzo, mentre infilava il pacchetto, con
il velluto ora ricoperto da un doppio strato di carta da macellaio,
dentro la tasca. Staremo a vedere. Fece un timido
sorriso diretto a Rose. Aveva un viso lungo ma gentile, con
un naso pronunciato, non molto dissimile dal suo. I suoi occhi
non erano marroni scuro, come aveva creduto all'inizio,
ma con delle belle striature verdi. Staremo a vedere.
Senza parlare, lo segu fuori dal negozio. L'aria era pi tiepida
di quanto avesse immaginato. Aveva smesso di piovere.
Passarono accanto a una casa elegante ma danneggiata, con
la facciata bersagliata da proiettili. Giunti all'angolo, rallentarono.
Il sole era basso nel pallido cielo pomeridiano. L'insegna
lampeggiava sopra la farmacia.
Non so perch l'abbia comprata, disse.
Sei un bravo figlio, disse Rose. Stava solo ripetendo le
parole che aveva detto Julie, ma nel pronunciarle le sembrarono
vuote, quasi simili a un lamento. "Cerca di essere gentile",
disse a se stessa. Perch era cos difficile essere gentile?
Immagin la stanza in cui quel regalo sarebbe stato offerto.
Vide un carrello con il t in un salotto elegante, un vaso
di platino pieno di delphinium.
No, non lo sono, disse, facendo una risata deforme. Ma
ne avrebbe voluto uno. E adesso  ammalata. Sta morendo.
Oh, disse Rose, pi come un sospiro che come una parola.
La luce intermittente della farmacia cattur un'onda dei
suoi capelli biondi, e per un attimo il suo ricciolo si fece argenteo.
Vide una macchia pi scura di barbetta lungo la mascella
che non aveva rasato. Era magro e sottile, solo pochi
centimetri pi alto di lei. E qualunque cosa fosse ci che prima
glielo aveva fatto sembrare cos giovane, standogli vicino
si era dissolta. Questo  molto gentile da parte tua, disse.
Si infil le mani in tasca; l'impermeabile era troppo grande
per lui e aveva le maniche rovinate e sfilacciate. Io non
mi sento gentile. Mi chiamo Thomas.
Per una volta non esit. Rose, disse, e il suo nome sembr
restare sospeso nell'aria.
Thomas sorrise. Vuoi passeggiare, Rose?.
Sembrava troppo improbabile per essere vero. S,
sussurr.
Piove di nuovo, si lament Eva. Non ci posso credere che
piove di nuovo. Era diventata pi in carne rispetto ai tempi
in cui studiavano insieme all'universit e ora le sue lamentele
erano volubili, piene, come tutto il resto in lei. Quando
arrivai qui la prima volta pensavo che fosse una stupidaggine;
non pu davvero piovere tutti i santi giorni, invece no, 
proprio cos. Questa  l'Inghilterra e qui piove. Si accost
alla scrivania di Rose e si ammir la mano sinistra, su cui brillava
un piccolissimo diamante. Egdar dice che New York
non  cos tetra.
Davvero?, mormor Rose. Sapeva pure troppo di Edgar,
l'ufficiale dell'aeronautica americano di Eva, per essere qualcuno
che non aveva mai incontrato. Aveva scritto a macchina
delle lettere tutta la mattina e ora doveva copiare a mano
un lungo elenco di fornitori in un altro elenco, ma non aveva
neanche cominciato. Non mi importa tanto della pioggia.
 corroborante, naturale. Lo disse nonostante il timore
che l'acqua potesse rovinarle la maglia quando sarebbe uscita
per il pranzo. Quel giorno indossava la sua blusa migliore,
di seta blu, acquistata sei mesi prima quando aveva ottenuto
il posto, un lavoro di cui aveva saputo grazie a Eva, la cui
madre aveva un cugino che conosceva il signor Marks.
Tutti in ufficio erano immigrati, compreso lo stesso signor Marks.
(Gli piaceva assumere i suoi, diceva). Forse ti ci vuole
un po' per abituarti. Da quant' che sei qui? Cinque anni?
Poco meno, disse Eva con un sorriso.
Vivo qui da pi di dieci anni, quasi met della mia vita.
Sono praticamente inglese.
Tu?. Eva sembrava divertita.
S, io. Sono pi inglese della maggior parte degli inglesi.
Rose era orgogliosa della sua laurea in letteratura inglese e
la sua pronuncia priva di qualsiasi accento tedesco. Era grata
alla sua razione di libri, del fatto che ci fosse una razione
di libri a cui accedere; e poi le piaceva guardare Kalidoscope
in tv e adorava i profumi che fuoriuscivano dai caff lungo
Haverstock Hill e andare in giro per Belsize Park.
Eva rise.  questo il problema. Nessun inglese si sforza
cos tanto di esserlo.
Rose fece una smorfia mentre le parole di Eva riecheggiarono,
nonostante lei cercasse di cacciarle via. Si sforzava davvero
cos tanto?
Presto si fecero le dodici e mezza, ora di pranzo. Il signor
Marks stava di nuovo urlando. La sua segretaria era fuori ma
Rose sospett che avesse lasciato la porta aperta di proposito;
voleva che tutti sentissero in ufficio. Non dirmi che ci penseremo
quando sar il momento. Sono stufo di sentire questa
frase. Fammi comprare gli involucri adesso!. Riattacc il
telefono con forza. Schwachkopf. Maledetti scansafatiche.
Rose finalmente aveva ultimato i formulari e stava sgombrando
la scrivania - lei lavorava sodo, non era una scansafatiche -
quando comparve Eva. Vieni subito, io e Claire
andiamo a vedere tutto quello che non possiamo comprare
da Derry and Toms.
Non posso, disse Rose. Ho promesso a mia cognata che
avrei preso delle cose per il pranzo di domenica.
Oh, Rose. Come farai a incontrare qualcuno se stai in coda
dal droghiere?
 incinta di otto mesi. E poi a me interessano altre cose oltre
ai ragazzi, disse Rose con la maggior disinvoltura possibile.
Certo, naturalmente, borbott Eva, liberando alcuni dei
suoi numerosi riccioli da sotto il collo di lana. Rose la guard
uscire dall'ufficio e attese alcuni minuti, ripetendo a se stessa
di non affrettarsi. Poi prese il cappotto e usc.
Accanto al chiosco dei giornali, il volto di Thomas si illumin
appena vide Rose. Sto aspettando, annunci con finta
gravit, da quattro minuti e mezzo. Quattro minuti e mezzo
 un tempo troppo lungo per far riapparire nuovamente
la signorina Rose Zimmer nella mia vita.
Shhh, disse ridendo, mentre si guardava intorno. Era
passato poco pi di un mese da quando si erano conosciuti.
Rimaneva ancora basita se le telefonava dopo aver detto che
l'avrebbe fatto, per il fatto che il suo interesse verso di lei aumentava
invece di diminuire. Come  andato il colloquio?.
Le prese il gomito, conducendola oltre la cabina telefonica.
Camminava di fretta, per stare al passo con lui. Sei preoccupata
che qualcuno possa pensare che stai con me? Come
quella tua collega che  appena uscita?
Eva?. Rose guard lungo la strada, cercando di individuare
la figura rotonda di Eva, i riccioli scuri che sembravano
umidi anche quando erano asciutti. No.
La perfida Eva! Ha svoltato al chiosco dei giornali. Ma
perch non me la presenti?
Non lo so. Non siamo poi cos amiche.
Ma fa parte della tua vita.
Nel senso pi ampio del termine. Andiamo adesso, dove
mangiamo e che cosa?. Cerc di togliergli il pacchetto di
carta che aveva in mano, ma lui lo teneva stretto.
Faccio sul serio, disse. Con te faccio sul serio.
Lei annu, evitando il suo sguardo. Fare cos seriamente
con Thomas le metteva l'ansia. Sent il suo volto cambiare
espressione.
Lo sai che ti tiri il lobo sinistro quando sei nervosa. Poi,
pi dolcemente: Sei nervosa? Ti rendo nervosa?.
Stava quasi per ammettere di s. Ma la voce le si blocc in
gola, bruciante. Tu non mi conosci, disse, anche se sapeva
che non era vero. Ma la prospettiva che lui in effetti la conoscesse
la rendeva cos vulnerabile; dove sarebbe andata una
volta che fosse finita?
Gli occhi di Thomas erano su di lei, riusciva a sentirli. Lui
non replic. Non sembrava spaventato da ci che vedeva. Va
bene, allora, disse finalmente, con una voce neutra, come se
stesse semplicemente proponendo un toast al posto dei biscotti
per il t. Ma forse ce la far.
La giornata era umida ma non troppo fredda, quel genere
di pomeriggio coperto in cui sembrava che il sole avesse
bisogno solo di un po' di incoraggiamento per uscire. Camminarono
fino a Embankment, affollata di lavoratori diurni
provenienti da Westminster, ma riuscirono comunque a trovare
una panchina su cui sedersi. Thomas distese il suo impermeabile,
su cui si accomodarono, sotto un cielo color argilla,
mangiando i sandwich che lui aveva preparato. Il pane
era duro ma arricchito con la maionese, i cetriolini piccanti al
punto giusto e il formaggio aveva il sapore di una prelibatezza.
Raccontami qualcosa, disse Rose. Stava guardando le barche
ed i battelli che percorrevano il fiume; erano un esercito e
trasformavano l'acqua nella stessa tonalit perlacea del cielo.
Come sta tua madre?. Un paio di gabbiani scesero a capofitto
sopra una chiatta.
Tutto okay.
 passato il dottore?.
Scosse la testa e Rose non era certa se ci significasse che
il dottore non era passato o che la notizia fosse troppo brutta
da riferire. Disse con leggerezza: Sta abbastanza bene.
Mi fa piacere, fece lei. Diede un morso al suo sandwich,
concentrandosi nella masticazione. Non avrebbe dovuto
chiederlo. Ma come poteva non farlo? Eppure la sua reticenza
era qualcosa che lei, pi di tutti, avrebbe dovuto capire.
Quando gli aveva raccontato di come era fuggita dall'Austria,
lui aveva annuito chiedendole: E i tuoi genitori?. Lei aveva
agitato semplicemente il capo.
Non mi hai detto del tuo colloquio, disse.
Non rispose, e per un momento si domand se non avesse
detto qualcos'altro che lo aveva ferito, ma lui si pieg e
tir su i pantaloni per mostrare degli spessi calzini rossi. Ti
piacciono?
I calzini? Sono davvero rossi.
Fece cenno col capo. Si abbinano alla cravatta, vedi?. E
tir indietro la giacca spiegazzata del suo completo per
confermarlo.
S, in effetti, disse. Erano di un bel rosso, a dire il vero;
un vermiglio brillante. Erano spessi e pesanti; pratici,
nonostante il colore acceso. Il cuore inizi a batterle forte e ci
mise un po' a capire il perch. Le ricordavano il Fattorino.
Qualcosa dentro di lei era riaffiorato e ora stava cercando
di contenerlo. Fu come una sorta di agguato, quel ricordo.
Poi disse: Hai indossato quei calzini al colloquio? Sembra
una scelta terribilmente audace per un posto di praticante
ingegnere.
Audace, s; era questa la mia idea. Si mise a frugare nella
tasca della giacca, tir fuori un pacchetto di sigarette e gliene
offr una. La prese e lui gliela accese, coprendola con la
mano prima di accendersene una anche per s. Ho pensato
che mi avrebbe distinto dagli altri candidati.
Lei tir una boccata. E?
Uno dei soci mi ha domandato: "Perch indossa cos tanto
rosso? C' forse una motivazione politica dietro la scelta
del colore?"
E tu cosa hai detto?
Ho detto: "Certamente no. Se avessi voluto fare un'allusione
politica mi sarei cucito una falce ed un martello".
Thomas! Santo cielo. Non lo hai detto, vero?
No, rispose, sporgendosi in avanti sulla panchina per
inalare profondamente. Non sono un granch con il cucito.
Ma ne avrei potuta disegnare una. Non tutti gli ingegneri
sono dei buoni progettisti, ma io s. Lo sapevi?.
Gli sorrise appena, ma fece comunque cenno di no con la
testa. Questo non  uno scherzo, disse lei, ridandogli la
sua sigaretta. Lui la spense su uno dei piedi della panchina.
Con queste cose non si scherza.  normale che se lo siano
chiesto. Perch hai voluto instillargli il dubbio?
Non gli ho instillato alcun dubbio. Sono stati loro a farlo.
Maledetti conservatori. Tutto ci che gli interessa  la partita
tra Eton e Harrow, e si atteggiano come se fosse in corso
la rivoluzione.
Oh, andiamo. Si spazzol via le briciole che aveva in
grembo. Un vecchio con un grosso soprabito stava dormendo
sulla panchina, con la sua ampia faccia rugosa rivolta al
cielo. Quel poco di sole o calore disponibile, pens Rose, lui
era determinato a prenderselo.
Sono passati cinque anni dalla fine della guerra e sembra
che non sia cambiato nulla. Tutto  ancora cos difficile.
Thomas lanci il filtro della sua sigaretta per terra.
Lo so. Rose avrebbe voluto tanto insegnare, e dove stava
invece? Bloccata a fare la segretaria per il signor Marks.
Eppure, non si sarebbe lamentata. Le cose stanno migliorando,
disse.
Abbiamo vinto la guerra. Fece una risata amara. Non
sembrerebbe, a giudicare dalla situazione. E ora con mia madre...
Ma non  solo lei. Voglio andarmene. Potrei. Un mio
vecchio compagno di scuola ha appena avuto un posto da
Grumman, a New York. E anche la Lockheed in California
sta assumendo un sacco di ingegneri.
America? Vuoi andare in America?. Era pi un'eco che
una domanda. Lei era l, a Londra, con Thomas. E Thomas
stava parlando di andarsene. Ripet nella sua testa questi
dati oggettivi come se ci l'avrebbe aiutata a comprendere.
Non lo so, disse, stringendole la mano. Le sue dita erano
calde, unte per via della maionese. Davvero non lo so.
Per voglio sapere una cosa: verresti con me?
Venire con te?, ripet Rose. "Ma ti conosco appena",
pens. Eppure non era vero. Sapeva bene quello che stava
succedendo. La innervosiva quella certezza, quel sentimento
che poteva solo chiamarsi felicit. Lei non lo meritava.
Torn a guardare il vecchio che dormiva sulla panchina accanto,
come se potesse offrirle una perla di saggezza. Ma Thomas
stava aspettando di incrociare i suoi occhi; Thomas, con
la sua gentile espressione d'attesa, un'espressione che era in
parti uguali fatta di entusiasmo e determinazione. Le piaceva
quell'espressione. Si fidava di lui. Cos, sussurrando, disse
Forse.
Lui la baci. Un forse  quasi un s. Se ne tornarono insieme
a Westminster, camminando l'uno accanto all'altra,
sfiorandosi le dita cos delicatamente che Rose non sapeva dove
finiva la sua mano e dove iniziava quella di Thomas. Non ricordava
di cosa avessero parlato, ma avrebbe sempre ricordato
quella sensazione di felicit, le dita frementi che lambivano
le sue nella luce plumbea del pomeriggio.
Rientrata nell'ufficio del signor Marks, pass il pomeriggio
in trance davanti alla scrivania, copiando altri numeri in altri
elenchi e pensando a quel "forse". Senza riuscire davvero a
credere di averlo detto, ma sapendo che era cos.
Il signor Marks se ne and in un battibaleno verso le tre.
Subito dopo Rose si rivolse a Eva. Non mi sento molto bene.
Credo che dovr andarmene.
Oh, mi dispiace. Ti fa male lo stomaco? Edgar ha avuto
un accenno di influenza a inizio settimana. Va' a casa, penso
io a sostituirti.
Rose obbed. E si sent come se stesse ancora obbedendo,
ancora eseguendo le specifiche istruzioni di qualcuno quando
scese nella stazione della metropolitana, sal sul treno, si
resse alle maniglie, oscill nel vagone.
Riusc a scendere a Piccadilly e si diresse verso Old Bond
Street. L'insegna della farmacia pulsava come un faro. Passando
attraverso la vecchia porta del negozio di antiquariato,
si sent immersa in un'atmosfera familiare, provando un
netto sollievo.
Ehi, buongiorno!, disse Julie, che ovviamente era l. Non
siamo ancora al fine settimana!.
Voglio parlarti del quadro che sto cercando, disse Rose.
Gli occhi di Julie si spalancarono mentre Rose parlava
dell'uniforme cremisi del Fattorino, dei suoi bottoni d'oro
anneriti, delle mani sottili piantate saldamente sui fianchi
che sembravano impegnate a spiegare qualcosa. Non  un
quadro particolarmente bello, aggiunse. Cerc di descrivere
le dense pennellate di colore; i tocchi di rosso, oro e
blu; cos tanti colori! Si accorse che stava parlando troppo
velocemente. Abbass lo sguardo sul vetro del bancone
che conteneva i gioielli, lo stesso bancone vicino al quale
aveva visto Thomas, a lei incredibilmente estraneo solo
un mese prima.
Mentre parlava, mentre il Fattorino prendeva forma grazie
alle sue parole, si rese conto che la sua ritrosia a parlare del
quadro era stata ingiustificata. Aveva avuto paura che descriverlo,
raccontando tutto, le avrebbe rammentato la sua dolorosa
assenza, avrebbe diluito i suoi ricordi. Invece li ravviv.
Vide il ritratto nella stanza dei suoi genitori nell'appartamento
di Liechtensteinstrasse, con la sua pesante cornice dorata;
vide sua madre che suonava Chopin al pianoforte mentre
suo padre cercava di convincerla che forse quell'estate sarebbero
potuti andare da un'altra parte oltre a Bad Ischi, e
poi Gerhard che sosteneva di essere abbastanza grande per
andare a una matine dell'UFA anche da solo. Bette annunciava
con il campanello che la cena era pronta e Rose vide
sua madre passare accanto al Fattorino e togliere con il mignolo
un po' di polvere dalla cornice. Tutto questo non esisteva
solo nel firmamento opaco della memoria di Rose. Era
accaduto davvero.
Assomiglia proprio a un quadro di cui il signor Bradshaw
mi stava parlando, disse Julie. Giuro. Un facchino d'albergo
od una specie di cameriere. Sicuramente ha parlato di qualcosa
di espressionista. E di grande valore. Non  ancora qui,
ma ha detto che lo porter domani. Appena ebbe pronunciato
quelle parole, il tono di Julie si riemp di entusiasmo.
Assomiglia proprio a quel quadro; lo sapevo!  proprio cos!.
Rose guard la ragazza dritto negli occhi. Era mai possibile?
Non le pareva vero che il Fattorino potesse essere l, in
un negozietto che lei aveva scelto per motivi incomprensibili.
Eppure. Forse.
Rose pens al pranzo con Thomas vicino al fiume: vide che
qualcosa si muoveva; sent che c'erano delle possibilit,
sperava che Julie avesse ragione. Ogni fibra del suo corpo fremeva
a quella possibilit. Ma voleva anche restare l; senza
nessuno a dirle di s e nessuno a dirle di no.
Il pomeriggio seguente torn al negozio. Julie l'accompagn
nel retro. Un signore magrissimo e ricurvo, con un completo
che non gli si addiceva, era in attesa accanto a un piccolo
tavolo da disegno e reggeva una tela.
Signor Bradshaw, questa  la signorina Rose Zimmer.
Non aveva nulla dell'elegante mercante d'arte che si era immaginata.
Cerc di non essere delusa, si disse che non c'entrava
niente con la possibilit che il Fattorino fosse l.
Piacere di conoscerla, disse, con rinnovato vigore. Adoro il
suo negozio.
Be', grazie, disse. Ho saputo che  molto interessata ad
un particolare ritratto che ho qui.
Esatto, disse Rose, mentre lui iniziava a srotolarlo e lo
stomaco le saliva in gola.
Le bast vedere solo met della tela per capire. Aveva pennellate
dense come il Fattorino, ma il cappotto che indossava
l'uomo nel ritratto era di un rosso pi scuro, un color vinaccia.
Non c'erano bottoni in vista. Lo sfondo era brillante,
un vortice di blu oceano e toni di verde. Il volto dell'uomo
era scrupolosamente definito e le sue labbra rosa mostravano
persino un accenno di sorriso.
Grazie, disse con fatica. Ma non si tratta del mio quadro.
Oh, disse Julie, con il volto che si adombrava. Quanto
mi dispiace.
Scusatemi, disse Rose in maniera ridicola.
Ne  sicura?, chiese il signor Bradshaw.
Sicurissima, rispose Rose. Assolutamente. Le girava
la testa. Voleva piangere. Scusatemi, disse, mentre fuggiva
dal negozio. Non avrebbe mai ritrovato il Fattorino. Non
era da nessuna parte.
Inizi a camminare senza meta e il suo sconforto fin col trasformarsi
in rabbia. Era tutta colpa sua. Perch aveva alimentato
in quel modo le proprie speranze? Perch aveva pensato
che recuperare quell'insulso e brutto dipinto avrebbe fatto
qualche differenza? Odiava il fatto che sua madre lo amasse
tanto. Odiava il fatto che fosse stato cos importante.
Pass accanto a una profonda voragine di macerie incastrata tra
due case rimaste in piedi, con un tubo dell'acqua scoppiato
che ancora gocciolava. Oltrepass uno striscione attaccato al
muro che invitava a fare donazioni per finanziare la guerra,
appena visibile nella flebile luce. Continu a camminare. Si
fece buio. La serata era umida. C'erano pochi lampioni. Un
camion sferragli passandole accanto. Pens alla notte di cinque
anni prima, quando era rimasta vicino alla ringhiera del
Waterloo Bridge, incapace di immaginare un futuro. Erano
passati cinque anni e cosa era cambiato? Stava per raggiungere
Bethnal Green e si senti cos triste, cos terribilmente
inutile. Era troppo tardi per andarsene in giro soli. Non era
in un luogo dove le ragazze perbene passeggiavano da sole.
Ma lei non era perbene; aveva sbagliato tutto. Se fosse davvero
stata brava, non sarebbe finita su quel treno. Avrebbe
fatto di pi per aiutare i suoi genitori. E loro sarebbero stati
l. Le sembr la dimostrazione di tutto ci che aveva temuto
e quindi cercato di evitare. Aveva delle responsabilit.
Perch cercava di fingere che non fosse cos?
Harry era un prepotente, uno spietato, insolente ed incorreggibile
bambino di due anni. Rose avrebbe dovuto tenere
d'occhio lui e il suo fratellino nella cameretta dei nipotini.
La bambinaia era malata. La cuoca aveva il giorno di riposo.
Isobel era in cucina. Harry continuava a lanciare oggetti
nel box, pericolosamente vicino alla testa del fratellino: un
pettine, un sonaglio, una tazza di alluminio. Rose non faceva
nulla per fermarlo.
Avrebbe dovuto, naturalmente. Ma non ne aveva l'energia.
Pensava: "Harry  un despota, ma  un despota con cui Peter
deve imparare a convivere. Se intervengo, Peter non si
difender. Se interferisco, quando imparer?".
Rose si era offerta di occuparsi della cena, ma Isobel aveva
rifiutato. Preferisco molto di pi stare davanti ai fornelli che
occuparmi di quelle due pesti, aveva detto con una risata,
anche se entrambe sapevano che non stava del tutto scherzando.
Tutto bene laggi?, chiese Isobel da lontano.
S, tutto a posto. Rose prese uno dei libri di Harry dallo
scrittoio e inizi a sfogliarlo; era la storia di un orfanello
coraggioso cresciuto nella parrocchia del suo villaggio.
Alz gli occhi dalle pagine e vide che il piccolo Peter stava lentamente,
ma con determinazione, cercando di tirarsi su,
aggrappandosi alle sbarre della culla. Fece cenno con la manina,
traballando, ma poi, trionfante, rimase in piedi da solo,
con un grande sorriso.
Rose guard Harry che osservava quanto era successo,
riflettendo sulla presenza di Peter e sul successo della sua impresa.
Poi punt lo sguardo sul fratello, si sporse sulle sbarre
della culla e gli diede un ceffone sulla testa cos forte da
far cadere Peter con un tonfo.
Harry!. Rose stratton di lato il nipote pi grande e prese
Peter in braccio. Non sembrava si fosse fatto male, ma si
lamentava e sbatteva furiosamente le palpebre. Rose si volt
rapidamente verso Harry. Perch lo hai fatto?.
Harry la fiss, riflettendo. Non lo so, rispose, e scoppi
in lacrime.
Isobel comparve sulla porta. Harry! Cosa  successo?
Peter si era tirato su da solo e ad Harry non stava bene che
ci fosse riuscito, spieg Rose.  andato l e lo ha colpito.
Ma che cosa ti  preso?. Isobel diede una sculacciata ad
Harry spingendolo verso il letto. Qualcuno deve darti una
bella lezione! Aspetta che lo sappia tuo padre. Adesso resti
qui fermo. Capito?.
Harry fece cenno di s con la testa mentre contraeva il faccino
per mettersi a piangere.
Che Dio mi aiuti con questo ragazzino, disse Isobel alzandosi
dal letto.
Rose, ancora con il nipotino piagnucolante tra le braccia,
segu Isobel lungo il corridoio. Peter era pi pesante di quanto
pensasse e respirava velocemente, premendo le morbide
labbra a cuoricino contro il suo petto. Rose lo prese meglio
tra le braccia e appoggi una mano contro la parete tappezzata
con un motivo a fiorellini grigio-verdi. Aveva molto apprezzato
quella carta da parati, ma quel giorno contribuiva
a farla sentire claustrofobica; proprio ci di cui non aveva
bisogno. And in cucina, reggendo faticosamente Peter.
Credo voglia te.
Lui vuole sempre me, disse Isobel, senza voltarsi e tenendosi
una mano sulla parte bassa della schiena. (Le mancava
ancora un mese al termine della gravidanza; era gi cos grossa.
Come poteva il suo corpo diventare ancora pi grande?).
Prese un biberon dal piano della cucina e lo pass a Rose.
Deve abituarsi al fatto che non posso stare sempre con lui.
Rose annu e si sedette sulla sedia con lo schienale in paglia
di Vienna, cercando di tenere in equilibrio il bambino,
la bottiglia e se stessa. Inclin il biberon dentro la sua bocca
e lui si mise a succhiare vigorosamente.
Grazie, disse Isobel, e la forza della sua voce non riusc
a mascherare l'irrequietezza latente. Rose guard sua cognata,
sempre bellissima, nonostante le forme della gravidanza,
il viso rosso, la fronte lucida. Grazie per aver fatto tutta la
strada ed essere venuta fin qua ad aiutarmi oggi, disse Isobel.
Davvero.
Figrati. Rose era stata felice di ricevere la telefonata di
Isobel. La sua stanchezza era stata solo una scusa per non
restare da sola.
Non ho le forze per tutto questo. La voce di Isobel mostrava
segni di cedimento.
Va tutto bene, disse Rose, cercando di confortarla, ma
non sapendo bene come. Isobel si innervosiva molto di rado.
Andr tutto bene. Guarda, sta dormendo. Gli occhi
di Peter erano chiusi, mentre emetteva un leggero mormorio.
Si spost, sorprendendosi del fatto che riuscisse a rimanere
addormentato tra le sue braccia. Le piaceva il suo odore
leggermente acido, la sua pesantezza ansimante.
Per cinque minuti, forse, disse Isobel. E poi? Non riesco
nemmeno ad andare in bagno.
Andr tutto bene, ripet Rose. E doveva essere cos. Tre
bambini piccoli sembravano qualcosa di davvero impegnativo,
ma se Isobel non riusciva ad affrontare la maternit -
l'efficiente Isobel, capace di fare qualsiasi cosa con eleganza
e apparente semplicit - allora che speranza avevano tutti
gli altri? Rose prese la mano umida di Isobel e la strinse nella
sua. Sono certa che sar cos.
Isobel gliela strinse a sua volta. Grazie. Sono felice che almeno
una di noi due ne sia convinta, disse. Si tir su dalla
sedia. Che ne  del tuo nuovo spasimante? Ce lo porti a cena
la prossima settimana?
Ci stavo pensando, disse Rose, ma quel giorno non ne
era cos sicura. Era stanca, e questo la rendeva pessimista.
Cosa c'era che non andava in Thomas? Doveva esserci qualcosa
che non andava in lui, visto che faceva sul serio con lei.
Forse dovremmo aspettare fino a quando sar nato il bambino;
credo che sia meglio.
No, no, disse Isobel. Non possiamo aspettare per quello.
Chiss in che stato sar per allora. E poi mi rifiuto di aspettare
cos a lungo per incontrarlo. Apr il frigorifero.
Ancora non mi sembra vero che abbiamo di nuovo le uova. Ti
rendi conto che l'ultima volta che potevamo comprarle era
dieci anni fa?. La sua voce aveva ripreso l'abituale tono vivace.
Ora, se potessimo avere anche lo zucchero... oh, e il
burro. Io me lo sogno il burro. Quello e il sonno sono le due
cose che sogno di pi ultimamente.  incredibile quanto sia
diventata noiosa. Scosse la testa.
Ti prego, Isobel, sei una delle persone meno noiose che
conosca, disse Rose. Chi altro dei tuoi amici ha discusso
di traduzioni dal russo con Constance Garnett?.
Isobel sorrise sommessamente. Come vorrei poterle leggerle
e discuterne con lei adesso. Tre marmocchi al di sotto
dei tre anni. Mannaggia a tuo fratello.
Neanche a farlo apposta, Rose sent il cigolio della porta
che si apriva. Ciao, disse Gerhard dal fondo del corridoio.
Entr e poggi la sua borsa sul tavolo, poi baci la moglie
sulla testa. Hai preso il latte?, chiese lei.
Certo, dal momento che me lo hai chiesto. Sollev un sopracciglio
rivolto alla sorella, con un mezzo sorriso, e Rose
lo rivide cos come erano da ragazzi: il suo impavido fratello
che tirava gi dalla parete le sciabole del nonno per agitarle
in aria gridando: "Questo  per il Kaiser! ".
Peter si era risvegliato piagnucolando. Ecco, ecco,
sussurr Rose, cercando di spingergli di nuovo il biberon nella
bocca. Ne vuoi un altro po'?. Ma lui allontan la bottiglia.
Tuo figlio sta piangendo per te, disse, porgendo Peter
verso Gerhard.
Ah, no, non piange mai per me. Ma lo prese in braccio
e lo fece roteare. Ciao, ometto. Sei un bravo bambino tu,
non  vero?. Peter sorrideva deliziato.
Ho parlato con Jenny oggi, disse Isobel, riposandosi un
attimo sulla sedia. Lei e William hanno deciso di partire.
Quest'estate.
Sul serio?, disse Gerhard, dando Peter alla moglie. William
era il fratello maggiore di Isobel. Rose sapeva che in passato
Gerhard gli aveva chiesto di investire nella sua attivit
e che William aveva rifiutato. I loro rapporti si erano un po'
raffreddati da allora. Gerhard apr un pacchetto di sigarette,
ne tir fuori una e inizi a picchiettarla contro il tavolo.
Isobel sfior con le labbra la fronte di Peter. Hanno deciso
per Toronto. Tutti quanti partono, a quanto sembra.
Non tutti, disse Rose. Solo la settimana prima Margaret
le aveva scritto che il fratello di suo marito Teddy stava per
trasferirsi a Calgary e che forse anche loro lo avrebbero seguito.
Thomas aveva parlato di andare in America, ma c'erano
posti da ingegnere anche in Canada. Faceva qualche differenza?
Il Nuovo Mondo era tutto uguale per lei: luminoso,
ottimista. Non come l'Inghilterra.
Gerhard si accese lentamente la sigaretta, inalando il fumo
con evidente piacere. Noi non partiremo. Stiamo bene
qui. Gli affari vanno bene. Perch dovremmo andarcene?
Saremo gli unici rimasti.
Non  vero.
Potrebbe diventare vero, disse lei, togliendogli la sigaretta
dalla bocca.
Perch devi essere cos negativa su tutto?.
Lei diede un tiro alla sigaretta e port le braccia sul ventre.
Non lo so, Gerhard. Tu che ne pensi?
Forse dovrei andare a controllare cosa fa Harry, disse
Rose.  stranamente tranquillo.
Vengo con te, disse Gerhard. Nel corridoio lui le bisbigli:
Non fare caso a lei.
Non ci faccio caso per niente, disse Rose.
Gerhard sospir e apr la porta della stanza dei bambini. C'era
uno strano silenzio all'interno. Dov'era Harry? Poi Rose lo
intravide, sdraiato a faccia in gi sul tappeto, con una gamba
vicino al petto e l'altra distesa, le braccia in alto, a circondare
la testa. Quella posizione sembrava tutt'altro che comoda, ma
lui si era addormentato. Sembra cos tranquillo, disse lei.
Deve essersi addormentato piangendo, constat Gerhard.
Si inginocchi per prenderlo in braccio. Rose fu sorpresa nel
vedere che il bambino non si svegliava, ma Gerhard sembrava
averlo dato per scontato. Si sedette accanto al corpo addormentato
del figlio e vi adagi sopra il copriletto. Come sta il
tuo uomo inglese... per caso  uno tutto Dio, amore e patria?
Thomas?, domand, anche se era evidente che si riferisse
a lui. Anche lui vuole partire.
Che vadano tutti al diavolo.
Davvero. L, in quell'istante insieme al fratello, suo alleato
nonostante tutte le loro differenze, lo intendeva per davvero.
Io non la lascio l'Inghilterra.
Mi fa piacere sentirlo. Gerhard si appoggi sui gomiti,
lungo il copriletto di Harry. Sembrava un gigante, pens
Rose, un biondo gigante inglese. Ma non hai davvero chiuso
con lui, vero? Ho saputo che lo porti da noi a cena la settimana
prossima. Lo voglio incontrare quest'uomo che ha
catturato il cuore di mia sorella.
Non lo so, disse lei. Era cos stanca. Non lo definirei
proprio come qualcuno che ha catturato il mio cuore.
Non ti ho chiesto come lo definiresti tu, disse Gerhard
scrutandola con attenzione. Lo sposerai. Lo so.
Come fai a dirlo?. La sua certezza le bruciava. Non lo
conosci. Non sai se ti piacer o se  la persona giusta per me.
Ma a te piace, disse Gerhard imperturbabile. La sua mano
era sulla piccola spalla di Harry. Lei la guardava salire e
scendere a ogni respiro. E lui faceva altrettanto.
La sua calma convinzione la faceva infuriare. Aveva giurato
di non dire nulla a Gerhard, ma ora le parole le uscirono
fuori senza controllo: Credevo di aver trovato il quadro di
Mutti. Lo credevo, ma non  cos.
Cosa? Quale quadro?
Il Fattorino, il Fattorino di Mutti, disse a bassa voce.
La confusione di Gerhard si trasform in irritazione. Riusciva
a vederla, chiaramente, sulla sua grande faccia.
Perch diavolo hai pensato che, tra tutti i luoghi possibili,
dovesse essere qui, in Inghilterra?
Ma deve essere da qualche parte.
No, non  cos. Santo Dio, Mausi, ti sei messa a cercarlo?.
Non rispose, e lui rest in silenzio. Il materasso si sbilanci,
alleggerito del peso di Rose che si sporse in avanti e,
con una mano sul letto, si alz in piedi.
Perch no?, disse lei, guardandosi le mani screpolate, cos
diverse da quelle lunghe ed affusolate di sua madre. Che c'
di male a pensare che potremmo trovare qualcosa?
 tutto finito, disse duramente, con una forza improvvisa.
Quella vita non c' pi. Lei scosse la testa. Stava fissando
lo scrittoio, il libro di Harry rilegato in pelle che stava
leggendo prima, scritto in una lingua che lei aveva lottato
per rivendicare come propria, quando ripet: Non c' pi?
Non sono spariti nel nulla. Sono stati rubati. Potrebbero essere
ovunque: case, scantinati, musei, punti di raccolta. Ma
non sono spariti.
Gerhard fece una strana, orribile risata. Bene. Ma non ci
sono pi.
Rose fece cenno di no col capo, cercando di scacciare quelle
parole. Ma come poteva dirle? Non si rendeva conto di
quanto fossero terribili e vigliacche?
Lei voleva solo delle prove. Ecco ci che sapeva: nel febbraio
1942 i suoi genitori erano stati mandati a Theresienstadt.
Nel gennaio 1945 gran parte dei prigionieri del campo
furono mandati a est. Nel maggio 1945, quando il campo
fu liberato dalle truppe russe, i loro genitori non erano tra i
superstiti. Erano morti nel caos del brutale inferno del '45?
Erano stati uccisi durante la marcia verso est? Erano finiti
in un fossato? Erano rimasti insieme fino alla fine? Tutto ci
che voleva era la prova della loro morte. Lei, che non pregava
mai, preg perch vi fosse una conferma.
Le cose non spariscono. Le persone non spariscono. Fu
sconvolta nel sentire quanto calme risultassero le sue parole.
Avrebbe voluto colpire il fratello, fargli del male. Lui aveva
un corpo; come osava non riconoscere quale dono prezioso
fosse? Come osava non sentire, al contrario di lei, che il cammino
dei loro genitori era stato anche il loro cammino. Non
vi era alcuna motivazione divina a far s che loro sopravvivessero
mentre i genitori no. Non gli capitava mai, come a
lei, di sentirsi un fantasma? Sono stati uccisi. Ammazzati,
disse piano. Non sono scomparsi.
Gerhard la guard con una dolcezza che lei riconobbe come
piet. Questo lo so. Credi che non lo sappia? Ma  finita.
Per il tuo bene, e per il mio, basta, Rose. Basta.
Ti sbagli. Ti stai sbagliando di grosso, disse, e adesso
piangeva senza pi riserve. Tutto ci a cui riusciva a pensare
era: "Devo andarmene immediatamente". Perch la verit
di quello che lui le stava dicendo l'avrebbe distrutta. Ecco
cosa pens, rendendosi conto che, di fatto, era gi successo.
...
Capitolo 11.

Los Angeles, 2006.

Perch non riusciva a smettere di pensarci? Perch non riusciva
a far finta di niente? Lizzie si svegli da sola e con
il mal di testa nel bel letto grande di Max. La luce penetrava
dai bordi delle pesanti tende; il giorno era gi iniziato da un
bel po'. Avvertiva i postumi della sera prima: l'alcol, il troppo
cibo e tutto quello che era stato detto. Si infil i jeans che
aveva gi indossato e la prima maglietta che riusc a trovare,
poi si diresse verso la cucina. Ci mise un po' a realizzare che
Max era seduto al tavolo, gi vestito di tutto punto.
Sei rientrata tardi ieri sera, disse Max.
Non cos tardi. Ero a casa per le dieci. Devi esserti addormentato
presto.
Prese una tazza e and verso la caraffa per versarle il caff
che aveva gi preparato.
Ci penso io, disse Lizzie. Persino lei si accorse del tono
un po' acido della sua voce.
Certo, cara. Si fece indietro in maniera plateale.
Come desderi.
Ti prego, disse, scuotendo la testa. Era troppo stanca.
Lizzie, mi dispiace.
Si concentr su quello che stava facendo: latte, zucchero,
mescolare tutto. Non ce la faccio proprio a parlare di questo
adesso.
Va bene, disse lui. Ma prima o poi dovremo farlo! Io,
almeno, vorrei.
Guard il display digitale della cucina. Scusami, ma devo
proprio andare.
Dove?.
Non riusciva a crederci a quanto fosse ancora arrabbiata
con lui. Ti sorprende che abbia dei posti in cui andare?
No, assolutamente no. Dai.
Soffi dentro la tazza per raffreddare il caff e cerc di calmarsi.
Bevve un sorso. Scusami. Sto andando alla sinagoga,
disse, anche se le era venuto in mente di farlo solo pochi
attimi prima.
Davvero? Perch?
Ci sono andata la settimana scorsa, disse, consapevole del
fatto che non stesse rispondendo alla sua domanda.
Non me l'avevi detto.
Scroll le spalle. Sono andata a recitare il kaddish.
Oh, disse Max, e quella parolina sembr rimanere sospesa
nell'aria sempre pi pesante.  una bella cosa,
aggiunse.
Mi ha fatto sentire meglio, disse Lizzie, anche se "meglio"
non era proprio la parola adatta. Pens a quella stanza
spoglia, all'umidit, al suono delle voci che cantavano. Ricord
la sensazione che aveva provato stando in piedi a pregare.
Le era sembrato impossibile alzarsi, ma quando lo aveva fatto
e aveva visto intorno altri della congregazione che si erano
alzati, le era parso come un collettivo riconoscimento di tutto
ci che voleva dimenticare. Suo padre non c'era pi. Era inutile
fingere. Ma lei era l. Era sua figlia e sarebbe andata avanti.
Bene, allora dovresti tornarci. Max aveva atteso un momento
prima di rispondere, ma aveva parlato con fermezza.
Voglio che tu sappia una cosa, per: ho pensato a quello
che mi hai detto ieri, mi dispiace.
Max.... Non voleva sentire spiegazioni, non quel giorno.
No, lasciami finire. Stava ripulendo il tavolo, anche se a
lei sembrava perfettamente pulito. Hai ragione tu. Ci tengo
troppo a te. Ci voglio provare.
Aspetta un momento, disse Lizzie. Che cosa hai detto?.
Aveva sentito bene? Stavano parlando della stessa cosa?
Dici sul serio?
S. Un lieve sorriso comparve agli angoli della sua bella
bocca e gli occhi si incresparono. Le fece cenno di s con
un'intensit che le fece provare un moto di gioia. Davvero,
disse. Sono stato uno stupido, ma non sono un pazzo.
Aveva la voce roca, bassa, accanto al suo orecchio.
Va bene, disse, mentre le sue labbra le sfioravano il collo
e lei rideva un po', sorpresa. Non le importava che lui fosse il
miglior amico di suo padre, non le importava della differenza
d'et. Perch aveva provato a negare i propri sentimenti?
Per una volta non aveva dubbi. Voleva solo stare l, con lui.
La prese per mano e la condusse in camera da letto. Non
posso, disse lei.
Certo che puoi. Le fece uno di quei sorrisi dolci a cui lei
non sapeva resistere e presto la visita alla sinagoga fu semplicemente
dimenticata.
Dopo Lizzie chiese: Posso farti una domanda? Conservi
ancora i registri della galleria dei tuoi genitori?
Alcuni, disse. Perch?
Cos, me lo chiedevo. Pensavo al modo in cui il Fattorino
 arrivato qui dall'Europa. Hai idea da chi lo abbiano acquistato
i tuoi genitori?.
Lizzie era fuori dal letto, cercava di recuperare i suoi vestiti
sparsi mentre parlava. Era da un po' che voleva chiederlo
a Max, ma dopo la scorsa notte... be', voleva pensare a qualcosa
che non fosse ci che Bob aveva detto.
No, disse. Proprio no. Ma ci sono buone probabilit
che l'abbiano comprato a New York, i primi tempi della galleria,
tra gli anni Cinquanta e Sessanta; ma so che tennero il
Soutine per un bel po' di tempo.
Perch?
A volte lo facevano. Con molti pezzi, disse Max, con esasperante
vaghezza.
Mi piacerebbe davvero sapere da chi lo avevano acquistato,
chiese nuovamente. Non voleva essere noiosa, ma a chi
altri poteva chiederlo se non a lui? Si infil la camicia.
Dove sono questi registri?
Ho alcune scatole in garage. Ma non ti entusiasmare. Non
erano un granch nella registrazione dei dati, soprattutto agli
inizi. Ma posso dare un'occhiata.
Lo faresti, davvero?. Forse la risposta era proprio l, a
casa di Max. Perch aveva aspettato tanto a chiederglielo? Si
sporse sul bordo del letto per dargli un bacio.
Ti rendi conto che, anche se dovesse esserci un'annotazione,
sarebbe solo un nome, le disse dolcemente all'orecchio.
Sarebbe l'unica cosa.
Sarebbe abbastanza.
Sicura?
S, disse guardinga. Che intendi dire?
Solo che... il quadro  stato rubato vent'anni fa. Accenn
un sorriso imbarazzato. Vorrei che ti buttassi questa faccenda
alle spalle.
Non credeva che lei lo avrebbe voluto? Cosa sapeva di quella
notte? Rimase ferma, con le braccia sul petto. L'ho fatto,
disse. In gran parte. Perch mi dici questo?
Non lo so. Forse non avrei dovuto, disse dolcemente.
So quanto eri legata a quel quadro. Vieni qui. La tir a s
per abbracciarla. Perdonami.
Lo lasci fare, ma con riluttanza, con le braccia abbandonate
lungo i fianchi. Davvero pensava che ci fosse qualcosa
di male nel fatto che non riusciva a lasciar perdere? Non
sono la sola a farsi delle domande, disse, tirandosi indietro.
Ah, s?. Lo disse con sufficiente disinvoltura, ma irrigid
le labbra e per un attimo le sembr una persona diversa.
Ieri sera ero a cena con Rose ed un suo amico, quando.... Si
ferm. Da cosa stava cercando di proteggerlo? Non le sembrava
giusto continuare, sentendosi irrispettosa anche solo a sollevare
il dubbio; ma non farlo era comunque scorretto. Quando
i quadri furono rubati, prosegu, sai se la polizia interrog
mio padre?
Certo. Molte volte, disse con un tono abbastanza neutro.
Gran parte delle informazioni le ottennero da lui.
Fu mai sospettato?
Sospettato?, disse Max, prendendo dalla scrivania le chiavi,
il telefono, il portafoglio: tutto l'armamentario per la giornata.
Un potenziale sospetto, di sicuro. Almeno all'inizio. Si
trattava di un'opzione ovvia. Ma non significa che fosse quella
giusta. Lo interrogarono a lungo e poi passarono oltre.
Passarono a cosa?.
Sospir. Non so esattamente. Interrogarono decine di persone.
C'erano cos tante possibilit. E ce ne sono ancora. Tuo
padre, pace all'anima sua, non era proprio modesto riguardo
ai suoi averi. Era orgoglioso delle opere d'arte che possedeva;
lo raccontava ad un sacco di persone. E altrettante persone
bazzicavano per casa; pensaci. Tutte quelle cene: gli ospiti,
gli amici degli ospiti, quelli del servizio catering, i camerieri,
i baristi. Tutta quella gente che entrava e usciva. Qualcuno
poteva essere andato in avanscoperta, aver visto la festa
e deciso di sfruttare quell'opportunit. Per non parlare
di tutte quelle baby-sitter e di quegli autisti che avevate per
portarvi in giro; o, ancor pi probabile, il boyfriend di qualcuna
di loro o, ancor di pi, un ladro di opere d'arte di cui
non sapevate nulla.
Max aveva ragione; c'era cos tanta gente che girava nell'orbita
di Joseph, e chiunque avrebbe potuto farlo. Ma quella
consueta sensazione di disagio non l'abbandonava. Doveva
esserci qualcosa che poteva fare.
Sai cosa ho imparato nella mia esperienza di avvocato difensore?.
Max stava ancora parlando. I clienti colpevoli
hanno una storia alternativa, ma quelli innocenti? Non ce
l'hanno mai. Si fatica a crederli perch non sanno chi ha commesso
il crimine. E sai perch? Perch non lo hanno commesso
loro. Come potrebbero sapere cosa  successo? L'assenza
di prove non dimostra nulla. Tu lo sai questo.
Lo so, ammise, mentre quella sensazione di malessere
diminuiva, facendola quasi sentire su un terreno pi stabile.
Lo so,  solo che questo amico di Rose lo ha detto con una
tale semplicit, l'ha buttata l come se fosse ovvio che....
Max scroll le spalle. Certo. Vent'anni dopo il fatto.
Signori, il delitto  servito. Qual  stata la reazione di Rose?.
Lizzie si concesse un sorrisino. L'ha quasi scannato.
Ah, disse Max. La pensiamo allo stesso modo.
Dopo che Max fu uscito, Lizzie curios un po' in rete. Cerc
un suo vecchio compagno di corso, Jonathan Bookman,
che sapeva essersi trasferito a Los Angeles. Vide che il suo
studio aveva un piccolo dipartimento specializzato in ricorsi.
Stava pensando di scrivergli per vedere se si potevano
incontrare per un caff, quando il telefono inizi a vibrare.
 un miracolo se sono riuscita a chiamarti, disse Rose.
Il mio telefono  rimasto occupato tutta la mattina. Bob non
ha fatto altro che chiamare.
Bob. Il solo sentire quel nome metteva Lizzie in agitazione.
Cosa ha detto?
Non lo so, disse Rose. Non avevo nessuna intenzione
di rispondere al telefono per parlare con lui.
Dovresti farlo, invece, disse Lizzie, respirando con un
po' pi di facilit.
Al momento opportuno. Per prima cosa, volevo chiederti
scusa.
Non ce n' bisogno. Non era colpa di Rose, ma comunque,
sentirglielo dire la rassicur.
Be', era mio ospite. Era l a causa mia. Ci che ha detto 
stato irresponsabile e presuntuoso, per non dire disgustoso.
Non pu esporre le sue teorie cos a cuor leggero. La voce
roca di Rose rallent. Mi dispiace. Deve essere stato doloroso
per te. Ma ti chiamo anche per chiederti un favore,
aggiunse subito dopo.
Quando Rose apr la porta a Lizzie, la salut appena prima
di salire sullo sgabello che si trovava nell'ingresso. Si allung
per sistemare una grossa striscia di nastro adesivo blu.
Che stai facendo? Mi stai rendendo nervosa, disse Lizzie.
Perch mi hai chiesto di venire qui, se lo stai facendo
da sola?
Sto solo mettendo il nastro; tu farai il lavoro duro di appendere
le maschere. Non sono mai caduta, finora.
Questo, disse Lizzie, non  molto rassicurante.
Presto fu Lizzie a salire e, in un attimo, le maschere di suo
padre erano appese al muro. Erano gradevoli: la pi piccola
era met uccello e met rettile, fatta con un legno bianco simile
a gesso. Anche quella pi grande era fatta di legno, ma di
un colore pi intenso, scuro, pi elegante nella fattura complessiva,
con il naso allungato e due riccioli che le pendevano
ai lati (Joseph li chiamava peyot) al posto delle orecchie.
Quando erano a casa di suo padre, Lizzie aveva sempre prestato
poca attenzione alle maschere, e se ne era curata ancora
meno quando erano passate a lei. ("Certo, gli unici oggetti di
arte non occidentale che possiede sono maschere africane",
ricordava di aver detto a Claudia, "una cosa cos scontata"),
ma ora era colpita dalla loro finezza artistica.
Rose prepar subito un caff forte che accompagn con
della panna. Lo serv in tazze di porcellana verde chiaro finemente
decorate che contrastavano con l'ambiente molto pi
pratico del suo piccolo soggiorno. Thomas le aveva comprate
per noi, disse Rose, anche se Lizzie non glielo aveva
chiesto. Gli ricordavano casa.
Sono bellissime. E non erano l'unica cosa bella che Lizzie
not quel giorno. Sopra la poltroncina su cui sedeva
Rose era appeso, dentro una cornice, un pezzo di tessuto di
seta blu e viola. Aveva un delizioso motivo con degli uccelli,
alcuni appollaiati sui rami, altri che volteggiavano in aria
con le ali distese.
Non che possedesse porcellane simili a casa, stava dicendo
Rose. Non veniva da una famiglia facoltosa.
Di dov'era?
Brighton, fece Rose. La conosci? Una cittadina sul mare,
famosa per il suo molo e per il lungomare. Suo padre aveva
lavorato per anni alla manutenzione delle giostre sul molo.
Era un uomo difficile. Quando lo conobbi, sua moglie
- la madre di Thomas - era morta. Non era particolarmente
entusiasta all'idea che suo figlio frequentasse una ragazza
ebrea. Ricordo che stava cercando di acquistare qualcosa al
mercato nero, un televisore mi sembra, senza riuscirci, e per
questo dava la colpa agli ebrei, naturalmente. Tutti dicevano
che gli ebrei - li chiamavano "trafficoni" - controllavano il
mercato. "Voialtri siete attaccati ai soldi, non  vero?",
ricordo che mi disse la prima volta che lo incontrai.
Wow, disse Lizzie. Un gran simpaticone.
All'epoca non era cos insolita la sua antipatia per gli
ebrei. Mi sorprende come la gente sia tanto nostalgica del
dopoguerra. Io amo l'Inghilterra, ma fu un periodo duro,
ovunque.
Avrei pensato che, dopo la guerra.... Lizzie non termin
la frase. Come poteva la gente biasimare gli ebrei, dopo tutto
quello che avevano passato? Non erano trascorsi molti anni,
eppure le sembrava di essere lontano anni luce dal mondo
in cui era cresciuta. Sulla costa ovest, persino i suoi amici
non ebrei conoscevano i seder o erano capaci di parlare per
ore di bagel e dei film di Woody Allen. Qualunque forma di
antisemitismo vi fosse (e lei non era cos ingenua da pensare
che non vi fosse), raramente veniva espressa a voce alta,
almeno non a lei direttamente. Quindi cosa  successo quando
vi siete sposati?, domand.
Che intendi?, chiese Rose, accigliata.
Intendevo... riguardo alle festivit, quel genere di cose
l, disse Lizzie, pentendosi subito di averlo chiesto.
Celebravate tutte le cose ebraiche oppure... ?
A stento celebravo le ricorrenze ebraiche con la mia famiglia
a Vienna. Sposare Thomas, un anglicano che aveva perso
la fede, non ha cambiato nulla. E tu?
Io?
Sei religiosa?. C'era un piglio deciso nel tono di Rose.
Oh. Be'... Celebravamo le ricorrenze principali, che so,
il capodanno ebraico, lo Yom Kippur, la Pasqua. Mio padre
adorava i seder. Questo era tutto. Pens alla sinagoga sul
pontile di Venice, al conforto che aveva trovato al suo interno,
ma non riusciva ad immaginare di dirlo a Rose. Come poteva
spiegare la consolazione provata? Riusciva ad immaginare
Rose che le diceva: "Una preghiera  riuscita a fare questo
per te?".
Hai esaminato le sue cose?, le chiese Rose.  uno dei
momenti pi difficili.
 stata dura. Non ce l'ho fatta; se ne  occupata in gran
parte mia sorella.
Possedeva moltissime cose. Rose la guardava con occhi
compassionevoli.
Lizzie bevve un lungo sorso di caff, cercando di rimanere
calma. S, comunque siamo fortunate. Abbiamo un sacco
di cose fantastiche. Mi ha lasciato una foto di Julius Shulman;
conosci i suoi lavori?
Shulman! Certo. Una delle sue nipoti  stata una mia studentessa
anni fa.  per caso la foto Casa Studio n. 22?.
Lizzie scosse il capo. Naturalmente conosceva la Casa Studio
n. 22, la foto pi famosa di Shulman, uno scatto notturno
in cui due signore eleganti chiacchierano amabilmente
all'interno di un luminoso edificio moderno posto in bilico
sopra l'oscura distesa sottostante di Los Angeles. Fino ad alcuni
anni prima si potevano ancora acquistare delle stampe
di quella foto, ma a Joseph non interessavano. Lizzie ricordava
di avergli sentito dire: "Perch dovrei volere qualcosa che
hanno tutti?". No,  una foto fatta in citt, il vecchio edificio
del dipartimento per l'acqua e l'energia. Meno famosa,
ma non meno stupefacente: la foto, in uno spettrale bianco
e nero, di uno specchio d'acqua accanto al complesso degli
uffici, con le linee spigolose della citt riflesse nell'acqua e il
cielo simile a un tappeto variegato di nuvole. Pi che la Los
Angeles in cui era cresciuta, a Lizzie ricordava qualcosa di
pi classico e distante. La compr diversi anni fa, direttamente
da Shulman.
Davvero?
Certo. Lizzie sorrise e fin il suo caff.  un classico del
repertorio di Joseph. Negli anni Novanta aveva scoperto dalla
sua amica Judy, la proprietaria della galleria dove abbiamo
organizzato il funerale, che a Shulman piaceva ricevere
visite e che vendeva delle stampe a chiunque gliele chiedesse.
Era stata un'assistente di Judy a dirglielo, una bellissima
studentessa di arte....
Oh, no, so gi dove andrai a parare, disse Rose con voce
appena un po' lamentosa.
Forse, disse Lizzie. O forse no. Comunque questa giovane
studentessa era stata a casa di Shulman, a Laurel Canyon.
Disse che a lui piacevano visitatori di ogni sorta, soprattutto
donne ed in particolare quelle che gli portavano una bottiglia
di whisky single-malt. Quindi mio padre si procur l'indirizzo
e si present a casa sua; l'uomo apr la porta e mio padre
inizi la sviolinata: "Lei  un fotografo eccezionale", disse.
Gli diede il whisky e Shulman fece una smorfia, dichiarando:
"No, mi piace la tequila". Allora mio padre ribatt: "Vuoi
che corra fuori a comprarla? Perch io lo faccio, senza problemi".
Allora Shulman gli fece un cenno con la mano e lo invit
a entrare, mentre mio padre continuava a fargli complimenti,
dicendogli quanto gli piacessero le sue foto delle architetture
di Neutra. "Quell'uomo era un pazzo", aveva detto Shulman,
"ma sapeva come si costruisce un edificio". Shulman dovette
sentirsi lusingato, perch tir fuori una bottiglia di tequila
e i due si misero a bere. Shulman era nato a Brooklyn, come
mio padre, e quindi iniziarono a parlare di questo e del negozio
che i miei nonni avevano avuto. Salt fuori che dopo che
Shulman si era trasferito a Los Angeles, quando era ancora un
ragazzo, anche i suoi genitori avevano gestito una drogheria, a
Boyle Heights, e che Shulman di solito vendeva i sottaceti agli
immigrati giapponesi e messicani.
Quindi a un certo punto, durante questa grande bevuta,
tuo padre compr la stampa da Shulman.
Non la chiamerei "una gran bevuta", comunque s, credo
che la seconda volta che and a fargli visita, mio padre gli disse:
"Sai, Julius, quanto io ti rispetti come artista". E Shulman
gli abbia detto: "Vedi di non prendermi per il culo. Cosa ti
serve?". Allora mio padre lo fece. Gli chiese di poter acquistare
una stampa. "Ne ho un sacco in giro", disse Shulman.
"Scegline una". E lui lo fece.
Aspetta un momento. Joseph non pag la stampa?
No, no, la rassicur Lizzie. Certo che la pag.
Quanto?
Non lo so esattamente, disse Lizzie, anche se non era vero.
Cominciava a sentirsi a disagio. La storia che aveva raccontato
cos tante volte, con suo padre che beveva e corteggiava
un famoso fotografo, stava prendendo una strana piega
agli occhi di Rose.
Dai, dimmelo. Quanto?
Credo che pag duecento per la stampa.
Probabilmente valeva dieci volte di pi anche a quei tempi,
se non addirittura venti. Lo imbrogli. Si approfitt di un
uomo vecchio e solo.
Lizzie si fece tutta rossa. Aveva raddoppiato la somma.
Shulman sapeva cosa stava facendo. Gi allora era famoso.
Le dava via, a destra e a manca. E mio padre gli era simpatico,
protest. Tante altre persone andavano a fargli visita e
lui faceva la stessa cosa.
Davvero?  questa la tua scusa?. Rose fece una risata
sarcastica. Altre persone si sono comportate in modo meschino?
Tuo padre aveva altre motivazioni. Non si tratta del
peccato originale, ma almeno riconoscilo.
Sto solo dicendo..., disse Lizzie, ma si ferm. Che cosa
stava dicendo? Riusciva a capire ci che intendeva Rose, ma
sapeva anche che a Joseph piaceva davvero la compagnia di
Shulman. Non era cos semplice. I Getty acquistarono la
collezione di Shulman prima che lui morisse. Vale milioni.
Gli  andata piuttosto bene, disse.
Non  questo il punto, disse Rose alzando un po' la voce.
Ho bisogno di un altro po' di caff.
Anche Lizzie si alz. Ma Rose afferr la sua tazza e ordin:
Resta l, ci penso io.
Se suo padre fosse stato l, si sarebbe spiegato, pens Lizzie,
mentre guardava gli uccelli nel quadretto appeso sopra
il divano. Osservandolo pi da vicino, si accorse che era seta,
con i bordi finemente cuciti, persino le piume degli uccelli
erano minuziosamente precise, eleganti. L'angolo destro
inferiore era leggermente scolorito; sembrava che fosse
stato usato.
Rose torn e diede a Lizzie la sua tazza.
 molto bello, disse Lizzie indicando il quadretto.
Era di mia madre. Il suo foulard preferito.
Oh, disse Lizzie, e sent l'impulso di prendere la mano
di Rose, ma si trattenne.  molto bello, ripet. Sono felice
che tu possieda qualcosa di lei.
Me lo diede la notte in cui partii. E l'unica cosa appartenuta
a lei che possiedo.
Oh, disse nuovamente Lizzie. Era intollerabile ci che
Rose aveva vissuto, e il dolore non cessava mai. Pens a tutti
gli oggetti di suo padre che possedeva, e anche a quelli di
sua madre. Persino quelli pi banali - forse soprattutto quelli,
come la copia della Valle delle bambole di sua madre, lei si
era sempre chiesta se Lynn non l'avesse tenuta per scherzo
- l'avevano consolata in tutti quegli anni. Vorrei che avessi
di pi, disse piano.
Acqua passata, disse Rose, sbrigativamente, e Lizzie la
conosceva a sufficienza per sapere che dietro quell'espressione
tagliente si nascondeva ben altro.
So che non ne vuoi sentir parlare, inizi Lizzie. Ma l'altro
giorno mi sono accorta di avere un contatto con un avvocato
che  esperto nella restituzione di opere d'arte.
Okay.
Michael Ciparelli. Un tempo lavorava col mio capo, il quale
mi ha detto che  un tipo a posto e un eccellente avvocato.
Credo che valga la pena parlare con lui.
Non credo proprio.
Ascoltami prima. Ha un sacco di contatti e ha un'enorme
esperienza in questo campo. Se ne occupa da molti anni.
Lizzie, non mi interessa, disse Rose, e si spost sul bordo
della sedia, mettendosi dritta e impettita. Devi smetterla
di cercare di convincermi.
Ma perch?, chiese Lizzie. Non riusciva a scrollarsi di
dosso la convinzione di poter migliorare le cose per Rose. Lo
so che non  affar mio,  una tua decisione, ma sento che c'
qualcosa che possiamo fare....
Hai ragione, non  affar tuo, rispose Rose piccata. Tu
non capisci. Non  successo a te. Non so come fartelo capire.
Per quanto tu possa essere dispiaciuta, sconvolta, questa
cosa non  successa a te. Quindi smettila di comportarti come
se fosse cos.
Lo so che non  successa a me, disse Lizzie lentamente.
Davvero Rose credeva che lei presumesse il contrario? Non
mi  mai venuta in mente un'idea simile.
Ma Rose stava scuotendo la testa. Ho un amico, un ex professore
di tedesco. Qualche anno fa sua nipote  andata in
gita scolastica al museo della tolleranza. Come a tutti gli studenti,
anche alla ragazza fu consegnato un documento d'identit
prima di entrare. Il documento risaliva alla Seconda
guerra mondiale e mostrava la foto di un bambino. Su quello
della ragazza era segnato un cognome identico al suo,
disse. Visit la mostra interattiva, piena di video e pulsanti
che si potevano schiacciare. Alla fine del percorso, lei e i
suoi compagni scoprirono il destino del bambino presente
sul documento che gli era stato affidato. La nipote del mio
amico apprese che la ragazza presente sul proprio era morta
ad Auschwitz. Torn a casa con il documento e lo mostr ai
suoi genitori. Suo padre lo raccont al proprio padre. Il mio
amico mi disse che si trattava di sua sorella.
Che cosa terribile, disse Lizzie. Davvero terribile.
Capisci?, disse Rose. Questo per te pu essere un gioco,
ma per me non lo . Perdere il Soutine  stato il meno
che potesse succedermi.
Certo che lo so. Davvero Rose poteva pensare che per lei
fosse un gioco? Era questo ci che pensava di lei? Io non penso
questo; non l'ho mai fatto. So che le nostre vite sono state
diverse. Quello che ho passato io non  niente rispetto a....
Non ne voglio parlare. Rose scand ogni parola.
Mi dispiace tanto. Ma come le era saltato in mente di parlarne?
Se fosse stata lei al posto di Rose, l'avrebbe detestata
allo stesso modo. Forse avrebbe fatto meglio ad andarsene.
Non intendevo essere presuntuosa. Scusami, disse Lizzie.
Vorrei solo poter fare qualcosa.
Davvero? Vuoi davvero fare qualcosa?, chiese Rose, e
mise gi la tazza sul tavolino con fragore. Continui a dirlo
ma mi chiedo se fai sul serio. Perch ci sarebbe qualcos'altro
che potresti scoprire. Ma devi volerlo anche tu.
...
Capitolo 12.

Los Angeles, 1958.

La Eastlake School era situata nella caotica ex residenza in
stile spagnolo di un divo del muto. Era un tiepido pomeriggio
di febbraio, con un cielo terso e luminoso. Rose stava
camminando verso gli uffici amministrativi per prendere
una chiamata di Thomas, quando ud un crescendo di risatine,
un insieme di voci. Pens di aver sentito una voce femminile
dire: Tennyson.
Poi le vide. Raggruppate sui gradini degli uffici amministrativi,
un nugolo di ragazze dalle gambe lunghe in uniforme
con gonne azzurre a pieghe e camicette col colletto bianco.
Avevano tredici, quattordici anni al massimo. Le monetine
brunite dentro la fessura dei loro mocassini luccicavano
al sole. Tennyson, ud di nuovo. A parlare era Helen Peale.
Dovete ammirarlo. Helen aveva abbandonato la sua solita
voce incerta, bassa e gutturale. E comunque non avete
altra scelta al rriguarrdo. Le sue amiche ridacchiarono di
nuovo mentre lei rotava le r trasformando la parola in un
suono comico.
Allora era lei, pens Rose, immobile. Helen la stava imitando.
Rimase ferma sul vialetto a guardare Helen che rideva.
Aveva bisogno di un taglio di capelli, pens Rose. I suoi
capelli castani erano troppo sottili e flosci e quella frangia
non le donava.
Fu allora che Helen si accorse di Rose. Buongiorno,
signora Downes, balbett.
Lei le fece un cenno brusco. Prosegu lentamente verso i
gradini dell'edificio. Cos Helen era un'imitatrice. Rose poteva
essere imitata per molto peggio. La maggior parte degli
insegnanti lo era. Helen era una delle poche studentesse residenti
nel collegio di Eastgate, figlia unica di un padre che
viaggiava costantemente per lavoro e di una madre che aveva
scelto di viaggiare con lui. Aveva poche amiche, Rose lo
sapeva. Faceva del suo meglio per essere accettata.
Eppure prov una stretta al petto, come se Helen l'avesse
seguita fino a casa e spiata mentre era in camera da letto
con Thomas.
Circa due anni prima si erano trasferiti a Los Angeles. Thomas
aveva ottenuto un impiego con la Douglas. L'industria
aeronautica era in piena espansione ed era tutta concentrata
nella realizzazione del Boeing, su al Nord. Non si trattava
pi di sapere se, ma quando la societ sarebbe uscita con il
primo jet per uso commerciale. Rose non aveva avuto la stessa
fortuna in mbito lavorativo. Ma una sera, circa due anni
prima, Thomas era tornato a casa tardi e le aveva detto: Ti
ho trovato un lavoro, un posto da insegnante.
Erano spalla contro spalla nel loro piccolo bagno dalle piastrelle
azzurro acqua. Lui si stava lavando i denti. Un posto
da insegnante?, aveva ripetuto lei incredula.
Lui aveva sputato nel lavandino e aveva guardato il riflesso
di Rose nello specchio. In teoria, si era corretto. In una
scuola molto prestigiosa. Qualcuno ha lasciato il posto nel
bel mezzo dell'anno scolastico e stanno cercando un sostituto
da assumere immediatamente.
Come diavolo sei venuto a sapere di questo posto?. Da
tempo Rose aveva rinunciato all'idea di insegnare. In Inghilterra
non c'erano posti disponibili, n li aveva visti in America.
Si era messa a cerchiare sul giornale annunci per lavori
come segretaria, aveva fatto qualche colloquio fino a quel
momento, due per delle agenzie immobiliari, uno nel settore
pubblicitario, ma niente da fare.
Da Reynolds, che l'ha sentito dalla segretaria di Douglas.
Sua figlia frequenta quella scuola. Eastgate. Un istituto femminile
vicino Beverly Hills.  l da anni. Pare sia un posto niente
male: cavalli, campi da tennis, piscina coperta e scoperta.
Rose era stata tentata di dire che sembrava pi un villaggio
turistico che una scuola, ma la possibilit di insegnare l,
in America, persino la pi remota possibilit, la entusiasmava.
Ci sono anche delle aule?.
Lui l'aveva guardata attraverso lo specchio. Suppongo
di s.
Con uno o due insegnanti ebrei al comando?. Aveva cercato
di dirlo con una leggerezza che non provava.
Questo non lo so. Aveva raccolto un capello caduto nel
lavandino bagnato e poi si era asciugato accuratamente le mani
con l'asciugamano. Anche se non ci crederai, la fede religiosa
degli insegnanti non  stata presa in considerazione.
Lo aveva fissato con un'occhiata. Sai benissimo cosa
intendo.
Lo so, aveva detto. Non ho chiesto. Meglio presentare
semplicemente la candidatura.
Aveva sentito dire che non c'erano molti insegnanti ebrei
assunti nelle scuole private di Los Angeles. (Non  che si
rifiutavano di assumere ebrei, le aveva detto la ben intenzionata
moglie di un collega di Thomas appena si erano trasferiti,
semplicemente non li prendevano in considerazione).
Ma il mondo stava cambiando, amava dire Thomas.
Non abbastanza rapidamente, pensava Rose. Il suo atteggiamento
nei confronti della religione non era cambiato dall'epoca
in cui era una bambina infelice, resa ancora pi infelice
dai Cohen quando cercavano di portarla alla sinagoga chiedendole
di attenersi alle leggi del kasherut. Ma sapeva benissimo
che non era cos che la vedeva il mondo.
Dovrebbero tenere in maggiore considerazione gli ebrei.
Nel Diciannovesimo secolo ogni persona davvero istruita conosceva
l'ebraico, aveva detto Thomas.
Ah, s, i giorni lieti del Diciannovesimo secolo, aveva
detto Rose.
Thomas si era messo a ridere. Quindi domani scriverai a
Eastgate. Digli che conosci il signor Douglas.
Ma io non conosco il signor Douglas.
Ma tuo marito s. Ed  stato lui a dirmi di fare cos.
Lui le aveva dato un'affettuosa pacca sul sedere. Ah, la
mia Rosie. Devi sempre complicarti la vita, eh?.
Aveva fatto una smorfia a Thomas, asserendo che non era
vero, ma una settimana dopo, dietro il volante della Buick
della sua vicina (erano riusciti a malapena a racimolare i soldi
per quel catorcio di Chevrolet di Thomas, figuriamoci una
macchina per lei), Rose si era domandata se Thomas per caso
non avesse ragione. Si complicava davvero la vita? La sua
ansia stava aumentando; che cosa le faceva credere che potesse
ottenere un lavoro come insegnante? Aveva fatto otto
mesi di tirocinio come insegnante in una scuola professionale
di secondo livello a Croydon, sei anni prima. I suoi studenti
erano sedicenni maschi che avrebbero preferito mangiarsi
le unghie per cena piuttosto che recitare un sonetto.
Perch mai avrebbe dovuto ottenere un posto da insegnante
in una prestigiosa scuola di Los Angeles? (Il signor Douglas
mi ha detto che Shirley Temple ha studiato a Eastgate,
le aveva detto Thomas la sera prima. Non mi sei di aiuto,
gli aveva sbraitato contro).
Aveva imboccato la Beverly Glen, dopo Sunset, manovrando
l'auto poco familiare su per le curve dall'asfalto scuro, accanto
alle alte siepi che oscuravano le abitazioni. Gli appezzamenti
erano grandi e le case dovevano essere maestose. Considerato
il suo stato di agitazione, era felice di non poterle vedere.
Il parcheggio di Eastgate era pieno di sfavillanti Cadillac
coup, di Ambassador dalle pinne smisurate. Rose aveva
chiuso la macchina e, camminando lentamente verso l'edificio
principale, era passata accanto a un albero pieno di fiori
di un incredibile color viola-bluastro. Una jacaranda, avrebbe
appreso in sguito.
Una segretaria l'aveva condotta attraverso una porta ad arco
all'ufficio della preside, mentre i tacchi di Rose facevano
troppo rumore sulla pietra lucida. Erano passate lungo un
corridoio sulle cui pareti erano appese le foto delle classi che
si erano diplomate a Eastgate, ragazze dai visi gravi, vestite
di bianco e con un giglio bianco tra le mani. Rose si era resa
conto che Eastgate, nonostante tutto il suo lustro, era una
scuola giovane. Quarant'anni al massimo; un tempo ridicolmente
breve per gli standard inglesi. Gerhard le aveva scritto
di recente di un cantiere non lontano da casa sua dove gli
operai avevano ritrovato, ricoperto di fango, un magnifico
busto di marmo, incredibilmente ben conservato. Rappresentava
una divinit romana, e presto si erano resi conto che
il sito era stato la sede di un tempio duemila anni prima.
Rose proveniva da un luogo con una vera storia. Lei, e non Eastgate,
rappresentava la tradizione.
Signora Downes, aveva esordito la preside, mentre Rose
entrava nel suo ufficio. La signorina Monroe era una donna
sottile dai capelli argentei e dallo sguardo penetrante. Che
piacere conoscerla. La sua voce era piuttosto calda ma rapida,
con solo un accenno di sorriso sul viso sorprendentemente
privo di rughe. Aveva preso la lettera che le aveva
scritto Rose. Come deve aver saputo, siamo in una situazione
un po' difficile.
S, ho saputo, aveva detto Rose. Il signor Douglas lo ha
detto a mio marito che lo ha riferito a me, aveva chiarito Rose.
Ah, s, aveva detto la signorina Monroe. "S, a cosa?",
aveva pensato Rose in preda al panico. Splendida famiglia
i Douglas. Si sfregava il pollice e l'indice della mano destra,
un gesto che sembrava lasciar trasparire una mancanza di interesse
per ci che Rose stava dicendo. Quindi, mi dica delle
sue esperienze. Si  trasferita qui da poco, giusto? Dall'Inghilterra?
E ha studiato l?.
Rose aveva annuito. Ho due specializzazioni, una in letteratura
e l'altra come insegnante. Presso l'universit di Londra,
Bedford College. Aveva parlato molto rapidamente. Era del
tutto consapevole che il tempo a sua disposizione era limitato.
Eppure, non aveva potuto evitare di aggiungere: Non
so se conosca Bedford, ma ha una lunga storia;  stato il primo
college femminile in Gran Bretagna.
No, non lo conosco. So di Oxford e Cambridge,
naturalmente.
Naturalmente, aveva fatto eco Rose. Era interessata solo
a insegnanti laureati a Oxford?
Ma devo dire che mi fa piacere vedere che ha studiato in
Inghilterra. Quando ero alla UCLA studiai matematica con un
professore scozzese. "Siamo troppo morbidi in America,
diceva spesso, e non aveva torto. Qui a Eastgate siamo rigorosi.
Molto di pi della scuola in fondo alla strada con cui siamo
gemellati, direi.
Certo, aveva detto Rose, intuendo uno spiraglio, il rigore
 fondamentale. Ma anche l'impegno, soprattutto con
gli studenti pi giovani. Durante il mio ultimo incarico da
insegnante, aveva detto, e non vedeva motivo di specificare
che era stata la sua unica esperienza, ero in una scuola
maschile e si trattava di un gruppo di giovani piuttosto esuberanti,
per cos dire, perci dovevo escogitare lezioni poco
ortodosse per coinvolgerli. Indurli ad apprendere, che lo
volessero o meno.
E come ha fatto?, aveva chiesto la signorina Monroe, con
i gomiti sulla scrivania e il mento appoggiato alla mano. Per
un attimo era sembrata legittimamente incuriosita.
Utilizzando diversi metodi. Facendogli scrivere numerose
recensioni, aveva spiegato Rose, sentendosi pi sicura.
Film che avevano visto, cibo mangiato al pub; una volta
chiesi loro di scrivere una critica all'operato dell'allenatore
della loro squadra di calcio. Questo ispir pi paragrafi sulle
loro opinioni, pi scrittura di quanto avessi mai visto prima.
La signorina Monroe aveva sorriso leggermente, forse
troppo leggermente? Ma questo non significa che ci discostavamo
totalmente dai classici, aveva aggiunto Rose rapidamente.
Li ho portati a vedere degli spettacoli, Tamburlaine
the Great e La dodicesima notte all'Old Vic. Tutte le settimane
gli facevo recitare delle poesie. Avevo un elenco di
parole, le chiamavo "le terribili venti"; se una parola dell'elenco
veniva scritta con errori di ortografia, gli studenti ricevevano
un voto basso. Loro la consideravano una misura
draconiana, ma alla fine del quadrimestre nessuno confondeva
pi "its" possessivo con la contrazione di "it is".
Immagino che le sue studentesse non abbiano bisogno di questi
stratagemmi.
Non ne sarei cos sicura, aveva detto la signorina Monroe.
Le terribili venti, mi piace. Qui a Eastgate diamo grande
enfasi all'educazione delle ragazze su tutti i fronti: come
essere brave mogli, madri, cittadine in una democrazia.
Certamente, aveva detto Rose con solerzia, l'arte di saper
scrivere una lettera....
Ma a volte facciamo ci a scapito del rigore, aveva proseguito
la preside. Qui dovremmo usarne di pi di quel rigore.
Si era alzata. Le presento due dei nostri insegnanti
d'inglese che le faranno qualche domanda. Ma prima vorrei
chiederle: Downes  il suo nome da sposata?
S, aveva risposto Rose. Cerc di dirlo con un sorriso. Il
colloquio era andato bene. O no?
Ha un accento particolare. Non  nata in Inghilterra, vero?
No. Sono cresciuta in Inghilterra, aveva detto Rose,
pensierosa. Sono nata a Vienna. Forse quello che lei sente  il
mio tedesco che ogni tanto si insinua.
Si  trasferita in Inghilterra durante la guerra?. La voce
della signorina Monroe non era esattamente calda, ma dalle
sue parole traspariva una certa incertezza che, paradossalmente,
fece sentire Rose sicura.
Poco prima. Sono ebrea, aveva detto Rose. Non eravamo
al sicuro. Io e mio fratello espatriammo.
Ah, aveva detto la preside. Capisco. Sa, l'unica volta che sono stata
in Europa era nel '35, prima della guerra. Trascorremmo
qualche giorno a Monaco.  strano quello che a volte si ricorda.
Eravamo andati a fare compere ed eravamo entrati
in un grande magazzino dove stavo ammirando un carillon,
una bellissima scatola smaltata da cui saltava fuori un uccellino.
Sbatteva persino le ali e cantava. Ero cos presa da quella
scatola che non vidi arrivare diversi uomini in uniforme
marrone. Stavano portando fuori un uomo. Stavano dicendo
delle cose... be'... cose contro gli ebrei. Fu terribile. Un
momento vergognoso.
Rose aveva annuito, tesa. Con quanti altri insegnanti la signorina
Monroe aveva detto che doveva parlare?
Abbiamo un insegnante di musica qui, una persona adorabile,
il signor Goldstein. Anche lui originario dell'Europa.
Suona il violoncello. E lo suona cos meravigliosamente bene,
con una tale struggente malinconia che a volte mi chiedo
da dove provenga quel sentimento.
Per Rose era troppo, la compassione, l'attenzione per tutte
quelle ragioni sbagliate. Quella donna pensava di conoscerla,
ma non era cos. Viene dalla musica, aveva detto, le parole
le erano uscite di bocca prima che lei se ne rendesse conto.
La signorina Monroe aveva fissato Rose, sorpresa. Rose si
era guardata i piedi, stretti dentro delle dcollet che indossava
di rado. Aveva parlato di getto. Aveva sprecato la sua
unica possibilit.
Ma ecco che la signorina Monroe aveva teso la mano fresca
e le aveva mormorato: S, la musica, lei ha proprio ragione.
Una settimana dopo Rose era stata assunta.
Poche ore dopo che Rose aveva sentito Helen Peale, la ragazza
entr in classe con insolita vivacit, chiacchierando con
Susan Smith di qualcuno che era stato da Ed Sullivan la sera
prima. Rose si aspettava un mezzo sorriso imbarazzato di
consapevolezza, una forma di tacita scusa. Ma niente. Susan
lasci sbattere la porta dietro di s ed una nuvola di gesso si
sollev nell'aria. Insegnare non consisteva tanto nel fornire
nozioni, quanto nell'esercitare un controllo. Prendete un
foglio. Oggi faremo un test a sorpresa, decise Rose.
Ma ne abbiamo fatto uno la settimana scorsa! ,disse Susan.
Non  giusto, signora Downes.
Questa  la natura dei test a sorpresa, Susan. Non sai mai
quando ne capiter uno, disse Rose, che ancora stava pensando
a che tipo di domande fare.
Signora Downes, ho bisogno di andare al bagno. Posso
avere il permesso?
Potrei avere il permesso, Linda, disse stancamente. E
comunque la risposta  no.
Altre lagne e mugugni: Non  giusto. Era irritante, davvero,
il numero di volte in cui quelle figlie ben pasciute e ben
vestite della classe privilegiata si lamentavano. Helen era silenziosa,
penna alla mano, pronta davanti al foglio. C'era forse
un'aria di sfida in quei solenni occhi scuri?
Siete fortunate, una domanda sola, disse Rose. Le venne
in mente in un attimo. Abbiamo passato molto tempo a
studiare la forma poetica. Ditemi in quale forma  scritto il
documento pi importante del nostro Paese.
Mi scusi, chiese Susan, visibilmente seccata. Di che documento
parla?
Bene, allora si tratta di una domanda in due parti, a quanto
pare. Un documento che ha a che fare con la fondazione
del nostro Paese. Questo  il vostro indizio; un grosso indizio.
E la forma in cui  scritto  un tipo di forma poetica.
Ma non lo abbiamo fatto, si sent mugugnare dall'ultima
fila. Era Annie, una ragazza chiacchierona che raramente
perdeva occasione per lamentarsi.
No, non lo abbiamo fatto, ma vi troverete in guai seri
se tutto ci che sapete fare  ripetere a pappagallo quello
che vi ho detto. Pass qualche minuto; diverse ragazze,
con la schiena curva sopra il tavolo, scrivevano le loro
risposte; altre, compresa Helen, avevano lo sguardo perso
in lontananza. La rinuncia a tentare era qualcosa che irritava
Rose pi di qualsiasi altra cosa. Helen, per cortesia,
vieni qui, disse.
Muovendosi lentamente, Helen obbed. Scrivi la prima
strofa del nostro documento fondativo, disse Rose.
Non... non so cosa intenda esattamente. Helen sbatt le
palpebre, con le morbide labbra socchiuse.
Quindi non provi neanche a indovinare. Non ci hai messo
il minimo sforzo.
Be', non  vero....
No, non voglio sentire storie, disse Rose. Ascolta: We hold
I thse truths / to be / self-ev / ident. Era stanca delle scuse.
Non ne voleva pi sentire. Ma come era possibile che lei, una
straniera, fosse la sola a conoscerla? Sto citando la Dichiarazione
d'Indipendenza. Spero che ne abbiate sentito parlare.
Alcune ragazze fecero dei risolini. Fate silenzio o verrete
anche voi qui, disse Rose. Helen, per cortesia, scrivi.
Helen copi le parole sulla lavagna con lettere grandi e fiorite.
Aveva una bella grafia, Rose doveva riconoscerglielo.
Pentametro giambico, la pi famosa forma metrica della
lingua inglese, disse Rose, abbandonando definitivamente
l'idea del test. Ha contribuito a creare la prosa maestosa
delle fondamenta di questo Paese... del nostro Paese,
disse, anche se non era ancora cittadina americana. Il minimo
che possiate fare  conoscerla.
Per la prima volta dopo settimane, Thomas era rientrato
per cena. Rose decise di ignorare la pila di compiti che doveva
correggere. Pass dal macellaio sulla Robertson e prese un
arrosto. Lo mangiarono con le patate e la salsina, bevvero vino
rosso e aprirono la finestra da cui entrava il leggero odore
di cloro proveniente dalla piscina condominiale che nessuno
usava mai. C'era una strana, meravigliosa dissonanza tra la
robusta cena che avevano consumato e il calore tropicale che
pervadeva la stanza. Rose si sporse sopra la tavola di linoleum
apparecchiata e deposit un bacio sulle labbra di Thomas.
E cosa avrei fatto per meritare questo?, chiese lui estasiato.
Mi hai sposata. Grazie a Dio. Era una considerazione che
faceva spesso ma che esprimeva di rado. Rose non era propensa
ai voli pindarici, ma era convinta che se non fosse andata
in quel negozio di antiquariato in Old Bond Street, se
non fosse stata alla ricerca del fattorino, sarebbe stata ancora
a lavorare per il signor Marks, vivendo ancora da sola nel
suo minuscolo appartamento di Belsize, senza sapere che era
di fatto capace di una simile felicit.
Bene, signora Downes, il piacere  tutto mio. Ancora, ancora
e ancora. Thomas la baci a sua volta. Ho te e le mie
bellissime tazze nuove; cosa posso volere di pi?.
Lei rise un po', scuotendo la testa. Sarebbe questo il tuo
modo per chiedere una tazza di t?
S, grazie, disse, e lei and ad accendere il bollitore. La
settimana prima Thomas aveva subto un piccolo intervento
al dente e, una volta terminato, lui e Rose erano tornati a
piedi al parcheggio su Beverly Drive. Di fronte a Nate 'n Al,
dall'altra parte della strada, Thomas si era fermato davanti
a un piccolo negozio di antiquariato che aveva in vetrina
un'armatura completa. Ne ho sempre desiderata una cos,
aveva detto biascicando le parole per effetto dell'anestetico.
Tu sei fuori di senno, gli aveva detto lei, ma in modo affettuoso.
Erano entrati nel negozio e Thomas era tutto un uhh
e poi ohh per qualsiasi cosa vedesse - l'armatura, un elefante
di bronzo, un carrello per il t in argento - con Rose che
continuava a dire che l'anestetico gli aveva dato alla testa;
quando a un certo punto aveva visto delle tazze da t in una
vetrinetta. Persino Rose dovette ammettere che erano meravigliose,
dipinte a mano di verde pallido con una spruzzata
di fiorellini gialli e blu e una foglia dorata sul manico delicato.
Sono delle Minton, aveva detto Thomas leggendo il
cartellino. Porcellana della fine del 1800. Mia madre aveva
sempre desiderato un servizio da t Minton.
Fammi vedere, aveva detto, dal momento che il cartellino
mostrava anche il prezzo: centoventicinque dollari per
tutto il servizio. Una somma assurda per sei tazze assolutamente
frivole. Thomas aveva rivolto a Rose un'occhiata solenne.
Le voglio, aveva detto - a dimostrare che tutto quello
scherzare sull'effetto dell'anestetico non c'entrava nulla. Lei
aveva acconsentito con un cenno del capo e un attimo dopo
lui stava compilando l'assegno.
Dobbiamo usarle spesso, disse in quel momento.  l'unico
modo per giustificare questa spesa folle. Poteva prenderlo
in giro, di tanto in tanto, ma quelle tazze gli ricordavano
sua madre. Proprio lei non avrebbe mai potuto dire di no.
Ah, Rosie, disse. Di tanto in tanto dobbiamo concederci
qualcosa di frivolo. Mi rende felice. Cosa potremmo comprare
per farti felice?
Pi tempo, disse lei, quando il telefono squill.
Casa Downes, rispose Rose, tenendo il ricevitore, macchiato
di unto, lontano dall'orecchio.
Parlo con Rose Downes?, chiese una voce spumeggiante.
Con chi parlo?
Oh, che piacere parlare con lei! Ho chiamato anche prima,
ma non mi ha risposto nessuno e allora ho pensato "Povera
ragazza, sar cos occupata, cos terribilmente occupata,
per essersi appena trasferita qui, senza conoscere nessuno".
Ma per fortuna eccoci qui, a parlare!
Certo, riusc a dire Rose, troppo confusa per confutare
quella caratterizzazione: appena arrivata? Povera ragazza?
Mi scusi, ma chi  lei?
Oh, non glie l'ho detto? Mi perdoni! Sono Dotty Epstein,
la moglie di Kurt Epstein, il mio nome da ragazza  Dotty
Gimbel, i Gimbel di Filadelfia, non quelli di New York, ma
stessa parentela, loro sono i miei cugini. Parlava con tale
gaiezza e rapidit, come se da un momento all'altro una seconda
voce - un altro amico od un altro cugino - potesse aggiungersi
alla conversazione. E lei  Rose Downes, la sorella
di Gerhard Zimmer, dico bene?
S, sono io, disse Rose. Ma mi scusi, io non la conosco.
Gerhard? Cosa c'entrava Gerhard?
Suo fratello non gliel'ha detto?
Detto cosa?
Oh, questo deve essere assolutamente incredibile per lei!.
Lo disse con una tale allegria che Rose sent che un'eventuale
obiezione, anche la pi pertinente, sarebbe stata presa come
qualcosa di personale, rovinandole tutto il divertimento.
Mio marito, Kurt Epstein, e Gerhard sono andati a scuola
insieme a Vienna. Una vita fa, naturalmente. Le dice qualcosa
questo nome?
Come? No. Rose sent l'impellente desiderio di sedersi.
Si appoggi alla porta del frigorifero. Kurt Epstein? Chi? Il
pensiero di qualcuno da Vienna, l a Los Angeles, la riemp
di una terrificante aspettativa.
Bene, lui dice di ricordarsi di lei, di quando era bambina.
A ogni modo, Kurt era oltreoceano per lavoro; sa,  un regista.
Dotty abbass la voce, come se stesse per condividere
un delizioso segreto. Si trovava a Londra quando ha incontrato
per caso suo fratello. Non si vedevano da quando erano
bambini, praticamente. Quando ha saputo che si era appena
trasferita a Los Angeles....
Non appena, interruppe Rose, sono qui da due anni.
Thomas, che stava gettando gli avanzi nella spazzatura, la
guard con aria inquisitoria. Lei agit la mano, a indicare che
non era nulla. Non aveva voglia di spiegare.
Noi siamo qui da pi di dieci anni e conosciamo cos tante
persone di Vienna. Deve assolutamente venire a trovarci.
Siamo a Brentwood. Lei dove si trova?
Mid-Wilshire, rispose Rose, sentendosi sollevata al pensiero
che abitavano in quartieri diversi, a trenta minuti di
macchina l'una dall'altra.
Ah, vicino al Wilshire Boulevard Temple! Beati voi.
S, disse Rose, senza sapere esattamente perch stesse dicendo
di s, ma trovando impossibile dire di no.
Siete gi membri?
Cosa? No.
Allora deve assolutamente unirsi a noi. Le presenter il
rabbino Magnin.  una persona meravigliosa e accattivante,
raffinata direi, non come la maggior parte dei rabbini. Ci
conosciamo da molto tempo, la mia famiglia e la sua famiglia
si frequentavano - l'attivit al negozio, sa. Ma perch le
sto parlando del rabbino Magnin? La chiamavo per invitarvi
questa domenica pomeriggio. Ci saranno alcuni amici, altri
espatriati, per un caff e dei dolci. Sarebbe bello se veniste.
Oh, sembra delizioso, disse Rose, ma non possiamo.
Si sforz di sembrare dispiaciuta.
Oh, disse Dotty. Ma dovete, assolutamente. Kurt ne sarebbe
terribilmente dispiaciuto, e anch'io.
Non possiamo, non questa settimana, almeno, disse
Rose. Ma la ringrazio per l'invito. Pi si sentiva tesa e pi
si comportava in maniera affettata. Non voleva essere scortese,
ed era certa che Thomas le avrebbe detto che era una
sciocca - "Non sei neanche un po' curiosa? Forse lo riconosci
quando lo vedi". Ma qualsiasi tipo di curiosit avesse,
veniva annientata dalla sua ansia. Perch la gente supponeva
che, solo perch era nata in una particolare citt e per una
particolare serie di circostanze, avrebbe voluto socializzare
con altre che condividevano le stesse condizioni?
Vuol dire che verrete un'altra volta, disse Dotty. Sono
degli incontri molto piacevoli, glielo garantisco.
S, certo. La prossima volta, disse Rose, riattaccando
immediatamente.
Chi era?, domand Thomas.
Quella, disse Rose, era una forza della natura. Una donna
di nome Dotty Epstein. Dice che suo marito, Kurt, potrebbe
aver conosciuto mio fratello ai tempi di Vienna.
Potrebbe?, chiese Thomas.
Conosceva, si corresse Rose, lisciando una tovaglietta da
t sul ripiano della cucina. Conosceva mio fratello Gerhard.
A quanto pare si sono incontrati per caso a Londra di recente.
Non so perch Gerhard non me l'abbia accennato nella
sua ultima lettera.  tipico di lui non dire le cose.
Quindi questi Epstein vivono qui a Los Angeles e ci hanno
invitato a casa loro. Perch hai detto di no? Non abbiamo
niente da fare domenica.
Non so, disse Rose. Continuava a pigiare sulla tovaglietta,
piegandola in tre parti. Non volevo andarci.
Perch no? Potrebbe essere piacevole.
Semplicemente non ne avevo voglia, disse in tono querulo.
Certo che Thomas pensava che potesse essere piacevole;
Thomas, che vedeva le brutture del mondo e non se ne
sottraeva, che riusciva ad essere un ottimista per il semplice
fatto di essere dall'altra parte. Lei non era come lui. Immagin
come dovesse essere incontrare delle persone di Vienna,
rispondere a domande sulla scuola che aveva frequentato,
sul quartiere in cui viveva la sua famiglia, e sebbene quelle
domande fossero innocue, la loro semplice eventualit gliele
faceva sentire ostili. Aveva undici anni quando era partita,
non era una bambina piccola, ma c'era poco che ancora
ricordasse. Aveva una foto della sua famiglia, scattata alcune
estati prima che lei e Gerhard partissero. Stavano su un ponte
sul fiume a Bad Ischi, con suo padre che guardava qualcosa
fuori dall'inquadratura. Sua madre aveva gli occhi fissi
nella camera, una mano sulla spalla di Gerhard (era quasi
alto quanto lei all'epoca) e l'altra sulla piccola testa di Rose
coperta da un fazzoletto. Rose era l'unica che sorrideva. C'erano
molte ragioni per cui non riusciva a guardare quella foto,
ma la principale era che non riconosceva quella ragazzina.
Ora Rose aveva le braccia incrociate sul petto, cercava di
trattenere le lacrime. Thomas conosceva quel gesto e disse:
Oh, Rosie per poi prenderla tra le braccia.
Sto bene, disse. Davvero. Ed era vero, l con lui.
Respir tra i suoi capelli e le disse: Va bene, allora.
Pi tardi quella sera, a letto, quando Thomas la cerc, lei
si ritrasse. Venerd vado dal medico per avere il nuovo diaframma...
ti ricordi?
Be', ci sono delle cose che possiamo comunque fare, disse,
mordendole scherzosamente il labbro inferiore. Sent il
sapore torbato del suo whisky. Thomas era piccolo ma agile;
i loro corpi si adattavano l'uno all'altro.
Lei chiuse gli occhi. Thomas era sempre riuscito a farla stare
bene. Sentiva il desiderio quando lui la toccava e attendeva
con impazienza che la mente si placasse.
Ora, per, gli stava parlando appoggiata al suo petto: Thomas,
non possiamo.
Lo so.  solo che.... E si allontan, sdraiandosi sulla
schiena. Pensavi che l'avrei fatto?, disse rivolto al soffitto.
Cos? Dopo tutti questi anni?
No, disse lei. Non lo so. Volevo essere sicura.
S, disse categorico. Puoi esserne sicura.
Avevano deciso. Prima di sposarsi avevano deciso. Rose se
ne era voluta assicurare. Quando lei glielo aveva detto, quando
era stato finalmente chiaro che il suo "non posso avere figli"
in realt significava: "non voglio avere figli"; quando aveva
cercato di spiegarsi, aveva raccontato di quando andava al
cinema. Adorava il cinema. C'erano cos tante cose che le piacevano:
lo schermo immenso, i sedili di velluto, il brusio di attesa
mentre le luci calavano e la musica attaccava. Eppure, ogni
volta che andava al cinema, seduta in una sala buia e piena di
sconosciuti, avvertiva un attacco di panico e combatteva contro
l'impulso di fuggire. Perch se ne stavano tutti l seduti insieme,
cos vicini, cos calmi? Che cosa li rendeva capaci di fare
una cosa simile? E se qualcuno da qualche parte avesse fatto
qualcosa di terribile?
Thomas aveva ascoltato. L'aveva lasciata parlare, senza fare
domande. Lei lo amava per questo.
Mi sento cos fortunata con te, gli aveva detto allora.
Cos eccezionalmente fortunata. Sentiva che qualcosa di
appuntito le era rimasto bloccato in gola e, per quanto ci
provasse, non riusciva a mandarlo gi. Ho paura di rovinare
tutto. Questo era ci che si avvicinava di pi alla domanda
che aveva il terrore di fargli: come  mai possibile
proteggere chi ami?
Anche lui lo sapeva, naturalmente. Per tu ci vai al cinema,
le aveva detto piano. Non eviti di farlo.
Lei aveva fatto cadere la sua mano. Non sto parlando
del cinema, aveva detto. Erano nella loro minuscola
stanza di Belsize, allora. Ricord di essersi concentrata sul
clangore del termosifone, focalizzandosi l e non sulle parole
di Thomas.
A volte credo che tu sia convinta di non meritare questo.
Ma non  cos, aveva detto. Tu hai la tua vita. Possiamo
avere una vita insieme. Dobbiamo provare.
Ma io ci sto provando.  solo che non voglio avere figli.
Non voglio.
Io s, per, aveva detto, e con questo, era uscito. Aveva
trascorso circa una settimana pietrificata dalla paura. Ma lui
era tornato. Ti amo, le aveva detto.
Ora, circa dieci anni dopo, lei tocc il marito, un corpo che
conosceva come il proprio. Voleva montare su di lui, sentirsi
completamente avvolta. Ti amo, disse, abbracciandolo,
ma Thomas si volt dall'altra parte.
Anche io ti amo, disse. Domani ho una giornata lunga
e spense la luce del suo comodino. Rose rimase sola nel
buio, una solitudine molto pi acuta perch sapeva di essere
stata lei a procurarsela.
Due giorni dopo inizi a piovere. Una pioggia incessante,
una pioggia che sembrava una forza sovrannaturale. La citt
non era costruita per sopportare un simile diluvio: Olympic
e Pico furono inondate, seguirono frane e smottamenti.
La strada statale fu chiusa. Gran parte di ci che avvenne
Rose e Thomas lo seppero dai giornali e dalla televisione, grati
per il loro appartamento al secondo piano vicino Fairfax.
Quella mattina, quando Rose usc per andare al lavoro,
pass accanto all'edificio del custode, il signor Osaka,
diretta all'ingresso. Guida con questo tempaccio, signora
Downes?, chiese Osaka, mentre lei attraversava di corsa
l'ingresso per raggiungere il parcheggio scoperto. La pioggia
battente creava un gran frastuono sul tetto della macchina,
scrosciando contro il suo ombrello. Vedeva a fatica.
Proprio mentre cercava di tenere sia l'ombrello che le chiavi (lei
e Thomas avevano comprato una Chevrolet usata dopo che
aveva iniziato a insegnare a Eastgate: Una famiglia con due
macchine, aveva detto Thomas. Adesso siamo dei veri angelenos)
qualcosa cattur il suo sguardo. Era poco pi che
un'ombra. Una pompa scartata da uno dei lavori del signor
Osaka? Il tubo inizi a muoversi: un serpente, luccicante sopra
le profonde pozzanghere e butterato dalla pioggia. Un
serpente vivo in movimento. Era di un marrone ramato e ondulava
agevolmente sulla superficie dell'acqua.
Rose rimase a fissarlo, irrigidita. Il sudore stava iniziando
a scenderle lungo la schiena, le caviglie erano bagnate per la
pioggia, ma lei neanche se ne rese conto, stordita dalla paura.
Non aveva mai visto un serpente vivo prima. Non era piccolo.
Lo guard oscillare sotto un'auto vicina. Poi attravers
di corsa le pozzanghere e torn nell'ingresso.
Il custode stava ancora dentro, in cima ad una scala, a sostituire
una lampadina.
Signor Osaka, c' un serpente nel parcheggio.
Oh?.
Lei annu, respirando rumorosamente. Si strofin con la mano
la guancia bagnata. Chi chiamiamo? Chi  che rimuove
i serpenti in queste situazioni?. Cerc di ridere.
Se ne andr via da solo. A volte con la pioggia escono fuori,
disse il signor Osaka scrollando le spalle. Altre per via
del caldo; anche la siccit li fa uscire.
Quella era Los Angeles per Rose. Un paesaggio surreale,
sia che fosse la pioggia, i Santa Ana, i coyote che vagavano
per i canyon frastagliati, gli incendi boschivi, i fiori di cactus
che sbocciavano inspiegabilmente dalla roccia e dalla polvere.
Anche nei suoi numerosi giorni di splendore, la bellezza
di Los Angeles conservava un'asprezza di fondo. Non c'era
nulla di morbido in essa, e a lei piaceva; le linee aguzze
della citt e il cuore selvaggio che cercava inutilmente di nascondere.
Los Angeles si era fatta da sola. Tutto era importato:
l'acqua che arrivava dal nord attraverso gli acquedotti,
le palme per cui la citt era famosa. Tutti e tutto l provenivano
da un altro luogo.
Quando riusc a guidare attraverso il caos che si era creato
sulla Sunset, raggiungendo finalmente Eastgate, c'erano solo
cinque studentesse in seconda, e quattro in terza. A mezzogiorno
l'amministrazione aveva deciso di chiudere la scuola
nel pomeriggio. La classe era fredda e i termosifoni spenti,
quasi fossero risentiti per il fatto che a loro toccava lavorare.
Ma Rose aveva deciso di rimanere per correggere dei
compiti e preparare alcune lezioni. Aveva il terrore di guidare
fino a casa.
Alle due, dieci minuti dopo l'inizio di quella che solitamente
era la sesta ora, Rose sent dei passi e poi bussare alla porta
aperta. Vide Helen Peale con addosso un poncho di plastica
giallo totalmente zuppo.
Lo so, sono in ritardo, disse Helen.
Ma non hai saputo?, le chiese Rose. Le lezioni sono state
sospese.
Lo so, disse Helen. Rimase sulla porta, con la plastica
che si accartocciava quando si muoveva, in un triste giallo
brillante. Per sono venuta lo stesso. Eccomi qui. In quel
poncho sembrava pi una bambina di dieci anni che una ragazza
di quattordici.
Bene, allora, disse Rose con un sospiro. Togliti quella
roba bagnata di dosso; stai gocciolando per tutta la mia classe.
Helen appese il poncho e and a sedersi al suo posto,
ma Rose le fece cenno di venire in prima fila. Vieni al posto
di Susan. Non c' motivo di nascondersi laggi. Porta il tuo
libro di Versificazione e vai a pagina novantatr.
Helen aveva un'espressione solenne mentre studiava il libro.
Fuoco e ghiaccio di Robert Frost.  una poesia compatta,
ma non piccola, disse Rose. Gli studiosi dicono che
Frost avesse in mente l'Inferno di Dante quando la scrisse.
Chiese a Helen di leggerla ad alta voce. Il suono della voce
chiara e fanciullesca di Helen che recitava i versi di Frost,
combinato al ritmico tamburellare della pioggia sul tetto,
fece s che Rose sentisse un certo calore. Erano sole in classe;
erano le uniche due persone in tutto l'edificio?
Come crede che sia la fine del mondo?, chiese Helen
una volta finito.
Una domanda terribile, ma Helen la pose in maniera spontanea.
Rose ricordava quando a Leeds, seduta sul suo letto,
in attesa delle lettere che non arrivarono mai, pensava:
"Come posso andare a scuola e studiare? Come posso andare al
cinema e divertirmi?". Non ne ho idea, disse Rose.
Helen non disse nulla, e poi: Mio padre  morto.
Cosa?
Mio padre  morto. Ripet pazientemente le parole. Due
settimane fa. Un incidente in barca, alle Hawaii.
Oh, Helen, ma  tremendo. Mi dispiace tanto. Rose si
avvicin alla ragazza, si abbass verso di lei cos da guardarla
negli occhi. Avrebbe voluto saperlo prima; perch l'amministrazione
non gliel'aveva detto? La faceva arrabbiare il
fatto che non l'avessero avvertita.
Va bene, disse Helen, tenendo tra i denti la punta di una
ciocca di capelli, senza guardare Rose. Sto bene. Non lo vedevo
comunque da un sacco di tempo.
Dov' tua madre?
Ancora alle Hawaii. Rimarr l per il momento. Non vuole
tornare. Non mi vuole.
Sono sicura che non  cos, insist Rose, nonostante ci
che sapeva della famiglia.
Helen scroll le spalle e sorrise, quel tipo di sorriso dolce e
triste che i bambini fanno agli adulti che non comprendono
la situazione, un'espressione che Rose riconobbe perch l'aveva
avuta anche lei. Non  tornata. E io sono ancora qui.
Be', anche io sono qui, disse Rose. Una cosa assurda da
dire, perch dove stava lei se non in una fredda aula con una
lavagna polverosa e ritratti raggrinziti di Dickinson e delle
Bront appesi alle pareti? Che cosa poteva offrirle? "Ha bisogno
di sua madre", pens Rose, infuriata; perch se c'era
una cosa che sapeva per certo, era proprio quella. Ma eccole
l, tutte e due. Rose stessa sarebbe potuta essere una misera
sostituta di ci di cui Helen aveva bisogno, ma sper che
per il momento la sua presenza fosse sufficiente.
Quella sera, a casa, due aerogrammi attendevano Rose. Il
primo era dalla signora Cohen e conteneva una notizia non
inaspettata: il signor Cohen era mancato due settimane prima.
Era malato di cancro ai polmoni da pi di un anno. "Il
funerale  stato semplice, come avrebbe voluto lui", scriveva la signora Cohen. "Ti ricordava con affetto e spero tu fa-
"Ti ricordava con affetto e spero tu carai altrettanto con lui".
Sarei dovuta tornare, disse Rose a Thomas. Avrei dovuto
vederlo pi spesso. Perch non era stata capace di essere
pi gentile dopo tutto ci che aveva fatto?
Lui sapeva ci che provavi, disse Thomas.
Non ne sono cos sicura. Con un sospiro, si rivolse alla
lettera di suo fratello. Gerhard parlava di una riunione con
i distributori a Edimburgo e della speranza che i crocus del
suo giardino fiorissero presto. "Isobel vuole che ti dica quanto
sia sconvolta per ci che si legge sui giornali riguardo al
Sud, mentre Harry vuole sapere quando potr venire in California
per incontrare Betty Grable", scriveva Gerhard.
"L'altro giorno, a Kings Cross, mi  successa una cosa incredibile. Ho
visto un uomo magro, di mezz'et, che mi fissava. Mentre pensavo al
perch quel tizio mi stesse guardando, lui si  voltato e io mi sono accorto
che aveva circa la mia stessa et, per nulla anziano, e poi ha pronunciato
il mio nome".
Gerhard proseguiva raccontando ci che Rose gi sapeva:
che Kurt Epstein viveva a Los Angeles e che lavorava nell'industria
dello spettacolo.
"Gli ho detto che anche tu vivi l e lui mi ha immediatamente chiesto
il tuo numero di telefono. Dice che si ricorda di te da quando eravamo
bambini.  stato cos strano e surreale rivederlo. Come se fosse piombato
gi dal passato. Spero ti chiami".
Cosa dice Gerhard?, chiese Thomas.
Mi ha scritto del suo giardino, disse Rose.  tutto preso
dai suoi crocus.
Una settimana dopo, quando Dotty Epstein chiam parlando
della Sachertorte che aveva preparato e del famoso attore
che sarebbe venuto quella domenica e del fatto che Rose dovesse
assolutamente unirsi a loro, lei rispose di getto. Ci saremo,
disse, pensando sia al signor Cohen che a Helen Peale.
La casa di Kurt e Dotty a Cliffwood assomigliava ad una versione
ridotta dell'edificio principale di Eastgate; in stile spagnolo
con tetto in tegole rosse, stucco color crema, fiori rampicanti
lungo i muri di recinzione. Rose e Thomas si diressero
verso l'ingresso principale con quasi venti minuti di ritardo.
Erano stati rallentati dal traffico, ma la colpa era stata
soprattutto dell'indecisione di Rose. Aveva impiegato pi
del solito a prepararsi, optando alla fine per una gonna a tubo
di tweed e un twin set color crema.
Scommetto che nessuno qui ha mai letto Thomas Hardy
a parte te, disse Thomas, stringendo la mano di Rose per
rassicurarla. Solo la sera prima le aveva detto: "Non ci devi
andare se non vuoi".
Tu, non hai letto Thomas Hardy.
Rise. Appunto.
La porta si spalanc. Rose Downes! Thomas Downes!
Venite, entrate. Dotty Epstein di persona era persino pi maestosa
e imponente: le sue forme voluttuose, il motivo floreale
del suo abito, i grandi occhiali da sole che teneva tra le
mani. Schiocc a Rose un bacio sulla guancia.
Hai un aspetto davvero incantevole. Che bella questa gonna
con il golfino. Il tono di Dotty stava ad indicare che riteneva
l'abbigliamento di Rose carino nello stesso modo in cui
era carino un bambino con dei pantaloncini: grazioso nella
sua stranezza e totale irrilevanza. Attraversarono una serie di
stanze: biliardo, studio, soggiorno, diceva Dotty, segnalandole
con la sua mano fresca di manicure. Il bagno  a sinistra.
Staremo fuori, perch oggi  una bella giornata e non
se ne pu fare a meno.
Rose e Thomas seguirono Dotty attraverso la vetrata scorrevole
verso l'esterno inondato di luce. Rose non aveva portato
gli occhiali da sole - non aveva pensato che sarebbero
stati all'aperto - perci rest per un po' a sbattere le palpebre,
prima che gli occhi si abituassero e riuscissero a vedere
i dettagli del gazebo bianco situato vicino alla piscina a forma
di fagiolo piena di acqua lucente sotto la luce del sole.
Vi erano decine di persone che gironzolavano; gli uomini in
completo chiaro e le donne con ampie gonne luminose che
frusciavano a ogni piccolo movimento.
Kurt deve essere qui, da qualche parte, disse Dotty.
Kurt?.
Un uomo emerse dall'ombra di un gazebo, alto ma di corporatura
slanciata, in un pallido completo estivo. Quando vide
Rose, si port la mano alla bocca. La sorellina di Gerhard!
Sei proprio tu?
S, sono io, disse. Era strano; non lo riconobbe affatto, ma
vedendolo avvert un certo stordimento. Aveva delle sopracciglia
spesse che accentuavano i suoi espressivi occhi scuri, un
incisivo scheggiato che non faceva che aumentare il suo charme.
Era senza dubbio un bell'uomo, nulla a che vedere con
i pochi ragazzi che ricordava dalla sua giovinezza a Vienna.
Ah, non assomigli a tuo fratello, per tua fortuna, ma ti
giuro che ricordo il tuo viso. Non ti vedo da pi di vent'anni,
ma il tuo viso lo ricordo bene!. Rise mentre diceva ci,
afferrando la mano destra di Rose tra le sue. Erano fresche,
nonostante il sole.
Mi riesce difficile crederlo. Avevo undici anni quando
partii.
Ci sono molte cose che  difficile credere, disse, lasciando
andare la sua mano. Lui le sorrise e c'era qualcosa di intimo
in quel sorriso, diretto solo a lei, che le fece dire: Temo
di non ricordarti. Sapeva di apparire scorbutica, ma sent il
bisogno di difendersi.
Sei perdonata, disse Kurt, e rise di nuovo. Il mondo 
piccolo, dopo tutto.
Kurt, questo  il signor Thomas Downes.  un ingegnere
alla Douglas Aviation. Dotty fece una pausa significativa.
Un importante ingegnere. Lavora sui jet.
Davvero?, disse Kurt pigramente.
Non sono un ingegnere importante, disse Thomas,
arrossendo, non direi.
Non essere modesto, dichiar Dotty. Non  ammesso
nulla di tutto ci in questa casa. Rose non ricordava di aver
detto a Dotty dove lavorasse Thomas, e tanto meno che fosse
un ingegnere. Come lo aveva scoperto? E il mio Kurt 
un acclamato sceneggiatore, disse Dotty.
Acclamato, ripet Kurt, sollevando un folto sopracciglio,
 una possibile definizione.
 la mia definizione, disse Dotty, intrecciando le sue mani
a quelle del marito.
Quali film hai scritto?, domand Rose.
Hai visto The Thing?
The Thing?, chiese Rose perplessa.
S, i film della serie The Thing: The Thing Escapes, The
Thing Returns. Adesso sto lavorando a The Reign of the Thing.
Ne hai visto qualcuno?.
Rose scosse la testa. No, non credo. Mi spiace.
Non dispiacerti, disse. Sarei stato sorpreso del
contrario.
Perch dici cos? Sono dei film spiritosi e meravigliosi,
disse Dotty.
Sai, ne ho visto uno qualche anno fa, disse Thomas.
Niente male. Davvero. Complimenti.
Grazie, disse Kurt con un piccolo inchino.
Che cos' The Thing?, chiese Rose.
Che intendi?
 una persona? Un mostro, una figura immaginaria?
Non lo sappiamo, disse Kurt con un sorrisetto sardonico.
Ecco perch continua a tornare.
Bene. Potremmo parlare tutto il giorno di The Thing, ma
venite adesso, disse Dotty. Venite a prendere qualcosa da
mangiare.
Sotto il gazebo, oh, c'era una tale abbondanza, un'incredibile
variet di dolci: Sachertorte al cioccolato fondente, come
aveva promesso Dotty, dolcetti ai semi di papavero e un
vassoio di biscotti alle mandorle spolverati di zucchero a velo,
e poi degli eleganti petit four a forma di fiorellini viola.
C'era una grande caffettiera d'argento circondata da file di
tazzine di porcellana impilate una sopra l'altra e poi diverse
brocche con l'acqua accompagnate da alti bicchieri per aiutare
la consumazione di tutte quelle delizie proprio come - Rose
se ne ricord improvvisamente - amava fare suo padre.
Si sistem su una poltrona, tenendo in equilibrio un piatto
con una fetta di Sacher, bevendo il caff forte ed ascoltando
un compositore (molto bravo, le aveva sussurrato Dotty
in un orecchio) che parlava del teatro dell'opera di Vienna
e delle urla struggenti dei coyote che la notte sentiva dalla
sua casa sulle colline. Thomas era impegnato in una conversazione
con un uomo corpulento sui viaggi aerei, mentre
l'avvenente consorte cercava di non sembrare annoiata (
la sua terza moglie, Dotty inform Rose).
Hai chiesto al tuo analista?, Rose sent chiedere a Dotty
da un uomo con i baffi.
Oh, non risponderebbe mai, disse Dotty.
Ecco perch vado ogni mese da Menninger, in Kansas,
disse lui. Per avere un analista con una mente cos incredibilmente
astuta, vale la pena fare il viaggio.
Il compositore chiese a Rose:  pi tornata a Vienna?
Io?. Scosse la testa. No. Dopo un momento chiese:
Lei?
No, disse. Perch dovrei?  proprio come dice Wilder:
"Gli austriaci sono riusciti a convincere il mondo che Beethoven
fosse austriaco ed Hitler un tedesco". Non ci si pu
fidare di loro.
No, disse piano. Ha ragione. Rose sentiva caldo con la
gonna di tweed. Le faceva male la testa. Non avrebbe dovuto
prendere quella seconda tazza di caff. Si alz per costeggiare
la piscina, diretta verso la casa. Per fortuna all'interno
l'aria era pi fresca, avvolgente. Ritrov il bagno, ma era occupato.
Aspett. Un attimo dopo si apr la porta e usc Kurt.
Oh, ciao. Un sorriso illumin il suo bel viso. Aveva una
mano contro lo stipite della porta. Ti stai divertendo?
S, molto. Grazie. Indic la porta. Scusami....
Lui si fece pi vicino. Non erano n all'interno del bagno,
n nel corridoio. Speravo di trovarti da sola. Hai uno sguardo
cos particolare. I tuoi occhi... sono belli. Mi ricordano
quelli di Adele. La sua voce era amabile.
Chi era Adele? Scusami..., balbett Rose. Kurt manteneva
il suo sguardo fisso fu di lei. Si spost, sentendosi a disagio.
Thomas doveva essere ancora fuori. Non avrebbe dovuto
ricordarlo a Kurt.
Una somiglianza davvero sbalorditiva, disse lui. I suoi
vestiti emanavano un leggero odore di fumo. Avrebbe potuto
passargli accanto, ma non lo fece. Sei graziosa come lei.
Non di questo mondo, come lei.
Rose era troppo sbalordita per dire qualcosa. Alla fine mormor:
Devo... dovrei andare.
Certo. Ma si sporse in avanti e lei non si mosse. Le sfior
le labbra con le sue. Erano fredde ed asciutte. Fu un attimo e
poi, tutto finito.
No, non lo fare, disse lei, a cose fatte.
Lui la guard, sorrise e scroll le spalle. Poi se ne and.
Rose non si rese conto di quanto tempo fosse rimasta nel
bagno, nel tentativo di placare il cuore che batteva impazzito.
"Non  importante", si ripeteva severamente, ma era una bugia.
Si sciacqu il viso, una volta, due volte; si sistem i capelli,
si guard allo specchio. A Thomas sarebbe bastata un'occhiata
per capire. Alla fine usc. Nel corridoio sent: Rose?.
Dotty era in cucina a tagliare arance in quattro quarti per
aggiungerle a una brocca di vetro gi piena di limoni, sul
fondo. Sangra, spieg. Non si pu prendere solo caff
e Sacher tutto il tempo. Dentro, senza cappello e occhiali
da sole, senza un pubblico, sembrava pi piccola. Sono felice
che tu sia qui. Era Kurt quello con cui parlavi prima?.
Rose annu.
Sta bene?
S, disse Rose velocemente. Certo.
La mano di Dotty guidava il coltello, zac, zac, zac. Conoscevi
Adele da piccola?
Prego?, disse Rose di getto.
Adele. La conoscevi?.
Scosse la testa. Era stata troppo rapida nel rispondere?
Perch avrebbe dovuto conoscerla? Chi ?
Sua moglie, disse Dotty, versando lo zucchero attraverso
un imbuto nella brocca, una candida striscia di neve. La
sua prima moglie.
Oh, disse semplicemente Rose. Non era sicura di voler
sapere altro.
Dotty mescol il contenuto della brocca. Non sollev lo
sguardo. Erano fidanzatini a Vienna. Pensavo che forse tu
la conoscessi; sono certa che tuo fratello la conosceva. Lei
e Kurt erano follemente innamorati. Si sposarono, al campo.
Avevano diciannove anni. Poi lei si ammal di polmonite
e mor.
Non lo sapevo, disse Rose. Era inconcepibile. Tutte quelle
storie lo erano: quella di Kurt, dei suoi genitori, ognuna
spaventosa a modo suo.  terribile.
Gi, disse Dotty. Solo allora smise di mescolare.  terribile.
A volte grida nel sonno: "Adele, Adele!". Ha una tavola
ouija. So che prova a mettersi in contatto con lei. Ma di
lei con me non parla. Torn a occuparsi della sangra, dandogli
una vigorosa mescolata. Continuo a ripetermi che 
tutto finito, ma non  cos. Quando finir?.
Rose guard la brocca piena di frutta, un premio cos colorato
e ottimista, e si ritrov a pensare a quei giorni cupi dopo
la guerra, a Londra. Dotty, chiese con una voce molto
pi dolce della sua, cosa potrebbe mai dire?.
Il luned mattina la segretaria del preside entr nella classe
di Rose con un avviso. La prossima settimana arriver una
nuova studentessa per la classe sesta, forse due. Helen Peale
se ne  andata.
Cosa?, disse Rose incredula. Quando?
Sua madre  venuta a prenderla lo scorso fine settimana.
Mi sembra giusto, era ora.
Quando le sue studentesse entrarono per la seconda ora,
Rose fece l'appello e le fu rammentato della presenza di due
studentesse i cui nomi le erano sfuggiti. Disse alla classe di tirare
fuori il libro di Versificazione. Stavano di nuovo leggendo
Frost. Le fece andare alla pagina con La strada che non
presi. Rose non riusciva a concentrarsi. Qual era lo schema
della rima?
Provoca ed evoca, diceva sempre un vecchio insegnante di
Rose. Allora prov; domand quale fosse l'intento di Frost.
Si alzarono solo due mani. Chiam una ragazza loquace di
nome Annie. Dobbiamo cogliere le opportunit, disse Annie.
Non dobbiamo essere spaventati dalle strade poco battute,
da ci che non conosciamo.
Non farti ingannare dall'ultima strofa. Leggi di nuovo la
poesia. Dall'inizio. Rose sentiva la mancanza di Helen.
Annie obbed, con maggiore esitazione rispetto a prima, e
Rose fece notare come Frost definisse l'altra strada altrettanto
bella e che il passaggio avesse reso entrambe le strade
quasi simili.
Frost rende la cosa complessa, ma la prova  l. Non importa
quale strada si sceglie; puoi prendere l'una o l'altra. Ma
devi comunque sceglierne una.
Certo che importa, disse Susan Smith. Come pu dire
che le nostre decisioni non fanno la differenza?
Non ho detto questo. E non  quello che dice Frost. Alla
fine della poesia dice come racconter quella storia in futuro,
con un sospiro. Sta parlando a distanza di anni da allora,
giusto? Quando ripercorre quel momento, quando rivive
quella scelta. Voi fate delle scelte senza avere tutte le informazioni
necessarie, solo quello che sapete al momento.
La vita  cos. Anche se  ingiusto.
No, disse Susan. Non  cos.
E invece ti sbagli, disse Rose in tono tagliente. Non potevano
cogliere quel sentimento oscuro. Era ovvio. Quando
mai avevano avuto occasione di provare un vero dolore?
Quando mai una di loro si era trovata nella situazione di dover
fare solo scelte terribili? Fuggire da una guerra. Lasciarsi
i genitori alle spalle. Questo  il motivo per cui il poeta
conclude con un sospiro, anni dopo. Doveva convincere
se stesso che una era migliore dell'altra. Ma lui non sapeva
quale strada prendere. Questa  la lezione. Bisogna scegliere.
Smettere di contorcersi le mani. E decidere. La sua voce
era pi alta del necessario.
Quei giovani volti la guardarono. Annie era impaurita,
Susan era imbronciata, risentita. Qualcun'altra guardava fuori
dalla finestra, scarabocchiava sul quaderno, prestando poca
attenzione. Ma Rose, sentendo il calore bianco della propria
rabbia correrle lungo la schiena, non se ne cur. Incroci le
braccia sul petto. Ci sono domande?.
...
Capitolo 13.

Los Angeles, 2006.

Lizzie era convinta di non conoscerlo, ma si sbagliava.
Quando la porta dello sconsolato caff di Hollywood si
apr, lei ebbe una sensazione, un sussulto, come se l'avesse gi
visto. Il detective Gilbert Tandy fece il suo ingresso, lo stesso
detective che si era presentato a casa sua la mattina dopo
la sparizione dei quadri, venti anni prima.
Quel piccolo caff era nascosto all'estremit di un'area commerciale,
accanto a un negozio di cellulari, all'incrocio tra la
Sunset e El Centro. Il divanetto su cui era seduta Lizzie era
tutto rattoppato con strisce di nastro isolante, la moquette
consumata era appiccicosa in diversi punti. Era stato Tandy
a proporre di incontrarsi l.
Il detective era un tipo di colore, tarchiato e con un faccione
allegro.
Lizzie se lo ricordava molto pi alto. Aveva una camminata
decisa e indossava jeans larghi con una camicia rosa a maniche
corte, una tenuta che contribu a far sentire Lizzie meno
nervosa. Solo un attimo prima che lui entrasse, aveva fissato
la porta d'entrata con il cuore in gola, pensando: "Ora
mi alzo e me ne vado". Ma cosa poteva mai esserci di terribile
se lui vestiva di rosa?
Lizzie Goldstein, disse, alzandosi in piedi per tendergli
la mano, ferma.
Certo, disse, scivolando lungo il divanetto, di fronte a
lei. Mi ricordo di lei. Non  cambiata affatto.
Be',  molto gentile da parte sua ma, spero di no, disse.
Avevo una montagna di capelli all'epoca.
Non fece il cenno di un sorriso. Sono lieto che abbia
chiamato. E grazie per avermi incontrato qui. Si trova nel
Westside?
S, sono qui al momento, specific. Vivo a New York
adesso.
Annu e ordin il caff alla cameriera che passava di l.
 incredibile quanto sia cambiato questo quartiere, disse
Lizzie, sentendo la necessit di colmare il silenzio. Sono
appena passata da Hollywood e Vine ed ho visto un sacco di
condomni nuovi. Quando andavo al liceo, una volta mi rubarono
l'autoradio a un paio di isolati da qui, a Gower,
vicino Melrose. Ricordo di aver guidato da queste parti e di
aver visto tante signorine agli angoli delle strade, belle ragazze
con i tacchi e le minigonne che si accostavano alle auto,
e ricordo di aver pensato: "Sono cos disponibili, danno indicazioni
a tutti".
S,  diverso adesso. Almeno in apparenza, disse Tandy.
Ma i condomni di lusso mascherano crimini di altro tipo.
Lei annu, con le mani che avvolgevano la tazza. Certo, era
un detective e probabilmente vedeva criminali dappertutto.
Al telefono mi ha detto che voleva parlare, disse.
S, conferm, e l'aria le sembr pi tiepida. Mio padre
 morto qualche mese fa.
Ho saputo. Mi spiace.
Apr il tovagliolino di carta e se lo poggi in grembo.
Grazie.
Ha scoperto qualcosa?, chiese gentilmente.
Cosa?. Lizzie stava ancora guardando in basso, verso il
suo tovagliolino. Anche quella semplice domanda la faceva
irrigidire.
Ha scoperto qualcosa di insolito, qualche pagamento,
della corrispondenza, qualunque cosa su cui si sia fatta delle
domande?
Cosa? No. Cominci ad avvertire un caldo pungente sul
collo. Aveva temuto quella domanda molto prima che Tandy
entrasse nel locale. Ma se l'era comunque aspettata - era
stata lei a chiedere quell'incontro, dopo tutto; aveva scelto
lei di essere l - e questo le fece venire voglia di rifiutarla con
ancora pi forza.
Le opere d'arte non sono ancora state ritrovate; questo lo
sa. Si tratta di un caso ancora aperto.
S, certo. Lo so.
Posso chiederle.... E poi: Perch mi ha chiamato?.
Come poteva rispondere alla domanda? In fondo lei non lo
voleva. Cosa faceva l? Lizzie guard oltre, verso l'ingresso, dove
c'era un vecchio con un berretto che stava cercando di sedersi
su uno sgabello al bancone. Vuoi del formaggio fresco, Murray?,
gli chiese il cameriere. Ma certo, sent dire all'uomo.
Quindi lui fu sospettato, disse senza rendersene conto,
con lo sguardo ancora fisso su Murray.
Era persona informata sui fatti, quindi s. Eravamo molto
interessati alla sua versione.
Si rivolse di nuovo a Tandy. E per quanto riguarda l'investigatore
privato? Che cosa disse?
Quale investigatore?
Quello che ingaggi mio padre.
Si sent i suoi occhi addosso. Le disse che aveva preso un
investigatore privato?
Mi risulta di s. Per aiutarlo a ritrovare i quadri.
La cosa mi sorprende parecchio, disse lentamente. Sorseggi
il suo caff. Dubito fortemente che avesse ingaggiato
un investigatore per conto suo.
Scosse la testa, confusione e terrore si mescolarono in un
sentimento nuovo e terribile. Non capisco, sussurr. Quanto
avrebbe voluto non capire.
Quello che le sto dicendo, disse,  ci di cui sono a conoscenza:
suo padre non assunse un investigatore per fare
ricerche sul caso. Vi era una gentilezza evidente sul suo viso,
nello sguardo fermo, ma Lizzie si sent mancare ed interpret
quella gentilezza come un'aggressione.
Si sbaglia.
Guardi, le dico quello che so. Nel 1986 suo padre prest
il disegno di Picasso con il toro e il Fattorino di Soutine
al museo di arte moderna di San Francisco per una mostra,
disse. I musei di solito assicurano le opere prese in prestito
con una polizza scudo e nessuno al museo aveva valutato
i quadri. Goldstein aveva acquistato il Picasso nel 1979
alla Phoenix Gallery di New York per centoquarantatremila
dollari. Aveva comprato il Soutine tre anni dopo dalla Levitan
Gallery per poco pi di settantamila. Nel 1986 valevano
circa un milione, insieme, ma gli fu consentito di fornire
all'assicurazione del museo una propria stima del valore delle
opere: quattro milioni. Il museo stipul un accordo per il
prestito indicando il valore fornito da Goldstein. Goldstein
prese quel contratto e stipul una nuova assicurazione sulla
base di quel valore gonfiato, sottoscritto dai Lloyd di Londra
a una compagnia tedesca, la Nordstern. Circa un anno dopo
il mercato dell'arte croll, le opere valevano ancora meno
ma quadro e disegno scomparvero.
Lizzie non era pi nel suo corpo. Qualcun altro era seduto
su quel divanetto, nel disperato tentativo di reggere quella tazza
di caff, annuendo al detective e pensando: "Tutto torna".
Tandy stava ancora parlando. L'assicurazione di Goldstein
neg la richiesta di risarcimento, affermando che aveva deliberatamente
sopravvalutato le opere. Lui fece causa, denunciando
la cattiva fede e domandando i quattro milioni e poi
alcuni... chiese un altro milione come risarcimento danni.
Mio padre fece causa?. Come mai non lo aveva saputo?
Lui fece un lieve, amaro sorriso. S,  cos. Piuttosto che
rischiare di perdere di fronte a una giuria, l'assicurazione fece
marcia indietro. Gli risarcirono l'intero ammontare.
Lei crede che architett tutto.
Le sto solo raccontando i fatti cos come li conosco,
disse Tandy. E dove conducono i fatti.
Ma questo  quello che pensa lei.
Fece un piccolissimo cenno. S.
Quindi li ha distrutti, disse in maniera distaccata, come
se stesse parlando di un estraneo, un imputato di cui aveva
assunto la difesa. Doveva sbarazzarsi delle prove.
Non lo so.
Ma solo cos ha senso. Almeno cos avrebbe fatto lei, pens
furiosamente. Se avesse commesso qualcosa di assurdo, sarebbe
andata fino in fondo. Te ne sbarazzi, distruggi le prove.
Non puoi venderli, tutti sono in allerta, chi li comprerebbe?
Se fai qualcosa di cos orribile... se lasci che tua figlia si
prenda la colpa, li distruggi, giusto?. La sua voce aveva cominciato
a tremare. Sgusci fuori dal divanetto, inciampando.
Ma come le era venuto in mente di incontrare quell'uomo?
Mi dispiace, disse lui, serrando la bocca. Mi spiace per
tutti noi.
Non si dispiaccia, disse, mentre lanciava una banconota
da dieci dollari sul tavolo. Non finga neanche per un momento
di essere coinvolto.
Continua a muoverti. Ecco cosa le diceva l'istinto, l'unica
cosa chiara nella sua testa. Si immise nella superstrada diretta
ad est e continu ad andare, sfrecciando sotto gli immensi
segnali verdi che indicavano direzioni e destinazioni con
quelli che in quel momento sembravano strani simboli realizzati
in una scala non adatta agli umani. Pass accanto al
letto di cemento del Los Angeles River, allo Staples Center e
alle torri luccicanti del Bonaventure. Le corsie multiple della
superstrada si erano ingarbugliate, il traffico era quasi fermo,
eppure lei continuava a muoversi.
La sua mente non faceva che ripetere la stessa sequenza:
suo padre e il Fattorino, il Fattorino e suo padre. Si ricord
di come lui avesse riso, scompigliandole i capelli, quando gli
aveva chiesto se l'uomo nel quadro fosse famoso. A casa nostra
lo , aveva detto.
Aveva assunto qualcuno? Non era andato affatto a Boston?
Tutti quegli anni in cui si era sentita in colpa. E lui che
gliel'aveva lasciato credere.
Acceler, rallent. No, non era vero. Le sue mani restarono
salde sul volante, guidava come se avesse un piano. Spense
la radio, ma nel giro di pochi minuti la riaccese. Il silenzio
era peggio, stridulo.
Era stato derubato dalla responsabile del suo ufficio poco
prima che i quadri fossero rubati. Il suo studio medico aveva
subto un calo. E c'era stato quell'investimento immobiliare
andato male. Aveva smesso di comprare opere d'arte.
Lei sapeva che aveva avuto delle spese. Spese considerevoli.
Ma addirittura quello? Di certo non avrebbe potuto fare
una mossa simile. C'era stato un periodo, quando era al liceo
- doveva essere stato prima del furto dei quadri, sicuramente
prima del furto dei quadri - in cui Joseph aveva ventilato
l'ipotesi di un trasferimento. Due suoi amici avevano
preso un appartamento fuori dalla Olympic. Un posto molto
pi piccolo della loro casa.  fantastico!, aveva detto
Joseph. C' la piscina condominiale e voi ragazze potreste
andare dappertutto a piedi, persino a scuola. Che ne pensate?
Non vi siete stufate di stare in collina?
No, ricord di aver mugugnato, offesa. Io no.
La sua mente era inarrestabile, non lasciava scampo. Si ricord
della sua prima estate come socia dello studio legale, quando
aveva svolto delle ricerche e si era imbattuta in una decisione
del Secondo circito che sembrava andare contro la causa
che stavano elaborando. Ne aveva parlato con il socio capo,
orgogliosa di se stessa. Ma questi le aveva sbattuto la sentenza
in faccia. Che ci dovrei fare con questa?. Lizzie aveva
farfugliato qualcosa su come gli atti non corrispondessero alla
causa. No, aveva detto il socio, non hai capito nulla. Sei
tu a dover usare i fatti. Sei tu che devi prevedere come gli altri
li utilizzeranno. Non devono essere loro a usare te.
Lizzie oltrepass West Covina e Pomona, con il cielo che stava
assumendo il colore grigiastro, quasi giallo, del tardo pomeriggio.
Avvert un lieve languore, il segnalatore del carburante
era sceso a meno di un quarto del serbatoio. Fu solo a
quel punto che si rese conto di essere diretta verso il deserto.
Ricordava la vastit del deserto dai tempi in cui era una
ragazzina, la piccola auto di Joseph che sbandava sulla striscia
di cemento, niente eguagliava l'enorme tratto di cielo,
il suolo sbiancato dal sole e le cime innevate delle montagne
in lontananza che sembravano un'illusione ottica. Ricordava
le turbine eoliche, un meraviglioso bosco di alte e sottili
fette di metallo che giravano e giravano.
Ma ora la citt aveva preso il sopravvento, l'espansione urbana
era aumentata. Ora c'erano infinite suddivisioni e centri
commerciali con Starbucks, Target e Noah's Bagels. Niente
era pi lo stesso.
Lizzie guidava senza sosta e pensava: "Non  vero. Non pu
essere. Ce li aveva i soldi, sono sicura. E anche se fosse stato
nei guai, adorava il Soutine. Non avrebbe mai fatto una cosa
del genere. Non a me".
Ma particolari stridenti continuavano a piombarle addosso:
il viso chiazzato di suo padre, i capelli madidi di sudore, l'impressione
che fosse tornato da Boston spinto dalla sua stessa
rabbia e paura. "Una festa, una stramaledetta festa Elisabeth?
Mi hai mentito; mi sono fidato di te e tu mi hai mentito".
Quelle settimane di silenzio terribile: Sarah in ospedale,
loro due in casa, stanchi, abbattuti, soli. Il senso di colpa di
Lizzie che per anni l'aveva tormentata, influenzata.
Stava piangendo, con le mani tremanti sul volante. Aveva
organizzato tutto. Era tutta una messinscena. Tutti quegli anni;
tutte quelle volte in cui aveva desiderato di poter tornare
indietro, rimediare al danno che aveva causato. Era stato
lui a organizzare tutto.
Chiss come riusc a cambiare corsia e a uscire dalla superstrada.
Accost sulla laterale e guard la spia del carburante:
il serbatoio era quasi vuoto. Stava per rimanere a secco, in
quella terra di nessuno fatta di Walmart, In-N-Out e Wendy.
Lizzie si guard intorno, cercando un distributore, e fu allora
che vide i dinosauri: due gigantesche sculture preistoriche
che dominavano il deserto, dando riparo a una tavola
calda dal tetto basso e a una pompa di benzina.
Si era completamente dimenticata dei dinosauri. Come aveva
potuto? Percorse il viale di accesso che seguiva la curva
del lungo collo del dinosauro pi grande e giunse al distributore.
Scese dalla macchina, sentendo le gambe instabili. L'aria
tiepida era fragrante, aveva un intenso odore di fiori, gas
e olio di frittura. Pag per il carburante, aggiunse un pacco
di biscotti avena e uvetta e una bottiglia di acqua tonica. Su
un'insegna c'era scritto il pi grande negozio di oggettistica
all'interno di un dinosauro! Si diresse verso la porta
ricavata nelle code dei dinosauri.
Era gi stata in quel negozio. Era stato prima che sua madre
morisse, quando suo padre si impegnava al massimo per
fare colpo su di loro; una bizzarra carrellata di luoghi e attrazioni:
autoscontri e corn dogs al molo di Santa Monica! Pranzo
in uno studio cinematografico! Jeans di Guess e Kork-Ease,
giubbetti di raso e qualsiasi cosa lei e Sarah volessero!
Bagno di sole nel deserto a gennaio: potete farlo questo
a New York? Eh?
Ma quelle uscite cos particolari non avevano avuto successo.
N lei n Sarah avevano voluto provare il frullato ai datteri
di Hadles Farm ("Ma  dolce dolce! ", aveva detto Joseph)
e poi c'erano stati i capricci di Sarah perch mancava la mini
targa personalizzata; non avevano il suo nome (inspiegabilmente
avevano Sara ma non Sarah. Ma chi se ne importa?,
aveva detto Lizzie. Non c'erano neanche Lizzie o Liz, se per
questo. Non  che le mettono davvero sulle macchine).
Joseph aveva provato a raccontare loro la storia dell'uomo che
aveva costruito i dinosauri. Aveva passato anni a realizzarli,
utilizzando cemento e acciaio avanzato dalla costruzione della
ferrovia che era stata appena finita. Tutti pensarono che fosse
un pazzo, aveva detto Joseph. Ma a lui non importava.
Entr. Il negozio di oggettistica occupava un piccolo spazio
scuro pieno di traballanti espositori con dinosauri pacchiani.
Ma la parete sul fondo ospitava un diverso tipo di attrazione:
istituto dell'antievoluzionismo, recitava un cartello.
"Brodo primordiale allo zoo per voi: esiste l'evoluzione?".
Apparentemente no, secondo il display, che mostrava come
i primi umani coesistessero con i dinosauri (proprio come
quello in cui vi trovate adesso!) e come la terra (in tutto
il suo splendore e la sua diversit) fosse stata creata in
sei giorni. Un busto dipinto dell'uomo di Cro-Magnon, somigliante
a un John Voight irsuto, era posizionato accanto
al cartello per contrastare le teorie di Darwin; un diorama
d'argilla dell'Arca di No mostrava due dinosauri accanto a
due giraffe.
Non capisco, disse Lizzie alla ragazza della cassa. Da
quando il negozio  un museo antievoluzionista?
Offriamo solo informazioni, disse la ragazza con disinvoltura,
per poi tornare al suo libro.
Be',  offensivo sia per gli scienziati che per i dinosauri,
disse Lizzie, ma lo fece quando era quasi fuori dalla porta,
come un rimprovero codardo. Una volta fuori, si appoggi
alla coda del dinosauro ed estrasse il cellulare.
Che stava facendo? Sent una pesantezza che le rallentava
il respiro. Compose comunque il numero. Lo sai che
c' un museo antievoluzionista nel negozio dentro il dinosauro?,
disse. Un cazzo di museo antievoluzionista, ma ti
rendi conto?
Lizzie? Ma di cosa stai parlando?, disse Sarah. Dove
sei?.
Lizzie si guard intorno. Nella pallida luce crepuscolare
tutto scintillava e risplendeva: il vicino Brger King, la pancia
del dinosauro, le luci della citt nel deserto in lontananza.
Sono a Palm Springs, be', quasi a Palm Springs. Ricordi
le sculture con i dinosauri giganti? Sono l. Sono qui; sto
facendo rifornimento.
Che ci fai l? Sei con Max?.
Lizzie fece cenno di no col capo. "Max", pens. No, disse.
Cosa ci fai l?, ripet Sarah, con pi forza questa volta.
Lizzie scosse di nuovo la testa. Non lo so, bisbigli. E
poi: Ho visto il detective. Che casino!. Adesso stava urlando.
Sono in un casino.
Quale detective? Ma di che parli?.
Lizzie non rispose, come poteva? Strinse il telefono ancora
pi forte contro l'orecchio, all'improvviso cos prezioso,
l'unica cosa che la teneva legata a questo mondo.
La voce di Sarah si fece metallica e lontana. Ma non esit.
Resta dove sei. Arrivo.
Per sventura o buona sorte, una delle poche stanze disponibili
era una deluxe al Grove di Palm Canyon Drive, un'offerta
speciale di met settimana al prezzo stracciato di seicento
dollari. Quando Sarah arriv, Lizzie aveva gi fatto il
check-in, si era sistemata nel grande patio privato ascoltando
il brusio dei pochi golf cart che ancora attraversavano il
green e il leggero ticchettio degli innaffiatoi, a quel punto le
squill il telefono. Vide che era Max. Lasci partire la segreteria,
guardando oltre i bunker di sabbia e la quarta buca sulla
superficie marmorizzata delle montagne rocciose in lontananza,
assuefatta a quell'odore nell'aria. Aveva dato solo
un'occhiata superficiale al sontuoso letto extralarge, all'enorme
vasca da bagno in grado di ospitare una festa. "Mi sono
guadagnata questo lusso", pens, estraendo una bottiglia di
Ctes du Rhne dal minibar e sentendosi vulnerabile come
una ferita. "Mi merito ogni singolo minuto di tutto questo".
Quando Sarah accorse nel patio, si abbracciarono a lungo,
e per una volta non fu Lizzie la prima a staccarsi.  stato
pap, continuava a ripetere.
Sarah scosse la testa. Si vers un bicchiere di vino e invit
Lizzie a sedersi accanto a lei. Racconta.
Lizzie raccont quello che le aveva detto il detective, la caduta
libera nel mercato dell'arte, il fatto che le opere fossero
assicurate per un valore pi alto di quello effettivo. Disse a
Sarah del detective che Joseph avrebbe ingaggiato e di come
ci si fosse rivelato falso. Ricord a Sarah della responsabile
dell'ufficio che aveva derubato Joseph, e dell'investimento
immobiliare andato male. Tutto torna, disse a sua sorella.
Non  vero, disse Sarah con fermezza. Non ci credo.
Io s, disse Lizzie. Era stanca, esausta, svuotata, eppure
avvertiva un'impercettibile sensazione che riconobbe essere
la verit.  tutto chiaro. Non c'era alcun segno di effrazione
in casa; furono portate via solo le opere pi preziose, senza
che niente altro venisse toccato. Era stressato per via dei
soldi poi, tutto a un tratto, non lo fu pi. Tutto si spiega.
Ma niente di tutto questo dimostra che sia stato lui. Dove
sono le prove? Il fatto che io non ti possa dimostrare la sua
innocenza non vuol dire che sia stato lui.
Se avessi parlato con il detective Tandy....
Io non voglio parlare con lui.
Lo so, disse piano Lizzie, con tristezza. Lo so, mi spiace.
No, non  vero, disse Sarah guardando fuori, verso le luci
che segnalavano la quarta buca del circito di golf, la superficie
chiara e innaturale del green. Hai sempre pensato
il peggio di lui, sempre.
Lizzie scosse il capo. Questo non  vero, esclam.
Invece s. Sarah lo disse con una tale dolcezza che Lizzie
cominci a piangere. Ci ha provato, sai. Non era facile,
ma ci ha provato.
Pensi che non lo sappia?
A volte me lo chiedo. Tu hai avuto sempre in mente quel
quadro. Non ho mai capito perch tu ne fossi ossessionata.
Perch  cos importante? Lui ti ha sempre voluto bene.
Lo so, sussurr Lizzie.
No, lui ti ha davvero voluto bene. Riesci a immaginare?,
disse Sarah con una certa insistenza. Un padre solo con due
bambine? La sua ex moglie morta? Ha fatto del suo meglio.
Lo so, disse Lizzie, in tono di supplica, fuori nella notte,
tra le piccole luci che circondavano il patio. Ma, non sempre
ci ha provato. Torn a guardare la sorella, il suo bel viso,
intenso anche nella poca luce, un viso che conosceva bene
tanto quanto il proprio. Eri cos piccola quando erano ancora
sposati. Ma i loro rapporti erano tesi, lui non c'era mai.
Me lo ricordo, disse Sarah. Ricordo molto pi di quanto
pensi.
Lei voleva... non so... voleva di pi.
Ma per favore. Anche nella luce tenue, Lizzie riusciva a
vedere la bocca contratta di Sarah. Certo, voleva di pi.
Che intendi?.
Sarah scosse il capo. Niente, mormor.
Lizzie sent montare in lei una paura indefinita. Dai. Che
vuoi dire?
Perch sei convinta di conoscere la loro relazione? Come
fai a sapere cosa  successo?
Avevo otto anni ed ero in grado di vedere ci che
succedeva.
Ah, bene. Sarah prese il suo bicchiere di vino. Ricordo
molto bene il periodo prima del divorzio. E so che tu sei
convinta che fu lui a tradirla, ma non  cos. Fu mamma.
Cosa? No. Lizzie stava scuotendo la testa, facendo un cenno
con la mano come a voler allontanare qualcosa.  assurdo.
Avevi cinque, sei anni. Come potevi saperlo?
E invece lo sapevo. Sarah lo disse con una tale decisione,
che per un terribile attimo Lizzie le credette. Vidi qualcosa.
C'era questo tizio, alto, con la barba. Passava a volte.
Probabilmente tu eri a scuola. Mi chiamava Sarah Sue. Una
volta la mamma doveva portarmi a lezione di pattinaggio su
ghiaccio e invece andammo in macchina a casa sua; era in
una specie di fattoria o, per lo meno, c'erano dei polli e anche
dei tacchini. Ricordo una cucina in disordine e piena di
spifferi, con un sacco di piatti e pentole sporche, un grande
lavello. Chiesi un bicchiere d'acqua e la mamma gli fece
lavare il bicchiere due volte prima di darmelo. Ricordo che
lei rideva. Poi lui lo riemp di latte al cioccolato ed era davvero
buono.
Lizzie osservava la sorella, mentre la sua incredulit prendeva
forma. Tutto qui? Prendesti del latte al cioccolato da
una specie di hippie e ora credi che la mamma avesse una
relazione?
So cosa ho visto, disse Sarah. Il mio terapista..., disse,
poi si ferm. Che c'?
Niente, mormor Lizzie. Adesso era chiaro. La cosa era
uscita fuori durante le sedute di terapia.
E comunque la cosa non  importante. Lo chiesi a pap.
Lo chiedesti a pap?, domand con evidente sorpresa.
Certo. E lui conferm. Disse che non ce l'aveva con la
mamma e che neanche io dovevo avercela con lei. Disse che
la gente fa degli errori. Disse che tutti e due avevano sbagliato,
che lui non era stato molto a casa, era sempre in giro.
Lizzie fissava la sorella che a sua volta stava guardando fuori,
nella fresca notte del deserto. Perch non me l'hai detto
prima?.
Sarah fece un respiro profondo. Ci avevo pensato, volevo
farlo. Ma... non so. A quel punto avresti pensato male anche
della mamma? Lei non c'era per potersi difendere o spiegare.
Non mi  sembrato corretto.
Scosse la testa. Stava pensando a sua madre, ai suoi occhi
affettuosi, al suo sorriso semiserio e a quella risata che faceva
sentire Lizzie la persona pi amata al mondo. Stava pensando
a quei pomeriggi in cui se ne andavano da sole in citt
per quello che Lynn chiamava "il momento L" ("solo noi
due") per mangiare a Little Italy, dove il cibo non era molto
meglio della pizzeria del centro, ma chiamavano Lizzie "signorina"
e avevano i cannoli con le gocce di cioccolata, ed
era solo a due isolati dalla sala giochi di Chinatown dove potevi
mettere una monetina e guardare i polli che ballavano
in una gabbia. Lizzie aveva sempre considerato quei pomeriggi
come un momento tutto per loro, ma forse per sua madre
erano il pretesto per evadere, uscire da Weschester,
anche solo per un pomeriggio. Vide Lynn nei suoi jeans e stivali,
il suo cappotto di renna con in grandi bottoni, i suoi capelli
che ondulavano da una parte e dall'altra, solo un tocco
di rossetto, incredibilmente bella e viva, mentre camminava
per la citt che amava, e Lizzie pensava: "Ovvio che qualcuno
si sia innamorato di lei".
Ma quando Lizzie pens a quanto sua madre apparisse
palpitante in quei pomeriggi, mentre procedeva lungo il canale
tenendola per mano, un altro ricordo, meno piacevole, si faceva
largo dentro di lei: la faccenda che sbrigavano dopo i loro pranzi
a Little Italy. Il negozio di Chinatown nelle vetrine aveva file
di barattoli polverosi senza etichetta pieni di erbe secche viola
e nere. Il locale aveva un odore nauseabondo, ma sua madre
non ci faceva caso. Lynn consegnava un pezzetto di carta ad una
donnina al bancone che pesava le erbe e poi le dava a Lynn
in una serie di buste bianche senza alcuna spiegazione. Lynn
pagava rapidamente, le metteva in una borsa e poi prendeva
la figlia per mano. Elisir di giovinezza, diceva, e fuori Lizzie
deglutiva l'aria densa di fumi di scarico di Chinatown come se
fosse la pi fresca mai provata prima, troppo timorosa di fare
qualunque domanda.
Lizzie si era detta di non voler ricordare le soste in quel
negozio, non ci voleva pensare. Che erbe erano? Avevano
fatto pi male che bene? Ma non era vero. Voleva ricordare
tutto.
Faccio fatica ad immaginare il suo viso, confess a Sarah.
Voglio dire, so quale era il suo aspetto, ma non riesco pi a
vederlo nella mia mente.
Io non so se ci sono mai riuscita.
Lizzie afferr la mano della sorella. Nessuna delle due
parl per un lungo istante. Succeder anche per pap,
disse Lizzie.
S, lo so. Adesso era Sarah quella che si stava irrigidendo,
cercando di tenere duro. Ma va bene cos.
Non saprei. Riusciva a malapena a trovare le parole. Ho
voluto bene a entrambi... cos tanto. Ma come era possibile
che non li avrebbe pi rivisti?
Lo so, lo so, mormor Sarah. Ma hai sempre me.
Grazie a Dio, cazzo!. Lizzie emise una strana risata simile
a un singhiozzo. Da quando Sarah era diventata cos forte,
cos stabile e calma? Con una mano si asciug il moccio
e le lacrime, tirando sul col naso in maniera poco elegante;
con l'altra strinse la mano di Sarah.
Ti dico io di cosa avrei bisogno, disse Sarah, alzandosi.
Cibo. Scommetto che questo posto ha tutto. Prese il bicchiere
di Lizzie e lo riemp; poi bevve un sorso. Forse abbiamo
bisogno anche di un'altra di queste bottiglie.
Ehi, disse Lizzie, rendendosene conto all'improvviso.
Ma stai bevendo!.
S. Sarah incroci il suo sguardo. Questo mese non 
successo.
Oh, esclam Lizzie. Aveva davvero sperato che succedesse.
Tesoro, mi dispiace.
Non importa. Il medico dice che dobbiamo avere pazienza.
Ma io non sono un tipo paziente. Noi Goldstein non brilliamo
per questo.
Noi? Ma se io sono una persona paziente e rilassata.
Ah, disse Sarah, dando un colpetto a Lizzie. Ah, ah, ah.
Che cosa ha detto Max?
Max? A proposito di cosa?
Riguardo al detective.
Oh, disse Lizzie, e il suo stomaco si contrasse. Il detective.
Max. Non riusciva a pensare a nessuno dei due. Non
gliene ho parlato.
Perch no?
Non lo so. Non era proprio vero. Aveva ripensato a qualche
giorno prima, quando lui si era dimostrato irremovibile.
Non ci ho pensato. Volevo parlarne con te.
Ah. Cos sei scappata, fece Sarah sorridendo, il che era
sia irritante che piacevole e familiare. Sei scappata, come fai
sempre.
Ma dai, non  vero, disse, anche se nell'attimo in cui Sarah
l'aveva detto, era stata costretta ad ammettere con se stessa
che c'erano dei precedenti: era fuggita da Ben; era scappata
dalla California e da suo padre; se l'era svignata da Los Angeles
dopo aver incontrato Tandy. Scappava come se lasciare
la scena del crimine equivalesse a negarlo; cosa che puntualmente
non avveniva. Dio santo! Ma tu non molli mai?,
chiese con affetto. Sua sorella aveva guidato per un centinaio
di chilometri solo per lei.
Sarah scroll le spalle. Assolutamente no, disse, ridendo
di nuovo.
Mangiarono calamari fritti e hamburger di tonno dentro panini
morbidi ricoperti di salsa tartara, e tutta quella abbondanza
non riusc neanche lontanamente a saziare Lizzie. Si
raggomitolarono nell'enorme letto, facendo zapping tra i canali
finch non trovarono Gene Hackman in La conversazione
(Sarah: Ho sempre pensato che fosse sexy. Pensi molto
agli uomini sexy, disse Lizzie e Sarah si mise a ridere).
Lizzie chiam Max, lasciando un messaggio sul suo cellulare:
Sono in giro con mia sorella e sono ubriaca. Stanotte resto
con lei. Il che corrispondeva alla verit, almeno in parte.
Tirarono indietro il piumone e si infilarono sotto le lenzuola,
cos morbide che a Lizzie venne voglia di piangere.
Sei sempre alla ricerca di risposte, pensi che ogni situazione
abbia una risposta, disse Sarah dopo aver spento le luci.
Forse in questo caso non ce ne sono, ci hai mai pensato?
No, mormor onestamente. Non ci ho pensato. Appoggi
la testa sulla spalla della sorella. Stava per addormentarsi.
Ebbe un flash di loro due bambine in volo avanti e indietro
da New York a Los Angeles, la testa di Sarah madida
di sudore mentre dormiva attaccata a lei, facendo la spola
tra le case dei loro genitori, a migliaia di chilometri d'altezza.
Non appartenevano n al padre n alla madre, ma solo
l'una all'altra. Ecco la cosa migliore che i loro genitori avessero
mai fatto.
Il pomeriggio seguente ripresero la strada e prima che Lizzie
se ne rendesse conto, era rientrata a Venice. Ad attenderla
c'era Max, che le apr la porta prima ancora che lei inserisse
le chiavi nella toppa. Mi era sembrato di averti sentita,
disse, inclinandosi per darle un bacio. Sono tornato a
casa pochi minuti fa.
Nel giro di un attimo registr i suoi occhi guardinghi, la
sua statura allampanata. Sent il cuore sobbalzare, un moto
goffo, sgraziato. Sembri stanco, disse, seguendolo all'interno.
Era certa di essere lei quella con l'aspetto pi esausto.
Ma le palpebre di Max apparivano pi pesanti, le linee
attorno alla sua bocca pi marcate. Sembr, se pur solo per
un attimo, non solo pi grande di lei, ma vecchio.
Sono rimasto in piedi fino a tardi stanotte, troppo tardi.
Ma ancora non riesco a credere di averlo trovato, disse con
un sorriso ironico.
Lo guard con aria confusa. Trovato cosa?
Non hai ricevuto il mio messaggio?
Lei scosse la testa, non aveva ascoltato il messaggio vocale
che lui le aveva lasciato la sera prima.
I registri della galleria, disse Max, indicando un paio di
scatole aperte vicino al divano. Un libro coperto da un panno
giaceva sul tavolino, accanto alla scultura di vetro raffigurante
un uccello e alla bottiglia di whisky. Max prese il librone.
L'ho trovato al primo tentativo, disse con un malinconico
moto d'orgoglio. Vedi?. Indic una pagina rigonfia. La
registrazione, scritta in un corsivo fiorito, era divisa in colonne
e corredata da numeri che andavano da una parte all'altra.
Lizzie sent una vertigine mentre anche lei scorreva la pagina:

Chain Soutine (1893-1943)
Il Fattorino.
firmato Soutine (in basso a sinistra).
olio su tela.
26 1/8 x 20 1/8 pollici.
Dipinto ca. 1921.

I miei genitori lo acquistarono il 12 settembre 1971 per
quattordicimila settecento dollari. Fu venduto loro da un certo
Jack Mendor. Ho cercato su internet, stava dicendo Max.
E ho trovato questo necrologio. Le diede un foglio stampato.
C'era scritto:

John (Jack) Thomas Mendor, da Fair Lawn, N.J.,  deceduto il 29
novembre 1989 con la sua amata moglie, Maggie (Ingoglia), al suo fianco.
Veterano della Seconda guerra mondiale, serv con orgoglio il suo Paese
durante tre importanti battaglie sul fronte europeo, inclusi lo sbarco
in Normandia e l'offensiva delle Ardenne. Al ritorno in patria, ottenne
un impiego presso la societ di forniture elettriche Joseph Kurzon
come agente di commercio, lavorando nella stessa per ventinove anni,
fino a raggiungere il ruolo di dirigente. Lascia la moglie e due sorelle.

Scommetto che compr il quadro mentre era in Europa
durante la guerra, disse Max. Mi sembra che abbia senso.
Tutto torna.
Tutto torna. Questo  quanto si era detta Lizzie mentre parlava
con Tandy; questo  quanto aveva detto a Sarah la sera
prima. Certo, disse debolmente a Max. Un soldato aveva
portato il Fattorino in America, nel New Jersey? Un rappresentante
di forniture elettriche?
Ho cercato anche la moglie.  morta nel 2002. Non avevano
figli. Avrei voluto trovare qualcosa di pi, disse Max.
Ma adesso almeno sappiamo da chi lo acquistarono i miei
genitori e come probabilmente giunse fin qui.
S, grazie, disse Lizzie, automaticamente. Grazie per esserti
disturbato a fare tutte queste ricerche. La sua mente vagava:
un veterano davanti al barbecue del suo giardino nel Jersey
che si vanta del quadro che ha comprato per pochi spiccioli
in Europa; "Le sto solo raccontando i fatti", le aveva detto
il detective Tandy. Lizzie poggi il necrologio di Mendor sul
registro della galleria, sul tavolino del soggiorno, accanto alla
bottiglia di whisky. Vide che era aperta. Hai bevuto?, disse.
 stata la mia compagna mentre eri via. Mi ero abituato
ad averti attorno.
Lei annu, guardando fuori dalla finestra verso il canale
fangoso.
Tutto a posto?, chiese lui.
Ho visto il detective ieri. La sua voce aveva un suono rude.
Quale detective?
Gilbert Tandy.
Non so chi sia. Dovrei?. Non c'era alcun segno di riconoscimento
sul suo volto; il suo sguardo rimase imperscrutabile,
misterioso in maniera esasperante. Come era possibile che
non sapesse?
Il detective che aveva svolto le indagini sulle opere rubate
di mio padre.
Oh, disse, e lei avrebbe giurato di avergli visto arricciare
le labbra. E come mai?.
Ora non era pi possibile tornare indietro. L'ho chiamato
io.
E? Cosa hai saputo?. Incroci le braccia sul petto, ma la
sua voce restava calma in modo irritante.
Ha detto, ha detto.... Le parole le parvero pesanti, inutili;
doveva tirarle fuori con forza dalla gola.
Cosa?. A quel punto vide qualcosa, un'ombra attraversargli
il viso, un attimo di esitazione. Non se l'era immaginato
e ora provava una paura terribile.
Devi dirmelo. Ti prego, dimmelo, disse.
Lui scosse il capo.
Te lo sto chiedendo, Max, disse, calma ma non meno disperata,
con il cuore in tumulto. A te.
Max si copr il naso e la bocca con la mano. Lui non voleva,
disse alla fine. Era solo un'idea. Aveva lo sguardo lontano.
Aveva bisogno di soldi. Gli dissi no, che era una pazzia,
ma tuo padre sapeva essere persuasivo.
Persuasivo?, chiese Lizzie incredula. Era quella la sua
spiegazione? Tutta la sua vita era stata determinata dalle abilit
persuasive di suo padre, dai suoi appetiti; ne era stata intimidita,
scossa, forgiata. Ma lei era una ragazzina. Era bastato
essere persuasivi per convincere Max?
Lizzie.... Cerc di prenderle il braccio, ma lei si divincol,
andando a sbattere contro il tavolino; la miniatura di
vetro oscill e poi cadde, il suo becco delicato si ruppe.
Max si pieg per raccoglierlo. Tutto bene?. Cerc di toccarla,
ma di nuovo lei lo respinse. Ma che ci faceva l? Sarebbe
annegata nel tiepido mare delle spiegazioni di Max.
Eri l quella notte, non  vero?, disse con uno scatto pieno
di angoscia.
No, no, Lizzie, tu non sai....
No, non lo so. Stava piangendo. Io non so un cazzo.
Ma ha lasciato che mi prendessi la colpa. Tutti e due. Mi avete
fatto credere che fosse colpa mia, per tutti questi anni.
Lizzie, ti prego, tu non capisci. Non doveva essere per sempre.
Io volevo dirtelo. Volevo dirtelo da tanto tempo. Non sarebbe
mai dovuto accadere, avrei dovuto impedire che succedesse.
Fu un errore, un gigantesco, monumentale errore, e tutto
quello che ho sempre voluto era rimediare in qualche modo.
Oh, mio Dio.  di questo che si tratta?
No, no, io ti amo, sul serio. Questo lo sai, non  vero? Ti
amo e farei qualsiasi cosa per non perderti....
No, disse lei. Indietreggi verso la libreria e poi scivol
gi, facendosi piccola il pi possibile. La devi smettere.
Basta parlare. Disse queste parole in ginocchio. Ti prego.
Oh, Lizzie. Aveva una voce roca, spezzata. Oh, Dio.
Stava singhiozzando. Emetteva dei suoni terribili, il suo corpo
sussultava. Tu non immagini quanto mi dispiaccia. Se potessi
tornare indietro, se ci fosse un modo per annullare tutto,
lo farei, non sai cosa darei per aggiustare tutto.
Lo aiutasti, vero?, chiese senza rendersene conto.
Gli dissi solo... gli diedi solo un nome. Quella notte non
doveva esserci nessuno a casa, voi dovevate stare da amici....
Cristo, questo lo so. Non me lo devi dire tu. Questo
non ha niente a che vedere con me o con quella cazzo di
festa. Si alz in piedi di scatto e gli scagli quelle parole
addosso. Si era sentita in colpa per cos tanto tempo.
Cosa  successo ai quadri? Dimmelo. Devi dirmelo. Dove sono
adesso?.
Max scosse la testa. Non ci sono pi, disse debolmente.
Che vuol dire, "non ci sono pi"? Vi siete... sbarazzati
dei quadri?. Lizzie rivide nella sua mente il Fattorino: la
sua bocca turgida, gli occhi scuri e lucidi, le orecchie sproporzionate,
l'inclinazione del capo che lo faceva sembrare in
posa. La prima sera a casa di suo padre, dopo che la mamma
era morta, aveva posato gli occhi sul Fattorino pensando che
l'avrebbe protetta. Ma no, era stata una stupida, si era incredibilmente
sbagliata: quello non era mai stato il compito del
Fattorino. Lizzie stava piangendo, singhiozzava, per il modo
imperdonabile in cui si era comportato Max. E suo padre.
Lizzie, ti prego, basta, diceva Max. Oh, Dio, ti prego.
Le diede un bacio sul collo. No, no, avrebbe voluto dire lei.
Ma stava cedendo e le labbra di Max erano cos morbide e
lei cos bisognosa di aggrapparsi a qualcosa. Presto si ritrov
a fare l'unica cosa che sapeva fare con Max: gli stava togliendo
i vestiti. Presto il desiderio di Max coincise con il suo.
Dopo, rimasero sdraiati sul tappeto turco, avvinghiati l'uno
all'altra. Lizzie con il reggiseno ancora agganciato che le
era sceso mollemente sul petto. Le sue cosce erano fredde. I
pantaloni e i boxer di Max abbandonati alle caviglie.
Ha lasciato che mi prendessi la colpa, disse Lizzie,
sussurrando.
Non era quello che avrebbe voluto,  stato il suo pi grande
rimpianto. Max le port indietro i capelli con il palmo
della mano, baciandole il sopracciglio, in un gesto che la colp
come inequivocabilmente paterno. Vieni, le disse,
facendo sgusciare le sue gambe e tirandosi su i boxer. Andiamo
a letto.
Lizzie scosse la testa. Era come quella prima sera in California,
quando aveva tredici anni e non poteva sopportare di
dover vivere in un mondo senza sua madre. Non voleva avere
nulla a che fare con una realt che continuava a ripeterle:
 tutto vero. Ma come poteva andarsene?
...
Capitolo 14.

Los Angeles, 1968.

Era quasi mezzogiorno e Harry stava ancora dormendo.
Era il suo quarto giorno a Los Angeles. Forse sta male,
aveva detto Rose a Thomas. Il suo stomaco reclamava per
la fame. Non pu essere ancora stanco per il fuso orario.
Non sta male.  pigro, disse Thomas.
Da dove era saltato fuori quel bel ragazzone dagli occhi scuri?
L'ultima volta che Rose aveva visto il nipote era un quindicenne
magrolino con peli ispidi sul viso e una testa che sembrava
troppo grande per il suo corpo. Ora il primogenito di
Isobel e Gerhard era alto pi di un metro e ottanta, con riccioli
scuri, mascella pronunciata e incarnato olivastro, sicuro
di s come solo un ventenne sa essere.
Harry aveva da poco abbandonato l'universit a Londra
(Non ne sono contento, aveva detto Gerhard al telefono,
e Rose era riuscita a percepire la misura della sua contrariet
attraverso il crepitio della comunicazione transoceanica).
Era l per giocare la sua carta nel mondo dello spettacolo,
un progetto alla fine approvato dalla madre e tollerato
con riluttanza dal padre. Ma da parte di Harry, non si trattava
di un tentativo: Io sono un attore, sosteneva, quando
Thomas gli chiedeva come si sarebbe guadagnato da vivere.
Reciter. Rose e Thomas furono d'accordo a ospitarlo
per un mese nel loro studiolo. Mi devi promettere che poi
lo manderai via a calci, disse Gerhard a Rose. Deve imparare
a badare a se stesso.
Oh, stai tranquillo. Lo faremo, disse Rose al telefono,
alzando gli occhi al cielo mentre si rivolgeva al marito. Gerhard
e Isobel pensarono a tutte le spese.
Le dieci passate di sabato mattina. Thomas doveva lavorare
per qualche ora. Nessun segno da parte di Harry. Alla fine
Rose apr la porta dello studio. La valigia di Harry era aperta
sul pavimento e tutta la roba era ancora dentro. Era forse un
calzino sporco quello che troneggiava sopra la Smith Corona
sulla scrivania? Sarebbe ora che ti alzassi, disse alla figura
sotto alle lenzuola. Come farai quando avrai le audizioni?
Oh, zia. Harry si sedette, stropicciandosi gli occhi. Mi sto
acclimatando. Il mio corpo si sta ambientando, come quello
degli astronauti. Non si possono accelerare questi processi.
E invece credo che tu possa, disse Rose. Infatti lo farai.
Nel giro di un'ora erano in strada. Prima tappa: l'osservatorio
Griffith. Presero la Chevrolet di Rose; Harry, con gli
occhiali da sole, si piazz sul sedile del passeggero. Sai che
il modello '68 lo fanno decappottabile?, disse.  favoloso.
E non  che costi molto di pi.
Lei rise. E tu che ne sai di quanto costa?
Sono uno che si d da fare, disse. Lei rise ancora. Sul
serio. Quando mi metto in testa una cosa, non mollo.
Harry tir gi il finestrino e si mise a trafficare con la manopola
della radio. Qualcuno stava cantando una canzone su un
bel palloncino. Dio, adoro questo posto, disse, con le dita
immerse nell'aria tiepida.
All'osservatorio, Harry continu a giocherellare, prestando
poca attenzione al magnifico panorama di una Los Angeles
che si dipanava sotto di loro, parlando di Giovent bruciata
e, molto presto, del suo appetito. Non ci vedo pi dalla fame,
cos aveva detto. C' uno Schwab's da queste parti?.
Lei sospir. Schwab's  una trappola per turisti e comunque
Lana Turner non fu scoperta l. Ti porto in un posto migliore.
Scesero dalla collina in auto, verso Hollywood, per
andare al Carolina Pines Jr. Si trattava di un ristorante semplice,
niente di modaiolo; ma a lei piaceva la forma futuristica
del soffitto, le piacevano le ampie vetrate che si affacciavano
sull'andirivieni della Sunset, i panini caldi alla cannella
ricoperti della perfetta quantit di glassa.
Una giovane cameriera dai capelli ramati prese la loro ordinazione.
Rose chiese un panino alla cannella e una tazza di
caff. Anche Harry ordin del caff e un sandwich di carne. E
delle patatine. Aspetti, disse alla cameriera mentre stava andando
via. Ci pu aggiungere anche un contorno di chili?.
La ragazza sorrise, rivelando una fessura tra gli incisivi superiori.
Sicuro!, rispose.
Sei sicuro di riuscire a mangiare tutto?, disse Rose. 
parecchio cibo.
 cos. Sono un ragazzo affamato.
Rose scosse la testa mentre la cameriera rideva, facendo roteare
la matita tra il pollice e l'indice. Hai un viso familiare
disse. Sei gi stato qui?
No, disse Harry, mettendosi seduto dritto e piegando le
mani come uno scolaro. Ma sono un attore.
Sul serio? Forse ti ho visto in qualche parte.
Non credo. Ma succeder presto. Lo disse seriamente e
Rose fu quasi sul punto di credergli.
Quando arriv da mangiare, Harry ci diede dentro. Mangi
di gran lena, recuperando fino all'ultimo pezzettino di
cipolla presente nel panino. Dopo aver finito tutto ci che
c'era nel piatto, stacc un pezzetto del panino alla cannella
di Rose e lo inzupp nel caff. Lei lo guard sbalordita. Suo
fratello si era sempre cibato con attenzione ed apprezzamento,
persino prima degli anni della guerra; suo nipote mangiava
come se non dovesse saziarsi mai.
Harry scol il caff ed appoggi il lungo dorso allo schienale.
Avevi ragione, era buono. E adesso che si fa?
Pensavo di andare al County Museum. Ha aperto lo scorso
anno. Gli disse del piazzale su cui si affacciava e del ritratto
di Rembrandt che aveva ammirato.
Dopo meno di un'ora stavano percorrendo la scalinata da
Wilshire al museo, con Harry che saliva i gradini due alla volta.
 bello qui, disse. Tre austeri edifici bianchi si aprivano
sul piazzale, stagliandosi contro il cielo privo di nuvole.
Quando tu e zio Thomas vi stuferete di me, forse verr qui
a piantare una tenda.
Rose non rispose. Stava guardando altrove, schermandosi
gli occhi con la mano. Possibile che il sole gli stesse facendo
uno scherzo?
Zia?.
Rose stava camminando verso l'ingresso del museo in preda
alle vertigini, senza prestare ascolto ad Harry. C'era un manifesto
affisso all'entrata, un paesaggio astratto sfavillante
di colori, gialli e verdi che si mescolavano in un movimento
vorticoso: retrospettiva chaim soutine, dal 3 marzo al
18 aprile 1968.
C'era un tale frastuono nelle orecchie di Rose. Una mostra
di Soutine, li? Tra meno di una settimana? Harry stava
dicendo qualcosa, ma non riusciva a sentirlo, non riusciva
a sentire nulla, annuiva in silenzio. Lui scomparve. Presto
Rose si trov da sola davanti alla biglietteria.
Posso aiutarla?, le chiese una signora in carne con un paio
di occhiali luccicanti a forma di occhi di gatto. Cosa voleva
sapere? Ci sono ritratti nella selezione?, chiese alla fine,
sentendo una profonda sensazione di attesa e di malessere.
Credo di s. Ci sono moltissimi quadri, quasi un centinaio.
C' un elenco delle opere?
Un elenco?. La donna dietro la scrivania apparve perplessa.
Delle opere in mostra.
No. Ma sono sicura che qualcuno deve averlo, noi no, purtroppo.
Siamo solo dei volontari. Torni la prossima settimana,
dicono che sar stupenda.
Rose fece un cenno di assenso e si diresse verso una panchina
l vicino. Stava seduta quando Harry emerse dalle toilette.
Sei pronta?, le chiese. Andiamo a vedere l'amico
Rembrandt di cui tutti parlano.
A dire il vero, non mi sento molto bene, torniamo a casa.
A Thomas non disse nulla. Cosa c'era da dire? Negli anni
era venuta a sapere di altre mostre di Soutine, anche importanti.
Una al Museum of Modern Art, pochi anni prima che
si trasferisse in America, e l'altra a Londra, alla Tate, dopo
che era partita. La fondazione Barnes, fuori Filadelfia, vantava
molti Soutine nella sua collezione. Aveva scritto a musei
e gallerie, richiesto e ricevuto (a costi non irrisori) i cataloghi
delle mostre, l'elenco dei quadri inclusi nelle collezioni
con la rispettiva provenienza. Il Fattorino non era mai stato
tra loro. Quante erano le possibilit che riaffiorasse magicamente
ora, in un museo a migliaia di chilometri da casa?
Tuttavia Rose provava una leggera nausea, come se una coltre
di malessere l'avvolgesse. Il giorno in cui la mostra fu inaugurata,
si sent peggio. A Thomas disse di aver preso un virus
intestinale e si mise in malattia. Torn a dormire, e quando
si risvegli, persino Harry se ne era gi andato. Fin di lavare
i piatti, rifece il letto e mise anche in ordine lo studio, ma
tutto ci sembrava solo un modo per ritardare l'inevitabile.
Quando arriv al museo, c'erano poche persone nelle tre
sale dedicate alla mostra. Il cuore di Rose batteva cos rumorosamente
che sembrava potesse saltare fuori dalla cassa toracica;
si aspettava che una delle signore anziane che erano
l attorno potesse sentirlo, assumere un'espressione diffidente
e poi correre via. Invece ud una donna dire: Le opere di
Van Gogh sono molto pi precise, non trovi?.
Rose guard e guard. Erano stati radunati l novanta pezzi
delle opere di Soutine ("la sua pi grande mostra di sempre
in questo Paese", aveva scritto il curatore in un'introduzione
esposta all'ingresso). Pass accanto a numerosi volti impassibili
di camerieri, spose sconsolate, paesaggi sconcertanti
con alberi spazzati dal vento, aringhe argentate sul punto
di essere infilzate da forchette, polli smunti e senza testa appesi
davanti a muri di mattoni.
Il suo cuore si arrest all'improvviso. Su una tela davanti a
lei c'era un ragazzo in un'uniforme rossa dalle marcate pennellate.
Le guance di Rose presero fuoco, le mani divennero
gelide. Ma no, le mani di questo ragazzo erano di lato, non
poggiate sui fianchi; gli occhi erano pi grandi, il viso pi pallido,
di un bianco simile al cerone. Non aveva quell'aspetto
inibito, imbronciato che ricordava nel Fattorino. Rose guard
il cartellino. Si intitolava Il facchino del Maxim, dipinto
nel 1925. Non era il suo.
Continu a guardare. Pesci spettrali, dalle facce inquietanti
eppure simili a esseri umani, ritratti di fornai e un uomo
in blu. Enormi tagli di manzo crudo, squartati; viscere esposte
con pennellate cos furiose da spingere Rose a distogliere
lo sguardo, e farle quasi credere che il colore fosse sangue.
Arriv al termine dell'esposizione. La delusione, inevitabile,
la travolse come un buio tiepido, un addensamento dell'aria.
Tutto si fece pi lento. Si mise a guardare l'ultimo quadro.
Un paesaggio distorto con una strada di campagna sotto un
vasto cielo avvolto in un turbine, due bambini che si tenevano
per mano - fratelli? - volti offuscati, indecifrabili. Si intitolava
Due bambini sulla strada ed era stato dipinto nel 1942.
Sapeva come era finita la vita di Soutine. Nel 1942 il pittore
viveva nella campagna francese, spostandosi di villaggio
in villaggio, cercando di sfuggire alle maglie della Gestapo.
Soffriva di ulcere. Un attacco particolarmente severo lo lasci
in preda a dolori atroci, sanguinante. La sua ragazza lo
spinse a tornare a Parigi per vedere un medico. Presero una
strada tortuosa per eludere i controlli. Il viaggio dur pi di
ventiquattro ore. Quando Soutine arriv a destinazione, le
sue condizioni erano disperate. Mor sul tavolo operatorio.
Il respiro di Rose si fece faticoso, insufficiente. Non sarebbe
dovuta essere l. Non c'era nulla da trovare. Cosa le era
venuto in mente?
Si affrett per tornare indietro, passando accanto a una
foto in bianco e nero di Soutine, di profilo, mentre fumava;
pi attraente di quanto i suoi autoritratti lasciassero intuire.
Poi vide un altro ritratto che per qualche motivo le era sfuggito;
rallent. Il dipinto raffigurava una donna, elegante e dallo
sguardo acuto, i capelli tagliati in un caschetto alla moda.
Indossava un sontuoso abito rosso e una pelliccia le copriva
le spalle. Le gambe della donna erano accavallate con stile
all'altezza delle caviglie, le dita si sfioravano appena tra loro
sul ventre. C'era nello sguardo un tale sarcasmo da far credere
a Rose che stesse tollerando appena il pittore, sbeffeggiandolo.
Avrebbe preferito stare da un'altra parte. Ritratto
di Madame Castaing, diceva il cartellino; era una sostenitrice
di Soutine. Rose aveva visto delle riproduzioni in passato.
Ma, vedendolo dal vivo, sent il sangue raggelarsi. C'era
qualcosa in quello sguardo sagace che riconobbe immediatamente.
Non pot fare a meno di pensarlo: quella donna gli
ricordava sua madre.
Ebbe un attacco di nausea. Corse fuori dal museo, nella luce
abbagliante della California. Sbatt le palpebre e respir profondamente,
ma avvert un conato di vomito, dal sapore acido
e metallico rapprendersi nella bocca. Si sporse in un cespuglio
l vicino e rigurgit quel po' di cibo che aveva in corpo.
Tutto bene, tesoro?, sent dire in un marcato accento
scozzese da una donna dietro di lei.
S, grazie. Cerc di sembrare convincente. Rose pens
alla donna scozzese che lavorava al chiosco del t vicino al
suo appartamento di Belsize, e questo ricordo dell'Inghilterra
la fece quasi piangere. Si pul la bocca con la manica di
cotone del vestito, nel tentativo di liberarsi di quel terribile
sapore metallico.
Oh, cara, non mi sembra tu stia bene. La donna porse a
Rose un fazzoletto e tir fuori una tazza d'acqua, Dio solo sa
da dove. Aveva un sapore delizioso, fresca e dolce.
Sto bene, disse, sto bene. E questo, grazie al piccolo
gesto di gentilezza di una sconosciuta.
Rose era sul divano quando Thomas rientr quella sera.
Come ti senti?
Abbastanza bene. Thomas la osservava. Non proprio,
ammise.
Povera piccola. Le pos un bacio sulla fronte. Ancora
lo stomaco?.
Lei annu. Non  niente. Domani star meglio.
Metto su l'acqua per il t, ne vuoi un po'?. Fece cenno
di no. Parlare accresceva il suo senso di nausea. Dov' il ragazzo?,
chiese Thomas.
Fuori.
Posso farti una domanda? Ha fatto per caso qualche audizione?.
Lo chiese in modo disinvolto, ma Rose sapeva dove
voleva andare a parare.
Non ne ho idea, disse con notevole sforzo. Non le interessava
molto monitorare gli spostamenti del nipote quando
stava bene, figuriamoci in quel momento.
Non mi ero mai reso conto di quanto fossero bassi i soffitti
del nostro appartamento fino a quando non si  trasferito
qui. Quanto hai detto che poteva rimanere?
Un mese, rispose. Sono passate solo due settimane. Ti
prego, non cominciare.
Avevano la stanza in pi. Harry andava a fare la spesa per
lei, aveva preso l'autobus per andare dal meccanico a East
Vernon l'altro giorno a ritirare la macchina senza fare storie.
Le piaceva avere il nipote in giro per casa. Quanto costava a
Thomas la sua presenza?
Non sto cominciando. Se ne stava seduto sul bordo del
divano, a giocherellare con la coperta all'uncinetto che lei
aveva sui piedi. Cosa posso portarti? Uova strapazzate? Hai
mangiato qualcosa oggi?.
Fece cenno di no con la testa. Non voglio niente. La nausea,
che sembrava essersi placata, mont con ancora pi vigore.
Temeva che sarebbe rimasta con la sensazione di dover
vomitare per un bel po'. Quando si era messa in malattia,
la segretaria della scuola le aveva detto che tre ragazze
erano assenti a causa dell'influenza intestinale.
Non ti fa bene stare a digiuno, le disse Thomas.
Lo so. Tra un po'.
Se domani stai ancora cos male, devi andare dal medico.
Va e viene. C' un virus che circola a scuola. Non c'
bisogno.
Sar il dottore a deciderlo. Continui a rimandare la visita.
Una volta che ci sarai andata ti sentirai meglio.
L'idea di andare dal medico la fece sentire ancora peggio.
Prima mi sentivo meglio, decise di dire. Sono andata al
County.
Al museo? Mentre stavi cos male?
Stavo meglio in quel momento. C'era una retrospettiva.
Fece una pausa guardando il soffitto. Una mostra di Soutine.
Scans la coperta, fece scivolare gi le gambe e si mise
a sedere. Fece uno sforzo notevole. And fino al lavandino,
lentamente.
Non capisco. Una mostra dei suoi quadri? Come facevi
a saperlo?
Avevo letto qualcosa. Sul giornale.
Perch non me l'hai detto? Sarei venuto con te.
Lo so. Si riemp il bicchiere. Acqua tiepida. Forse le
avrebbe calmato un po' lo stomaco. Scosse la testa e bevve
un sorso. Il Fattorino non c'era. Ovviamente.
Mi dispiace, disse Thomas, poggiandole una mano sulla
spalla. Con molta cautela se ne torn al divano, con il bicchiere
d'acqua in mano. Sentir parlare Rose del Soutine rendeva
Thomas inquieto. Lui sapeva del quadro perduto e di tutto ci
che rappresentava per lei, del fatto che la rendesse infelice e
che lui non poteva fare nulla per aiutarla. Rose comprendeva
il desiderio di Thomas di lenire il suo dolore, ma non era possibile.
Da tempo si era convinta che fosse stata la frustrazione
di Thomas per il fatto di non poterla aiutare a essersi insinuata
nel loro rapporto, e non il suo passato difficile.
Raggiunse il divano. Le sembrava di muoversi nella melma.
Lui le and dietro. Tutto bene?
No, disse, rivolta al soffitto. Sto malissimo. Sotto ogni
punto di vista.
Quanto mi dispiace, disse. Deve essere stata una gran
delusione.
Lo  stata. Ma  stato anche strano. Terribile e strano.
Sarei voluto essere l con te.
Lo so, ma non fa niente.
Non dire cos.  importante, invece, per me almeno. E
anche per te, spero.
Annu e gli prese la mano. Gliela strinse, sentendo le curve
delle sue nocche, le ossa, il calore pulsante della sua pelle.
Tu fai le cose per conto tuo, disse Thomas. Ma poi stai
male per il fatto di essere sola.
Lo so, disse lei, sentendosi peggio di prima. Ma non oggi,
ti prego. Niente prediche oggi. Rimase l, incerta.
Cosa?, disse Thomas.
Devo.... Lo spinse da una parte, la nausea stava prendendo
il sopravvento.
Quando Rose si alz dal letto, il giorno dopo, Thomas era
uscito da un bel po'. Le aveva lasciato un bigliettino sul comodino:
"Hai un appuntamento con il dottor Cohen alle tre.
Non lo saltare".
Rose si infil l'accappatoio e and in cucina. Harry era l,
in jeans e camicia di flanella, le gambe lunghe distese sotto il
tavolo della colazione, una copia di Variety e un pacchetto
di sigarette ammaccato sul tavolo, mentre prendeva cucchiaiate
di burro d'arachidi dal barattolo e le portava alla bocca.
Salt in piedi quando lei entr. Ciao, zia.
Rose gli fece segno di sedersi e and verso il bollitore. Ti
sei alzato presto.
S. Be', tu ti sei alzata tardi.
Estrasse un cucchiaio dal cassetto, gli tolse il barattolo di
burro d'arachidi che aveva davanti e ne prese una generosa
cucchiaiata. Al risveglio la nausea era quasi sparita. Si sentiva
affamata.
Oggi ho la mia prima lezione di dizione, disse Harry. Cos
imparo a parlare come un americano. Pronunci quest'ultima
parte imitando l'accento.
Il bollitore stava sibilando. Rose si vers il t, Harry declin
l'offerta. Si riprese il barattolo di burro d'arachidi e attinse
un'altra cucchiaiata. Il burro d'arachidi  una sostanza
molto strana, non trovi?, disse. Mi ricordo quando l'assaggiai
la prima volta che venni qui, a quindici anni. Lo trovai
disgustoso: la consistenza collosa, il sapore, tutto. Ma ero
determinato a farmelo piacere. Pensavo che mi avrebbe reso
un vero americano.
A Rose sfugg una risata mesta, prima di tornare a bere il
t. Anche io lo detestavo quando sono arrivata. Ma non c'
nulla che ti renda un vero americano. Una mattina ti svegli
e semplicemente lo sei.  successo, e tu non te ne sei nemmeno
reso conto.
Spero di essere cos fortunato. Harry estrasse una sigaretta
dal pacchetto e, solo allora, mentre la stava picchiettando
sul tavolo, disse: Ti d fastidio?. Rose fece cenno di no.
La accese e prese una lunga boccata.
Posso averne una?. Rose indic il pacchetto.
Harry gliela offr. Non sapevo che fumassi.
Non fumo, infatti.
Lui sorrise e le accese la sigaretta. Non fumava da anni.
Non era mai stata una fumatrice, ma le piaceva una sigaretta
alla sera, dopo cena. Poi aveva smesso con Thomas, non
molto tempo dopo che si erano trasferiti l. L'ultima volta
che ricordava di aver fumato una sigaretta era all'Ambassador:
lei e Thomas erano andati a festeggiare la sua assunzione
a Eastgate. Nella luce soffusa della sala da ballo, le palme
finte che sventolavano lungo il perimetro della pista affollata
sembravano vere in maniera disarmante; noci di cocco
di cartapesta e scimmie meccaniche che salivano sugli alberi,
con gli occhi gialli per la luce elettrica che lampeggiavano
e seguivano ogni suo movimento. Lei e Thomas avevano
bevuto, fumato e ballato: lui era un bravo ballerino, dai
piedi agili, pi aggraziato rispetto a lei, e quel posto era cos
assurdo ma al tempo stesso fantastico. Era stata contraria a
lasciare l'Inghilterra, ma ora che si erano sistemati, era difficile
ricordare perch.
Rose inspir il fumo, sent l'aroma arrivarle alla testa.
Chiss perch ho smesso.
Harry si mise a ridere e fece cadere la cenere in un posacenere
dal bordo dorato che Rose non aveva mai visto prima;
Harry doveva esserselo procurato da qualche parte. Stava per
chiederglielo quando lui disse: Posso chiederti una cosa, zia?
L'altro giorno, quando eravamo al museo, ti sei innervosita.
Rose fece un tiro e trattenne il fumo nei polmoni. Picchiett
la sigaretta sul bordo del posacenere. Quello era un altro
dei motivi per cui un tempo le piaceva fumare: aveva qualcosa
da fare con le mani. Non mi sentivo troppo bene.
Lo so, disse. Ma c'era qualcos'altro, non  vero? Anche
io ho visto il cartellone.
Cosa?, chiese in modo confuso.
Anche io ho visto il cartellone della mostra di Soutine. Era
quello che stavi guardando, giusto?
E tu che ne sai?.
La sua fronte liscia si corrug. Intendi del Soutine? Pap
me ne ha parlato.
Sul serio?
Certo. Mi ha detto che vostra madre aveva amato quel quadro
e che il pittore era molto famoso. Deve avermene parlato
quando ero piccolo. Mi ha raccontato che la vostra casa era
piena di oggetti belli. Che vostra madre aveva buon gusto.
Certo, fece eco Rose, mettendo gi la sigaretta. Stava cercando
di metabolizzare quanto aveva appena ascoltato. Suo
fratello, la stessa persona che una volta le aveva detto di dimenticare
tutto, parlava di Soutine ai figli? Ne era orgoglioso?
Non parla molto di Vienna, ma di tanto in tanto ci racconta
qualcosa: ad esempio di quando vostra madre chiedeva
"Sono persone gentili? O non sono persone tanto gentili?",
riguardo a chiunque incontrasse. O di quanto fosse sobrio
vostro padre, che si rifiutava di fumare sigari d'importazione,
ritenendoli una stravaganza non necessaria, accettando
di fumare ci che distribuiva il governo.
Come Francesco Giuseppe, disse Rose, citando suo padre
senza rendersene conto. Non pensava a tutto ci da almeno
trent'anni. Ricordava suo padre fumare, l'odore legnoso
e di aria viziata proveniente dal suo studio; era quello
l'odore dei sigari scadenti? Non ricordava sua madre parlare
cos tanto delle "persone gentili", ma poteva facilmente
immaginare Mutti dire cose del genere. Che altro ricordava
Gerhard che a lei non era rimasto impresso? Parlavano cos
di rado della loro infanzia.
Il quadro non c'era alla mostra, vero?, domand Harry.
Lei scosse il capo.
Mi dispiace.
Annu ancora. Anche a me, riusc a dire.
Ma non smetti mai di cercarlo, anche quando stai facendo
altro.
S, sussurr.
Anche io. Aveva la voce bassa. Non so nemmeno come
sia fatto esattamente, ma anche io lo cerco.
Davvero lo stava cercando? Per Gerhard? Per se stesso?
Rose non ebbe il coraggio di chiederglielo. La cucina era calda.
Percepiva dei piccoli rumori di sottofondo: il ticchettio
dell'orologio elettrico, il brusio della macchina per il ghiaccio.
Tocc il polso di Harry. "Grazie per quello che hai detto",
avrebbe voluto dire, ma non lo fece, temendo che quelle
parole potessero dimostrare la sua disfatta.
Nella sala d'aspetto del dottore si soffocava. Persino il ficus
nell'angolo appariva prostrato. Le nausee di Rose erano
ricomparse. La sala per gli esami in cui fu condotta aveva almeno
venti gradi in meno. L'infermiera le chiese di spogliarsi
e indossare un camice, poi Rose attese ancora un po'. Si port
le ginocchia al petto. Perch questi camici cos sottili?
Perch non fornivano qualcosa che desse maggiore protezione?
Finalmente entr il dottor Cohen. Buongiorno, signora
Downes!  da un po' che non ci vediamo. Troppo impegnata
ultimamente?. Il dottor Cohen sfoggiava dei folti baffi candidi
e un atteggiamento gioviale. Se da una parte si lamentava
con Thomas per il suo modo di fare - si aspettava quasi che
un giorno potesse dirle: "Salve, signora Downes, sono qui per
dirle che ha il fuoco di Sant'Antonio! " - dall'altra lo trovava
estremamente rassicurante. "Potrebbe essere peggio", amava
dirle e, la maggior parte delle volte, non poteva che essere
d'accordo con lui.
Le misur la febbre, le chiese se stesse ancora insegnando
a Eastgate, le controll la gola, le orecchie ed il naso, dichiarando
che era tutto a posto. Poi le esamin l'addome, premendo
con il pollice e l'indice. Le chiese ancora riguardo ai
sintomi, annuendo nel frattempo.
Quando ha avuto l'ultima mestruazione, signora Downes?.
Era passato un po' di tempo. Si sforz di ricordare. Un mese
e mezzo? Forse di pi? Non si era allarmata. Dopo tutto
aveva quasi quarantuno anni. Sono state irregolari ultimamente,
disse. Non sono del tutto sicura.
Bene! Credo sia necessario un esame del sangue. Non sarei
del tutto sorpreso.
Cosa?, domand frastornata.
Sotto i suoi baffi cespugliosi la bocca del dottor Cohen si
era curvata all'ins, in un sorriso. Tutti i suoi sintomi fanno
pensare a una gravidanza. Dovrebbe prendere un appuntamento
con un ginecologo.
No, non pu essere, disse Rose. Non pu controllare?
Non voglio vedere un altro dottore. Non pu essere. Stava
tremando in maniera evidente. Ho quarant'anni.
Lui sospir. Signora Downes, deve fare altri esami.  assolutamente
possibile, aggiunse, senza alcuna gaiezza o salamelecco.
E fu il suo tono serio che la convinse a credergli.
Disse a Thomas che doveva tornare, il dottor Cohen voleva
farle fare alcuni esami. Esami per cosa?, chiese Thomas,
con aria preoccupata.
Niente, disse, non  niente.
And dal ginecologo. Quattro giorni dopo, appena rientrata
a casa da scuola - Thomas era ancora al lavoro, Harry chiss
dove - l'infermiera chiam. Congratulazioni!, esclam.
Rose era incinta di quasi tre mesi.
Bene, allora, disse, senza sapere perch. Certo non andava
bene. Incinta, dopo tutto quel tempo? Cosa diavolo
avrebbe fatto?
Rub una sigaretta dalla stanza di Harry. Fuori, sul balconcino,
si appoggi sul bordo di una sedia di plastica sudicia e
si accese la sigaretta, inalando profondamente. La nicotina
la avvolse. Anche col fumo, Rose riusciva ancora a percepire
l'odore di cloro proveniente dal cortile. L'acqua della piscina
era di un torbido grigio-verde, una patina di foglie circondava
i bordi. Avevano scelto quell'appartamento anche
per la piscina, ma perfino quando era stata in buone condizioni,
non erano quasi mai andati a nuotare.
Se ne sarebbe potuta sbarazzare. Era abbastanza informata
da sapere che non era pi come una volta. A scuola era in
buoni rapporti con un'insegnante di matematica; Joan era
una fanatica di Isadora Duncan, di almeno quindici anni pi
giovane di lei, che stava studiando il tedesco da autodidatta e
si nutriva con una dieta a base di noci e miele. Rose era certa
che Joan avrebbe saputo dove risolvere la questione. Non
c'era bisogno che Thomas lo sapesse.
Ma come poteva non dirglielo? Ormai non ne parlavano
pi: del suo desiderio di paternit, del desiderio di Rose di
non avere figli. Ci aveva riflettuto a lungo. Si era convinta di
avere ragione. Per anni si era detta: non tutte sono fatte per
diventare madri. Era pi facile credere a questo che considerare
la domanda pi incisiva che spesso la assaliva nel cuore
della notte: come poteva lei essere una madre? Cosa ne sapeva
lei di ci che voleva dire prendersi cura di un altro essere?
Tutte le volte che ci pensava, si sentiva lei stessa bambina.
Ritornava alla sua casa di Vienna, mentre guardava Mutti,
vestita di seta, dare un ultimo tocco di cipria al naso. La Mutti
delle lettere che Rose conservava come reliquie era pi affettuosa
e loquace della madre elegante e distante dei primi
anni. Quando prendeva in considerazione l'idea di diventare
madre, tutto ci a cui Rose riusciva a pensare era il dolore
della separazione, essere lasciati indietro.
Rose amava credere che il fatto di non avere figli non fosse
motivo di tensione nel suo matrimonio, ma quella che era
cominciata come una domanda tra loro due nel tempo si era
trasformata in tristezza, una tristezza particolare per entrambi,
con una presenza tutta sua.
E adesso? Ora si sentiva persa, incapace di scegliere quale strada
prendere. Non avrebbe voluto trovarsi in quella condizione.
Non erano stati molto attenti negli ultimi tempi, ma erano
stati attenti per cos tanto tempo. Come era potuto succedere?
Ma non era pi questo il punto. E se per tutti quegli anni
non avesse fatto altro che cercare di proteggersi da qualcosa
da cui non ci si poteva proteggere? Ci che stava crescendo
dentro di lei sembrava qualcosa di violento, uno stravolgimento
che sovvertiva tutto ci su cui aveva tanto insistito.
Niente era pi lo stesso. Il suo corpo le stava dicendo questo.
Forse Rose stava cercando di dire a se stessa, con una
calma che non provava, che era arrivato il momento di stare
calmi e ascoltare.
Quella sera, nel loro minuscolo bagno senza finestre con
le piastrelle turchesi che Rose pensava di cambiare ormai da
un decennio, Thomas si stava lavando i denti metodicamente,
tenendo come sempre d'occhio l'orologio per verificare
il tempo necessario.
Devo dirti una cosa, disse Rose, guardando il riflesso del
marito allo specchio.
Alz alcune dita della mano - ancora tre secondi - e poi
sput nel lavandino. Mmm?.
Lei aveva una mano appoggiata sul bordo bagnato del lavandino,
cercando un sostegno. "Di' semplicemente le parole",
ripet a se stessa. Sono incinta, disse alla fine.
Lui rimase con lo sguardo fisso, le labbra sottili sbiancate
dal dentifricio, le guance prive di colore. Non avrebbe mai
dimenticato come in quel momento le fosse sembrato un
estraneo. Cosa?. Lo disse in maniera cos tagliente che Rose
percep solo delusione.
Deglut. Non era sicura di riuscire a trovare il coraggio per
continuare a parlare. Sono....
Ho sentito, disse. Mio Dio, se ti ho sentito. Si port la
mano alla bocca. Sei incinta?.
Lei annu, afferr le sue mani bagnate. Un singulto le attravers
il corpo.
Sei sicura?. Stava piangendo adesso, ma anche - ne era
sicura - ridendo. Ne sei certa?.
Annu un'altra volta. Sei contento?
Sono al settimo cielo. Si fece indietro, per osservarla.
E tu?
Ho paura, disse, e adesso piangeva anche lei.
Ma... lo vuoi?.
Gli strinse forte le mani, era terrorizzata. Ma si impose di
dire quelle parole. Penso di s. S. Ma, Thomas, saremo cos
vecchi, la gente penser che siamo i nonni del bambino.
Lui le baci le guance bagnate, prima l'una e poi l'altra,
ridendo. Non me ne importa, disse. Mi hai sentito? Non
me ne importa affatto.
Il giorno dopo, mentre Rose stava insegnando alla quarta
ora, un'assistente entr in classe. C' una telefonata per lei,
signora Downes, disse. Rose si precipit in ufficio. Cos'era
successo? Thomas chiamava solo per cose urgenti.
Ma c'era suo nipote in linea. Mi hanno richiamato!, disse
Harry al colmo della gioia. Per il ruolo del dottore.
Oh, Harry, disse, con irritazione mista a sollievo. Stavo
facendo lezione. Mi hai spaventata.
Mi spiace, zia Rose, disse, senza sembrare affatto dispiaciuto,
ma mi hanno richiamato! Vogliono vedermi di nuovo.
Questo pomeriggio. La sua voce si spezz. Ma non sono
affatto preparato.
Certo che lo sei, gli disse.
Tu non lo puoi sapere.
Lo so. Hai paura solo perch ci tieni moltissimo. Credeva
a ci che stava dicendo, non  vero?
Quel sabato Rose torn alla mostra di Soutine, con Thomas
e Harry al sguito. Questa volta si sentiva preparata, persino
felice, la nausea si era placata, era lieta di avere due uomini
al suo fianco. Quel giorno le sale erano affollate e lei si fece
strada per mostrare ad Harry Il facchino del Maxim, il ritratto
della mostra che le ricordava il Fattorino.
Harry, attento e impaziente, era affascinato dalle nature
morte. Continuava a passare dai quadri a Rose e a Thomas:
Quel quarto di bue sanguinolento, disse.  disturbante,
orribile e fantastico. Pochi minuti dopo, ritorn.
Ho appena letto una cosa incredibile nel catalogo, sapevate
che Soutine aveva effettivamente appeso nel suo studio
un pezzo di manzo e teneva accanto a s dei secchi con
il sangue dell'animale che bagnava non appena iniziava a
diventare grigio?
Non lo sapevo, disse Rose. Era un aneddoto su Soutine
che veniva raccontato spesso e lei si era sempre chiesta se fosse
vero. Le piaceva che Harry fosse cos interessato.
La puzza e le mosche divennero cos intollerabili che qualcuno
chiam la polizia, continu Harry. Pare che Soutine
abbia detto "Che importa dell'igiene quando c' di mezzo la
santificazione dell'arte?". Ridacchi, e si allontan di nuovo.
Thomas rimase accanto a Rose, con una mano poggiata alla
base della sua schiena, andando ovunque lei lo portasse.
Gli indic i ritratti, gli disse che madame Castaing le ricordava
sua madre.  bella, disse lui. Gett uno sguardo di
sottecchi a sua moglie. Come te.
Scosse la testa e gli fece un sorriso di gratitudine. La cintura
che aveva in vita le stava stretta. Avrebbe dovuto toglierla,
ma presto non avrebbe pi potuto indossare i soliti abiti.
Si fermarono davanti all'autoritratto di Soutine: le orecchie
ed il naso esageratamente grandi, il corpo deforme adornato
da una giacca di un giallo acceso. Devo dire che  decisamente
mostruoso, disse Thomas. Perch mai qualcuno
dovrebbe raffigurarsi in questo modo?
Non era un uomo felice, disse Rose.
Questa  un'interpretazione interessante. Ma guarda, non
ci sono le mani nel ritratto. Si  tagliato le mani. Perch avrebbe
fatto una cosa del genere?
Sembra che le mani siano difficili da dipingere, disse Rose.
E probabilmente  ancora pi difficile se le stai usando
per dipingere.
Forse, disse Thomas. Comunque lo trovo terribile. Ha
bisogno delle proprie mani e invece non ci sono.
Rose non la vedeva in quel modo. Ma stando accanto al
marito, guardando attraverso i suoi occhi, non era in disaccordo
con lui.
Quattro giorni dopo, mentre era alla sesta ora, cominciarono
i crampi. "Non  niente", disse a se stessa. Continuarono
per tutto il giorno e si intensificarono mentre guidava per
tornare a casa. Quando raggiunse le scale per entrare nell'appartamento,
l'emorragia era cominciata. Arriv con fatica al
bagno, piegata in due, sudata e terrorizzata. Si aggrapp alla
sua disperazione mentre dentro di lei sentiva le contrazioni,
il dolore che cresceva. Nulla era ancorato, nulla era al sicuro.
Alla fine riusc ad alzarsi: rivoli di sangue violaceo,
coaguli che Rose non riusciva a guardare, riempivano la tazza.
Afferr degli asciugamani, si trascin fino in camera da letto
- il telefono era in cucina, lontanissimo da lei - e fu l che
Thomas la trov due ore dopo, raggomitolata, con gli asciugamani
zuppi sotto di lei.
 finita, gli disse. Thomas. Pronunci di nuovo il suo
nome, mentre piangeva. Mutti,  successo anche a Mutti.
No, non  cos, disse lui. Non pu essere. Ma quando
arrivarono dal dottor Cohen quella sera (era ritornato allo
studio per vederli, una gentilezza che lei non avrebbe mai
dimenticato), lui scosse la testa, confermando ci che Rose
sapeva gi.
Il set dell'ospedale nello studio 43 presso gli studi televisivi
della CBS era molto pi piccolo e improvvisato di quanto
Rose avesse immaginato. Harry aveva ottenuto la parte di
un misterioso dottore straniero appena arrivato. Nessuno
si fida davvero di lui, ma pochi possono resistere al suo fascino,
gli aveva detto.
Be', questa mi sembra un po' un'esagerazione, aveva detto
Rose. Ma quando telefon a Gerhard e Isobel, si vant quanto
i produttori lo apprezzassero; dopo tre settimane da che
gli aveva assegnato la parte, il suo ruolo si era gi ampliato.
Thomas e Rose lo guardarono camminare a grandi passi
verso il set - il soffitto era una foresta di luci, cavi, travi,
telecamere - con il suo camice bianco da dottore, e poi voltare
il viso verso la truccatrice che gli tampon sul viso una crema
dall'aspetto repellente.
Mi auguro che quella roba abbia un aspetto migliore davanti
alla telecamera di quanto non ne abbia dal vivo,
disse Rose non potendosi trattenere.
Speriamo, le sussurr Thomas in risposta. E poi:
Harry George  un nome davvero stupido.
Rose scroll le spalle. Ai produttori non piaceva Zimmer,
disse. Era d'accordo con Thomas, ma era difficile per lei arrabbiarsi
per quel cambio di nome. Era difficile arrabbiarsi
per qualsiasi cosa in quel periodo. Nell'ultimo mese si era
sentita cos stanca, troppo stanca per protestare.
Potrebbe diventare qualcuno, in fin dei conti, sussurr
Thomas.
Credo che lo sia gi.
Sorrise, facendosi pi vicino. Quando lei portava i tacchi,
erano quasi della stessa altezza. Oggi  particolarmente bella,
signora Downes.
Indossava uno dei suoi vestiti preferiti quel giorno. Era di
cotone color pervinca, con una linea a campana e bottoni di
perla che spiccavano sul blu. La taglia le andava di nuovo bene.
Per gran parte dei suoi vestiti era cos, e questo la irritava,
costringendola a rallentare quando la mattina si allacciava
i bottoni. Oh, grazie, disse. I suoi occhi rimasero fissi sul
nipote. Era davvero un bel ragazzo e, anche se non assomigliava
per niente a Gerhard, vi vedeva qualcosa di familiare
nella forma della bocca, la fronte prominente; Papi, pens.
Ud la voce di Thomas vicino all'orecchio. Voglio provarci
ancora.
"Provarci ancora?", stava per chiedere, ma sapeva cosa intendeva.
Non ce la fece a rispondere.
La gravidanza era stata un caso fortito. Lo sguardo di
Rose rimase sul nipote.  troppo tardi, disse, con la voce
che le raspava in gola.
Non  tardi.  successo una volta. Pu succedere di nuovo.
Dobbiamo solo provare. Le strinse un braccio intorno
alla vita. Si tratta di una cosa difficile, lo so, ma ti prego,
dimmi che ci proverai.
Lei poggi una mano sopra la sua. Era successo. E se per
un attimo riusciva a mettere da parte il terrore, i dubbi e
ignorare il magone, poteva ammetterlo, anche solo a se stessa:
era stata felice.
Ed ecco Thomas che le faceva quella richiesta; voleva solo
sentire la sua mano pronta a tranquillizzarla.
S, disse, anche se non ci credeva veramente. Si rivolse a
lui, concedendosi un piccolissimo sorriso. S, ci prover.
Successe di nuovo e rapidamente, meno di tre mesi dopo.
Non fu come la volta prima. Rose se ne rese conto subito.
Avvert in maniera pi smorzata la nuova gravidanza, pi tranquilla,
ma pi insistente. Quando il dottor Cohen la conferm,
con la data del parto prevista per il 15 settembre ("Tre
giorni dopo il compleanno di Mutti", pens Rose, senza dirlo),
il ventre aveva gi iniziato a gonfiarsi e tutto il suo corpo
si stava preparando all'azione. Stavolta le nausee erano minori
e la cosa la rese nervosa; era vigile nell'individuare ogni segnale
che indicasse l'arrivo di qualche conato di vomito. Una
notte, molto tempo dopo che entrambi erano andati a dormire,
Rose si svegli di soprassalto, convinta di aver sentito del
sangue. In bagno, controll pi volte.  tutto a posto,
mormor Thomas quando la trov l, ancora mezzo addormentato.
Tu non lo puoi sapere, disse lei, con la stessa quantit di
rabbia e disperazione.
Si rese conto che stava per avere un altro aborto spontaneo
mentre erano seduti sui divanetti del Carolina Pines Jr.'s
a festeggiare il quarantacinquesimo compleanno di Thomas.
Mentre lui guidava a tutta velocit sulla Sunset verso lo studio
del dottore, Rose sussultava ad ogni crampo e pensava:
"Come riusciva Mutti a sopportare tutto questo? Come riusciva
ad andare avanti?".
Non ne parlarono pi. Non smisero mai davvero di provarci.
Un anno dopo, quando Rose si stava avvicinando al suo
quarantatreesimo compleanno, ebbe un ritardo. Non lo disse
a Thomas. "Aspetta", si disse, "aspetta e basta". Ma la sua
gioia privata non dur molto. Quando otto settimane dopo
le mestruazioni si ripresentarono, prov pi rassegnazione
che dolore. Sapeva che il suo corpo era cos da decenni,
anche se non era mai riuscita ad articolare quella sensazione.
C'era un certo sollievo nel riconoscere ci che era, anche solo
a se stessa. Gi quando viveva da sola a Londra, dopo la
guerra, ricordava di averne avuto la percezione. "I fantasmi
non sono in grado di dare la vita", pens.
"Assurdo", diceva Thomas. "Tu sei qui, viva. Hai solo
paura".
Ma lei non gli diede mai l'opportunit di rispondere.
...
Capitolo 15.

Los Angeles, 2008.

Sei sicura di volerlo fare?, sussurr Sarah.
Certo, disse Lizzie, abbassando la voce per adeguarla a
quella della sorella. Si  addormentato in macchina mentre
stavamo venendo, disse Sarah, spingendo il passeggino
nell'appartamento di Lizzie. Sono riuscita a trasferirlo qui
per miracolo. Se sei fortunata, dormir per un paio d'ore.
Oscar aveva dieci mesi, era un bambino dalla faccia seria e
con delle chiazze sparse di soffice peluria chiara. Per i primi
mesi della sua vita Lizzie aveva pensato che assomigliasse
a un piccolo senatore del Sud in abiti infantili. Ora per
il suo corpo si stava riempiendo, e quando rideva, spesso in
maniera inaspettata, aveva l'impressione di cogliere un barlume
del ragazzo che sarebbe diventato.
Ci sono pi pannolini e salviettine di quelle che ti potranno
mai servire, disse Sarah, staccando la borsa dal passeggino.
Un bavaglino, un paio di ciucci, la sua bottiglietta. Ci
ho infilato anche due cambi, non si sa mai. Ha il naso che gli
cola; mi  sembrato che stesse bene, ma potrebbe bere pi
latte per questo motivo. Scaldane solo met per volta, le mie
scorte stanno per finire.
Ricevuto, disse Lizzie, con quella che sperava fosse un'espressione
di sicurezza. Si era gi presa cura di Oscar prima,
ma mai per un periodo cos lungo. Andr tutto bene.
Lo so, grazie infinite. E comunque  un ottimo allenamento
per te, giusto? Se non sei sicura di qualcosa, chiamami. Se
devo allontanarmi dall'evento non  un problema. Angela ha
alcuni interventi oggi, quindi sar pi difficile da raggiungere.
Capito tutto. Tu torni tra qualche ora, giusto? Non resta
qua tutto il mese.
Non si sa mai, disse Sarah. Una volta assaggiato il gusto
della libert, potrei anche fuggire. Si abbass per posare
un bacio sulla testa addormentata del figlio. Non lo farei
mai, scimmietta, mormor. Gett le braccia al collo della
sorella. Grazie. Sono cos felice che tu sia qui. E presto la
porta si chiuse dietro di lei.
Lizzie era tornata ad abitare a Los Angeles da circa sei mesi.
Sotto molti aspetti, sembrava un tempo pi lungo. Dopo
che tra lei e Max era finita, era tornata a New York e aveva
cercato di buttarsi nel lavoro. Ma mentre una mattina sgomitava
gi per le scale affollate della metropolitana, si era ritrovata
ad immaginare il canyon dietro la casa di suo padre,
gli strapiombi e la terra sbiancata dal sole, le distese di papaveri
a febbraio. Quando, con grande sorpresa, avevano vinto
il ricorso Clarke, Marc aveva invitato lei e gli altri soci a festeggiare
al ristorante. Lizzie aveva preso ostriche e bicchieri
di Prosecco, contenta che la sua strategia fosse risultata vincente,
ma aveva pensato: "E adesso?".
Era passato il compleanno di sua madre. Poi quello di suo
padre. Quell'estate Sarah era rimasta incinta. Novembre aveva
segnato il primo anniversario della morte di suo padre e
Lizzie, colpita da un virus aggressivo, era stata ben contenta
di avere una scusa per restare a casa qualche giorno. La sua
vita sembrava popolata di fantasmi, i suoi sogni erano spesso
pi vividi e realistici di quando era sveglia. Poi era nato
Oscar e lei aveva preso l'aereo per andare a vederlo e,
mentre teneva stretto al petto quel minuscolo alieno ansimante,
aveva pensato: "Ma cosa stai aspettando?"
Aveva miracolosamente trovato subito lavoro a Los Angeles:
la direzione di una fondazione di famiglia, neanche a
farlo apposta. Un suo ex cliente era membro del consiglio di
amministrazione e l'aveva chiamata non appena aveva saputo
che era in cerca di lavoro. "Non so nulla di come si dirige
una fondazione", stava per dire. Ma mentre lo pensava,
cercava su Google il nome della fondazione con nervosa eccitazione,
e aveva sentito una voce nella sua testa - un mix
di quella di Claudia e quella di Rose - che l'aveva fatta sussultare.
"Non scappare", le aveva ordinato quella voce. "Sei
pi forte di quanto credi".
Ora Lizzie si era voltata verso il suo nipotino addormentato
che indossava pantaloncini a strisce che gli coprivano le
ginocchia. Anche se era comodamente legato nel suo passeggino,
la testa gli pendeva sul davanti. Cerc di raddrizzarla
delicatamente. La sua testa calda e umida. Aveva del muco
incrostato attorno alle narici. Aveva un odore dolce di lievito.
Nel giro di un secondo la testa era tornata nella stessa
posizione sbilenca di prima. Okay, okay, disse. Se  questo
che vuoi.
Si diresse nella seconda camera da letto che usava come studio,
ancora occupata dalle scatole. Non era stata molto convinta
di quell'appartamento, fino a quando non era entrata
in quella stanza. Era piccola, ma si affacciava sul cortile ed
era piena di luce. Mentre stava l, a guardare gi nel cortile,
con l'agente immobiliare impaziente alle spalle, una sensazione
inaspettata si era impossessata di lei: "Potrei essere felice
qui". La camera padronale era scura, alcune mattonelle
bluette nella doccia erano rotte; nel corridoio condominiale
c'era un leggero odore di muffa. Per era ben al di sotto
del suo limitato budget e il balcone era abbastanza grande
per farci entrare un tavolo per due, e poi adorava quella seconda
camera. Ma forse era il fatto che le ricordava la casa
di Rose - il balcone, lo stucco, la praticit - che l'aveva convinta
pi di tutto.
Era da pi di un anno che non si parlavano. Rose aveva chiamato
Lizzie un po' di volte dopo quel giorno ma lei, imbarazzata
e piena di vergogna, non aveva risposto ai suoi messaggi.
Pensava a lei tutte le volte che andava in macchina gi a Wilshire
e passava per La Brea Tar Pits, quando sentiva per caso
parlare di Roger Corman alla radio. C'era questo nuovo film
strappalacrime sull'Olocausto in cui la figlia di un pescatore
danese durante la guerra cercava di aiutare gli ebrei ad attraversare
lo stretto di mare verso la Svezia. Era un film molto
popolare, nonostante le accese critiche, e Lizzie sapeva che
Rose avrebbe avuto molto da ridire al riguardo.
Voleva rimettersi in contatto con lei, ma pi il tempo passava,
pi diventava difficile. Cosa avrebbe potuto dirle?
Lizzie and al computer per rispondere alla e-mail di un
membro del consiglio della fondazione. Quando pochi minuti
dopo ritorn nel soggiorno, Oscar la guardava dal passeggino.
Oh, ti sei svegliato, disse. Ciao.
Lui la consider con gravit. Poi inizi a mugolare.
No, no, disse, correndo a liberarlo. No, no, piccolo.
Strillava e si agitava; non riusciva a credere quanto potesse
agitarsi. Cosa poteva essere andato storto, cos tutto a un
tratto? Come faceva a sapere gi che Sarah non c'era? Finalmente
lo tir fuori e lo mise sul pavimento. Forse hai solo
bisogno di un minuto.
Lui la fissava. Meh, url. Ma quel suono non era pi
cos gutturale e intenso, e per un attimo divenne silenzioso.
Lizzie fece un sospiro di sollievo. Meglio?, chiese, e azzard
un mezzo sorriso.
Meh!. Diede un colpo nell'aria.
Scusami, niente sorrisi. Ma non capisco quello che vuoi,
disse. Cosa vuoi?.
Oscar grugn e inizi a gattonare, stile commando, verso alcune
scatole stipate in un angolo. Si aggrapp a una di queste
ed inizi a tirarsi su.
No, no, disse Lizzie, e lo prese in braccio. Urlava mentre
lei lo portava in cucina. Urlava mentre gli scaldava il latte.
Cacci via la bottiglia con un colpo. Avrebbe pianto per
le prossime tre ore? Era questo quello che l'aspettava?
Che ne dici di una pesca?. Prese dalla ciotola una pesca
perfettamente matura e la lav. Lui seguiva i suoi movimenti,
distraendosi. Lei si affrett a tagliare la pesca a fette.
Quell'urlo insopportabile poteva ricominciare da un momento
all'altro. Le pesche erano solo una parte di quanto aveva
comprato il giorno prima al mercato degli agricoltori di Santa
Monica. Con soddisfazione aveva camminato da sola tra i
banchi, assaggiando pluot e albicocche, fragoline coltivate a
Oxnard, stupita per la favolosa abbondanza di prodotti nel
mese di febbraio. Fu allora che lo vide.
" qualcuno che assomiglia a Max", aveva pensato, appena
i suoi occhi si erano posati sull'uomo smilzo di schiena con
la camicia a quadretti che, alcuni passi pi avanti, se ne stava
al cellulare vicino alle arance. Vedeva anche delle versioni
di suo padre; uomini pi giovani di lui, con pi peli sul viso,
un uomo almeno quindici centimetri pi alto ma con lo stesso
passo determinato. Allora sentiva un groppo allo stomaco,
la terra le mancava sotto i piedi. Era lui? No, non era lui.
Ma no, l'uomo con la camicia a quadri si era girato, ed era
decisamente Max, cappellino da baseball a schermare il suo
bel viso, maniche arrotolate a mostrare le braccia muscolose.
Stava per chiudere una chiamata mentre si guardava attorno;
stava ridendo sotto i baffi. Si era avvicinato alle mandorle.
Era abbronzato, rilassato. Il suo cuore aveva sussultato.
E a quel punto ne era stata certa: "Si vede con qualcuna",
aveva pensato.
Aveva ispezionato una manciata di mandarini giapponesi,
aveva pagato alla cassa e se n'era andato. Lizzie aveva osservato
tutti quei dettagli con irritato stupore, in attesa che lui
la notasse, aspettando di sentirsi chiamare per nome. "Non
ho mai detto niente a nessuno dei quadri", avrebbe voluto
dirgli. Ma non aveva detto nulla, e dentro di s si era sentita
morire. Se ne stava andando? L'avrebbe lasciato andar via
cos? Si era sentita instabile come un'ubriaca, come se una
delle sue gambe volesse andarsene per conto proprio. La folla
lo aveva inghiottito; per un po' si era sforzata di seguirlo
nella luce abbagliante del sole, captando un quadro blu della
camicia, un'ombra della sua spalla. Poi era sparito.
Ora Lizzie stava tagliando piccoli pezzettini di pesca,
succosa e zuccherina. Li porse a Oscar. Meh, disse Oscar bruscamente,
gettandoli sul pavimento.
Proprio quello che volevo, disse lei. Tutta quella dolcezza,
che anche lei avrebbe voluto assaporare.
Squill il telefono, un numero con 213 che non riconobbe.
Sarah? Rispose.
Signora Goldstein?, disse una voce maschile. Elisabeth
Goldstein?
S, rispose. Sembrava una voce familiare. Apr un cassetto
in basso pieno di contenitori di plastica e ne diede due a
Oscar per farlo giocare.
Sono il detective Tandy della polizia di Los Angeles.
Il detective Tandy. Le sal un groppo in gola.
Abbiamo trovato i quadri, signora Goldstein.
Mi scusi?, domand, anche se le sue parole erano state
chiarissime.
Le opere d'arte di suo padre. Il Soutine e il Picasso rubati.
Percep un pizzico di impazienza.
Mi scusi, disse. I quadri? La sua mente non era in grado
di elaborare. Avete trovato il fattorino?
Abbiamo trovato le opere sotterrate in un garage di una
casa nella Valley, a Reseda, per la precisione. L'edificio di un
ranch in pessime condizioni, cadente.
Dio Santo!, esclam. E i quadri... in che condizioni
sono?
Incredibilmente, non hanno subto danni.
Chiuse gli occhi, frastornata. Era mai possibile? Rose, doveva
dirlo a Rose. E a sua sorella. Sent sbattere qualcosa e allora
apr gli occhi: c'era Oscar che picchiava allegramente sopra
i coperchi dei contenitori, sbavando. Si sedette accanto a lui.
Tandy stava ancora parlando. Non grazie alle persone a
cui erano stati affidati. La casa  di propriet di Jane Reynolds.
La madre di Desdemona Reynolds, l'ex fidanzata di
Sean Malone. Qualcuno di questi nomi le dice qualcosa? Suo
padre le aveva mai parlato di Malone?.
Lizzie scosse la testa. No, sussurr. Chi erano quelle
persone?
Sean Malone  un ex poliziotto che offriva i suoi servizi
a Kruger e Dunn, presso cui lavorava Max Levitan prima di
iniziare la sua attivit. Levitan e suo padre chiesero a Malone
di occuparsi dei quadri....
Una sensazione di calore vischioso la invase fin nelle viscere.
Siete certi di questa cosa?, chiese. Ne  sicuro?
S, disse Tandy, e quella semplice parola suon cos gentile.
Malone pu testimoniare. Anche la sua ragazza; era al
corrente delle conversazioni. Ci sono prove significative.
Lizzie annu, ma non disse altro.
In sguito vi furono dei disaccordi, continu Tandy, con
la voce che si accalorava. Malone voleva una ricompensa
maggiore, affermando che non era stato pagato abbastanza
per il lavoro, che c'erano delle complicazioni.
La festa che avevo organizzato, disse Lizzie con voce
strozzata. Oscar adesso stava cercando di arrampicarsi sulle
sue ginocchia, e le afferrava i capelli con le minuscole dita
appiccicaticce.
S. Quindi tenne i quadri, rifiutandosi di restituirli. Non fu
proprio discreto al riguardo. Ne parl alla sua ragazza,
vantandosi dell'impresa. Tutti sembravano sapere di quei dannati
quadri. Per un attimo le sembr di sentire Joseph.
Passarono gli anni. Desdemona cercava di convincere Malone
a sposarla. Poi, per, lo sorprese a letto con la sua migliore
amica e decise che ne aveva abbastanza. And alla polizia;
usc fuori che trafficava oppiacei, roba grossa, in combutta
con un medico di Woodland Hills. Cos lei raccont tutto e
poi chiese se erano interessati anche ad alcuni vecchi quadri.
 un miracolo che quei quadri siano sopravvissuti. La madre
di Desdemona aveva costruito una voliera nel suo garage,
gabbie di metallo piene di uccelli - di tanti tipi - e me lo
lasci dire, gli uccelli sono creature disgustose. Sporche, intendo.
Aveva deciso di allevare uccelli per integrare le entrate
della pensione, aveva un metodo squinternato di tenerli.
E i quadri?, interruppe Lizzie. Dove erano i quadri?
I quadri erano nascosti in cima ad uno scaffale, ricoperti
da una sporcizia indicibile, un tappeto di escrementi e semi.
Non sapevo che gli uccelli puzzassero cos tanto. Erano
dentro dei contenitori di metallo. Desdemona le aveva detto
che contenevano un quadro e un disegno che lei aveva fatto
quando andava al liceo, incredibile, vero? La madre non
aveva la pi pallida idea che valessero milioni.
Certo che non lo sapeva, disse Lizzie, pervasa all'improvviso
da uno strano sentimento. Povera signora Reynolds e i
suoi uccelli.
Tutto il lavoro che abbiamo fatto in questi anni non  servito
a un cazzo, disse Tandy, e Lizzie cap che avrebbe preferito
trovare i quadri in un altro modo - non cos banale e
dettato dalla fortuna - avrebbe quasi voluto indietro il mistero.
 sempre colpa delle fidanzate. Sono imprevedibili.
Lizzie strinse a s Oscar. E inizi a piangere. Oscar le spinse
un pugnetto umido nella bocca, cercandole i denti. Adesso
stava piangendo e ridendo contemporaneamente.
Abbiamo bisogno che venga a identificarli. Lei e sua sorella,
stava dicendo ora Tandy. Naturalmente ci sono alcuni
dettagli da rivedere, ma la cosa pi importante  che siano
stati ritrovati.
D'accordo. Verremo, disse Lizzie.
...
Capitolo 16.

Los Angeles, 2008.

Rose si ricord di quando lei e Thomas erano in attesa del
responso della prima biopsia, con i nervi a fior di pelle.
Dobbiamo essere pronti, gli aveva sentito dire. Se assomiglia
ad un cavallo e agisce come un cavallo, allora probabilmente
 un cavallo e non una zebra.
Ma io voglio una zebra, gli aveva detto lei. Io pretendo
una zebra.
Quando gli fu diagnosticato il cancro al pancreas, le metastasi
si erano gi radicate nel fegato e nei polmoni. Se ne and
nel giro di nove mesi, un periodo doloroso e terribile.
Eppure Rose avrebbe desiderato rivivere ognuno di quei giorni
pur di riaverlo con s. Erano stati insieme per quasi cinquant'anni.
Erano stati straordinariamente fortunati. Quando
Thomas era morto, lei si era detta che era un dono il fatto
che fosse riuscita ad avere il suo corpo, un lusso poter decidere
dove seppellirlo, avere un funerale, una tomba, un luogo
di sua scelta, dove poteva andare, di cui prendersi cura,
senza che fosse sfregiato od ignorato.
Ma voleva di pi. Dopo tutti quegli anni in cui aveva sentito
di non meritare la felicit, in cui rubacchiava momenti
belli ovunque le capitasse, in cui era convinta che un giorno
sarebbe stata punita per essere sopravvissuta - dopo tutto
quello - si ritrov a desiderare, bramare di pi.
Diventare vecchi voleva dire affrontare la perdita, ripetutamente.
Questa non si limitava solo al proprio consorte. La
gente si ammalava, soffriva, moriva. Ovunque ci si voltasse;
c'era questo ex collega di Thomas, ucciso da un tossico nella
sua casa di Laurel Canyon; il dentista di Rose, che durante
la sua ultima pulizia rideva allegramente chiedendole dei
suoi progetti per l'estate e poi sei mesi dopo era quasi ammutolito
quando le disse che il figlio di sette anni aveva un linfoma;
cinque ragazze amish uccise da un camionista a colpi
di arma da fuoco nella loro scuola; centinaia di morti in India
a causa di un'ondata di siccit.
Rose, pi di tutti, comprendeva che le tragedie avvenivano
continuamente. Ma questo non voleva dire che bisognasse
abituarcisi. O accettarle. Quasi quattro anni dopo la morte di
Thomas, i suoi occhiali da lettura con la montatura di plastica
erano ancora sul comodino. Ancora non riusciva a dormire dal
suo lato del letto. Col passare degli anni Rose era sempre meno
sorpresa dalla presenza delle tragedie piuttosto che dalla loro
assenza. La vita era qualcosa di fragile... qual era la novit?
Ma come comportarsi di fronte a un incredibile cambio di
rotta, a qualcosa che costituiva innegabilmente una buona
notizia? Hanno ritrovato il Fattorino, aveva lasciato detto
Lizzie nella segreteria, e Rose ebbe bisogno di tre vertiginosi
ascolti, riavvii e riascolti, con le mani che le tremavano,
prima di riuscire vagamente a capire.
Chiam il detective che Lizzie citava nel messaggio. Lui le
disse dell'ex poliziotto che una volta aveva lavorato con l'amico
di Joseph, Max, e di come fosse stato ingaggiato da Joseph
per rubarli. Non  successa una cosa tanto diversa da
quello che avevo sempre sospettato, dichiar il detective.
L'affare and male fin dall'inizio.
Posso vederlo? Quando posso vedere il quadro?. I dettagli
che lui le stava fornendo non erano insignificanti, ma
per il momento, a lei interessava una sola cosa.
Perch non viene domani pomeriggio insieme alla signora
Goldstein?. Le diede l'indirizzo e lei glielo ripet due volte,
senza ancora riuscire a credere a ci che stava succedendo.
Chiam Gerhard. Non  possibile, disse.
Ma  cos, disse, ridendo.  sotto la custodia della polizia.
Qui a Los Angeles. Dovresti venire. Devi venire. Se c'era
una ragione per saltare su un aereo il giorno dopo e attraversare
in volo gli oltre ottomila chilometri che li separavano,
era senz'altro quella. Posso vederlo domani, ma aspetto
se tu arrivi. Possiamo vederlo insieme.
Lui sospir. Non posso lasciare Izzi. E lei non pu volare.
Poi Isobel prese il telefono e, abbassando la voce, disse:
Vorrei poter essere l, ma non posso lasciare tuo fratello. E
lui semplicemente non  forte abbastanza per affrontare un
volo cos lungo.
Ma Harry, che stava finendo un film a Vancouver, era disponibile
e ben felice. Ho sempre saputo che sarebbe stato
trovato, dichiar. Te l'ho detto l'anno scorso, quando lessi
quella sceneggiatura che riguardava Modigliani, che era un
segno del destino. Avevo questa sensazione....
Avevi ragione, Harry, disse Rose. Persino lei non riusciva
a negargli i suoi eccessi fantasiosi quel giorno.
Andarono con la macchina di Rose, guidata da Harry. Mentre
il traffico rallentava sulla 101, Harry continuava a chiacchierare
della propensione del suo attuale regista a fare pi
cose contemporaneamente - pensa di essere Kubrick, ma
non lo  - del rifiuto della sua ex moglie a lasciar prendere
allo loro figlia un anno sabbatico per andare a insegnare inglese
in Guatemala. (Su questo, sembrava proprio di sentire
Isobel: Ha diciannove anni, per Dio! Perch non dovrebbe
girare il mondo?). Alla torre di vetro sede della polizia
di Los Angeles, nel municipio, lei e Harry passarono i controlli
della security ed entrarono in un ascensore traballante.
Quando lei schiacci il pulsante del settimo piano, Harry
stava ancora parlando:  una storia cos incredibile, se solo
il quadro potesse parlare....
Harry, puoi stare zitto, per favore?.
Fuori dall'ascensore, Rose buss alla porta 703 ed un uomo
basso le apr. Sto cercando il detective Tandy, spieg Rose.
Tandy!, url lui.
Il detective Tandy, che indossava una camicia vivace senza
cravatta, comparve. Piacere di conoscervi, disse, e li fece
accomodare. Il grande ufficio era in piena attivit: gente
che trafficava, uno strano assortimento di mobili - schedari
e scrivanie rovinati, un frigorifero malconcio, decorazioni
verdi e rosse abbandonate su una lavagna scarabocchiata...
57?. Era un angolo di spazio pieno di luce, ma le finestre
erano diventate grigie per la sporcizia.
Rose, ud una voce familiare. Vicino allo schedario c'era
Lizzie con sua sorella. Era inequivocabilmente lei, ma aveva
un aspetto diverso, pens Rose, i capelli pi lunghi che le
cadevano sulle spalle. Nonostante il blazer di buon taglio
che indossava, sembrava pi giovane, e per uno sconcertante
attimo, mentre stava per vedere il Fattorino, Rose pens:
"Il tempo sta andando all'indietro".
Lizzie, disse Rose, stringendola in un abbraccio.
Rose, disse Lizzie con voce rotta. Rose sent il corpo irrigidirsi,
poi si rilass e la tenne stretta a s.
Dopo un po' Tandy si schiar la gola. Il posto  piccolo,
vi accompagno dentro due alla volta.
Lizzie si tir indietro, asciugandosi gli occhi. Vai prima
tu, disse a Rose.
Tandy guid Rose ed Harry attraverso la confusione del suo
ufficio verso un'altra stanza sorvegliata da un uomo in divisa
che consegn a Tandy dei guanti di lattice. Lui se li infil.
Resero le sue mani bulbose, simili a un pesce.
Rose ed Harry lo seguirono all'interno di uno spazio minuscolo,
senza finestre e poco illuminato, dominato da un grande
tavolo industriale ricoperto di plastica. L'aria sembrava rarefatta,
privata dell'ossigeno. Rose si aggrapp a un lato del
tavolo. Zia?, disse Harry, reggendola per il gomito. Per un
attimo temette di svenire.
Ed eccolo l, il Fattorino, spoglio, sul tavolo, il ragazzo in
rosso sulla tela piatta, proprio come lo ricordava, con i suoi
bottoni dorati, una strana faccia imbronciata e le braccia tese.
Era lui, senza alcun dubbio.
Ma guardandolo per la prima volta, dopo pi di sessant'anni,
Rose prov un oscuro e crescente senso di terrore. Quel
rosso denso e vorticoso, la bocca piccola, gli occhi scuri, il
modo in cui era in posa, ad angolo sullo sfondo ricco: quel
ragazzo non voleva stare l. Non ricordava quel particolare.
Lui aveva lo sguardo fisso e risentito. Non voleva assolutamente
stare l.
Il passato si dipan davanti a lei, strisciante e contorto. Vide
il Fattorino nella loro casa viennese, appeso al muro nella
stanza dei suoi genitori, Papi che protestava (Dovrei essere
l'unico uomo qui). C'era Mutti al piano, che si esercitava
in un impetuoso assolo di Shubert nel soggiorno con le
sedie di velluto rosso ed Herr Shulman al suo fianco che mormorava,
Gut, sehr gut, mentre la guardava da sotto le palpebre
abbassate a mezz'asta. Rose ricord di aver danzato
da sola di fronte al Fattorino la notte di Capodanno, quando
la fusione del piombo era andata male e Bette aveva considerato
le sventure che si prospettavano nel nuovo anno.
Sentiva Gerhard discutere con Mutti e Papi: "I soldati non
mi importuneranno. Devo vedere Ilse". Ed eccoli l, riuniti
intorno al tavolo da pranzo in quercia scura, sotto l'enorme
lampadario d'ottone, Mutti e Papi, Onkel George e Tante
Greta, a discutere delle attese davanti all'ambasciata americana.
Mutti voleva mettere i loro nomi su tutti gli elenchi.
"Noi non andremo in Argentina", sentiva dire a Papi.
"Perch no?", domandava Mutti.
Rose ricord quando era pi piccola, Mutti nella brandina
della stanza che sarebbe dovuta essere la nursery, le sue urla
di dolore, il dottore che accorreva, Bette che puliva il sangue.
Mutti aveva chiesto il Fattorino; ecco quello che voleva,
non Rose o Gerhard, ma il Fattorino, accanto a s.
Andiamo, disse Rose ad Harry, con una voce roca che non
riconobbe.
Tutto qui?, disse Harry. Anche Tandy la stava osservando.
 questo il quadro?.
Rose annu, voltando loro le spalle, con gli occhi di nuovo
sulla tela. Alla fine eccolo l, dopo tutti quegli anni, ma lei provava
solo dolore. Era invecchiata. I genitori, tante persone a
cui aveva voluto bene, avevano sofferto. Erano state assassinate.
Erano morte da decenni ormai. Il Fattorino era solo colore
sopra una superficie, tutto qui. Andiamo, disse ad Harry,
con la voce che era appena pi di un bisbiglio. Si affrett a
uscire dalla stanza, passando accanto a Lizzie e a sua sorella,
che aspettavano sulla porta.
Rose?, ud Lizzie chiamare. Rose?
Scusami, borbott, con la testa bassa.
Prendiamo un caff? Esiste ancora quel locale tutto rosa
che conoscevi tu?, chiese Harry, al volante dell'auto di Rose.
No, voglio andare a casa.
Lui la guard. Capisco che deve essere stato sconvolgente,
zia, dopo tutti questi anni, ma....
Harry, per favore, non ne voglio parlare.
Lui annu. Comunque  una bella notizia, zia. Dopo tutti
questi anni tu e pap avete riavuto il quadro!.
Non  pi nostro, disse, ed era troppo doloroso aggiungere
altro. Tecnicamente, appartiene all'assicurazione.
Se ne occuperanno gli avvocati, disse lui.  tutto cos
chiaro.
Lei scosse la testa, sprofondando nel sedile. Ne aveva gi
parlato con Gerhard. Avrebbero assunto un avvocato negli
Stati Uniti. Ma trovare un avvocato era il meno. Cause come
quella potevano trascinarsi per anni. Rose era cos stanca
che dubitava di avere le energie necessarie per combattere.
("S che le hai", sembrava che le dicesse Thomas. "Ne sono
certo"). Ma perch mai ci teneva cos tanto? Era questo ci
che per tutti quegli anni aveva detto di volere: Questo? Un
quadro? Dopo l'uccisione dei suoi genitori, aveva finito per
concentrarsi solo su un quadro?
Persino Gerhard glielo aveva detto, il Fattorino di Mutti,
il tuo Fattorino. "Te lo puoi riprendere".
"Non lo voglio", pens rabbiosa. L'immagine del Fattorino
sul tavolo sotto la custodia della polizia la fece bloccare
per la vergogna. Non era il quadro quello che aveva voluto.
Harry riport Rose a casa e con fare protettivo si mise a
controllare in giro. Trov il latte scaduto da due giorni nel
frigorifero, che Dio l'aiutasse, e alz il riscaldamento. (Perch
ci sono quindici gradi qui? Perch non ti godi i comfort
dell'epoca contemporanea?). Harry, disse lei. Preferisco
cos. Ho settantanove anni, non novantanove. Posso ancora
fare le cose da sola.
Si chiama riguardarsi, zia, e si chin per darle un bacio
leggero. Ordino da mangiare?
Sta per arrivare Bob. Scusami, ma preferirei....
Non c' bisogno di spiegare, disse. Non c' bisogno di
assecondare il tuo povero nipote; manger solo e sconsolato
nella mia stanza d'albergo.
Harry, protest. L'idea di Harry solo e sconsolato era assurda.
Ma che ne sapeva, in fondo?
Sto solo scherzando. Fai pure la tua cena romantica, io
torno domani, disse ridendo.
Grazie, rispose lei, seria.
Appena Harry fu uscito, chiam.
Allora?, disse Bob. Come  andata?
Mi ha fatto un certo effetto, disse. Non c' che dire. Ti
racconter tutto pi tardi. Ma per quanto riguarda la cena...
mio nipote vuole che lo raggiunga da sola. Abbass la voce,
come se Harry fosse ancora nei dintorni. Scusami, ma resta
in citt solo fino a domani ed  stato piuttosto insistente.
Oh, disse Bob, con evidente delusione. Mi piacerebbe
incontrarlo, sai.
Lo so, disse Rose, avvertendo una punta di rammarico.
Bob era un brav'uomo. Perch lo stava escludendo? Dopo
una giornata come quella di oggi, stasera proprio non ce
la faccio, concluse, onesta nei sentimenti ma non nei fatti.
Chiusa la telefonata, and dritta verso la dispensa della cucina
a prendere la bottiglia di Ardberg - il preferito di Thomas.
Riemp di ghiaccio una tazza da caff e vi vers una generosa
quantit di whisky; poi si sistem in poltrona con il
suo poliziesco di Dick Francis. Questo era quello di cui aveva
bisogno, pens. Lesse, bevve e poi si appisol.

Le luci erano accese quando Rose si svegli, disorientata e
con il corpo irrigidito. Dove si trovava?
Era gi buio da un bel po' quando si ritrovarono nel campo
dietro la stazione, col freddo implacabile. Mutti, Papi, Gerhard
e Rose avevano preso il tram tutti insieme e poi avevano camminato
per gli ultimi metri fino alla stazione. Il campo era pieno
di gente, bambini, genitori e rappresentanti delle organizzazioni
ebraiche. Luci fioche ondeggiavano su e gi, torce sorrette
dai funzionari che fornivano scarsa illuminazione.
Dobbiamo registrarci, disse Papi. Il soprabito pendeva
largo sulla sua figura. Aveva il viso smunto, nella penombra,
ma appariva anche stranamente pieno d'energia, pi loquace
di quanto non fosse da mesi. Dove ci possiamo registrare?,
chiese a voce alta, prima di illuminare con la torcia un
rappresentante dell'associazione che gli indic un folto gruppo
dall'altra parte del campo.
Si fecero strada tra la folla e finalmente raggiunsero una
donna dal volto arrossato che aveva sotto il braccio parecchie
carte. S, disse, consultando i suoi fogli. Rose Zimmer,
tu sei il 163, e Gerhard Zimmer, 171. Tir fuori due
cartellini rigidi con delle stringhe attaccate. Dovete portare
questi al collo. Attaccate al vostro bagaglio la targhetta corrispondente.
Tra un attimo ci dirigeremo in gruppi verso il binario.
Voi due siete nello stesso, gruppo C, dal 151 al 199.
Stanno insieme, mormor Mutti. Grazie a Dio.
Ora, con i cartellini, potete vedere le postazioni, continu
la donna col viso arrossato. Dirigetevi rapidamente verso il
vostro gruppo. Guard dietro di loro. Il prossimo, grid.
Si spostarono di lato. Mutti infil il cartellino al collo di Rose,
liberandole i capelli dalla stringa. Gerhard se lo infil da
solo. A Rose la stringa dava prurito. La stratton.
Lo devi tenere, la redargu Papi. Non farlo cadere.
Rose annu, in silenzio. Cosa sarebbe successo se l'avesse
perso? Avrebbero saputo dove doveva andare? E se l'avessero
separata da Gerhard?
Mutti tir su le spalle del cappotto scozzese di Rose,
controllando le cuciture. Non  poi cos grande. Spero che ti
vada ancora bene tra qualche mese.
Abbiamo fatto tutto, disse Papi e Mutti annu
rapidamente.
Certo, disse. Mausi, ti ho messo in valigia il mio foulard
blu con gli uccelli che ti piace tanto. Gerhard, per te
c' un diario. Ha la rilegatura in pelle,  un bel libro e voglio
che tu lo riempia di particolari sulla tua avventura in
Inghilterra.
Grazie, Mutti, disse. Ti prometto che lo far. Perch
lui ha avuto un diario? Che cosa ci avrebbe dovuto fare Rose
con il foulard? Lo aveva sempre trovato grazioso, ma addosso
a sua madre, non su di s.
Gerhard aveva un'aria cos matura, cos seria, che Rose non
riusc a trattenersi dal dire: Anche a me sarebbe piaciuto un
diario. Sono abbastanza grande.
Davvero? Ne vuoi uno adesso?, disse Gerhard. Quando
mai hai desiderato un diario tu?
Solo perch tu ne hai uno non significa che non possa volerlo
anch'io, disse Rose.
Vi prego, ragazzi, disse Mutti, tuffando il viso nel soprabito
di Papi.
Lui sbrait: Che diamine, non adesso.
Scusami, scusami, stava mormorando Gerhard, e anche
Rose era dispiaciuta, ma rest pietrificata, in silenzio. Era
terrorizzata al pensiero di ci che avrebbe potuto dire: "Io
non vado, non vado".
Mutti si volt verso Rose, con il viso gonfio e arrossato.
Domani mattina te ne spedisco uno, uguale a quello di Gerhard.
Sar la prima cosa che faccio. Che te ne pare?.
Rose acconsent, annuendo col capo. Ma perch mai lo aveva
chiesto? La sensazione di vuoto che aveva nello stomaco
si espandeva sempre di pi. Non riusciva ad immaginare di
volerci scrivere qualcosa.
 ora, sentirono annunciare da un uomo. Mettetevi in
fila. Controllate il vostro numero e assicuratevi di essere nella
fila giusta. I rappresentanti agitavano dei grossi cartelli attaccati
a dei bastoni in cui erano elencati i numeri dei gruppi.
I numeri ondeggiavano nella luce fioca. Tutti e quattro,
Gerhard che trasportava la sua valigia, Papi quella di Rose,
si diressero verso il loro gruppo.
I loro nomi furono controllati di nuovo, questa volta da un
uomo cos basso che Rose quasi lo scambi per un bambino.
Papi diede a Gerhard la valigia di Rose e a suo figlio una pacca
sulla spalla. Scrivici appena arrivi... anche prima di arrivare.
E prenditi cura di tua sorella. Conto su di te.
Lo far. Promesso, disse Gerhard. Rose non voleva sentire.
Si avvicin a sua madre, lasciando scivolare la mano nelle
sue.
Ci prenderemo cura l'uno dell'altra, disse Gerhard, rivolgendo
alla sorella uno sguardo complice e per la prima volta
quella notte, Rose si sent leggermente sollevata.
Avrei solo voluto che fossero nella stessa casa, disse Mutti.
Non  stato possibile, disse Papi.
Lo so, replic Mutti disperata, lo so.
Una bambina dai capelli rossi in fila davanti a loro si aggrapp
al padre. Avr avuto l'et di Rose. Non voglio andare,
piangeva. Non voglio andare. Rose la guardava.
Sei molto coraggiosa, le sussurr Mutti all'orecchio.
Io non piango, disse Rose. Era una constatazione. Era
troppo stordita per piangere. Mutti e Papi dissero che sarebbe
stato solo per pochi mesi, sei al massimo. Conosceva
esattamente quattro parole in inglese: toilet, day, jam e yes.
Come avrebbe fatto a vivere con una famiglia che non conosceva?
Come avrebbe comunicato con loro? Chi si sarebbe
preso cura di lei? Cosa sarebbe successo se le fossero venuti
quei crampi notturni che solo Mutti sapeva come farle
passare? Aveva visto una foto della coppia presso cui sarebbe
andata a vivere; avevano un aspetto severo. Non avevano
figli. "Ma devono essere brave persone", aveva detto Mutti.
"Perch hanno deciso di accoglierti".
"Non posso partire. Non ce la faccio", voleva gridare. Ma
doveva rendere Mutti orgogliosa. Sono contenta di avere
il tuo foulard, sussurr Rose, abbracciando i fianchi di sua
madre. Sono davvero contenta.
Lo so. La mia bambina forte e coraggiosa, disse Mutti,
con inconsueta fierezza.
Presto l'uomo che era in testa alla loro fila mise le mani a
coppa davanti alla bocca. Andiamo al binario. Rimanete in
fila. La folla si spinse in avanti, mentre lui procedeva passando
in rassegna la fila. Prendete le vostre valigie e restate
in fila!.
Gerhard diede a Rose la sua valigia, che faticava a tenere
alzata.
Perch non l'aiuta?  troppo pesante per lei, disse Mutti
a Papi.
Charlotte, rispose lui. Deve portarla lei.
Rose faceva fatica, le braccia le tremavano per lo sforzo, ma
se la cav. Il naso le pizzicava per il freddo; il petto era bollente.
Mentre le file serpeggiavano attraverso il campo dirette
al binario, Mutti camminava accanto a lei in silenzio, tenendole
la mano. Nessuna delle due portava i guanti. Le dita di
Mutti, madide di sudore, erano intrecciate alle sue.
Guarda, disse Mutti, la vedi la luna?. Era un frammento
luminoso e inospitale che emergeva da un tappeto di nuvole.
Tu vedrai la luna in Inghilterra e io vedr la stessa luna qui
a Vienna. Alla fine non saremo cos lontane. Rose strinse le
dita della madre ancora pi forte, senza dire nulla. Non voleva
pensare alla luna in Inghilterra.
Presto arrivarono al binario del treno. C'era cos tanta gente
che spingeva, cos tanto rumore... urla, abbracci, pianti.
Non dimenticate i panini al formaggio che avete negli zaini,
disse Mutti mentre un paio di ss le passavano accanto.
E voglio che a scuola lavoriate sodo, pi di quanto non fareste
qui a casa. E dovete essere gentili, sempre e comunque.
Siete dei bravi figlioli. Un ragazzo inciamp e cadde
sulla valigia di Rose. Ma che fai?, url con tono accusatorio,
ma Papi tir su Rose - con le sue braccia nodose, il suo
odore di fumo, le guance ruvide - e la strinse cos forte che
non sembr neanche un abbraccio, ma molto di pi. Eppure
non era abbastanza; non sarebbe mai stato abbastanza. Poi
Rose si aggrapp a Mutti, nascondendo la testa nel suo petto,
nel tepore del suo cappotto di lana, accarezzando il collo
di lapin. Ci vedremo presto, promise Mutti, con le guance
in fiamme. Ci vedremo prima che tu te ne renda conto.
Quello non era un arrivederci. Rose rimase stretta alla madre.
Lei non voleva un'avventura in Inghilterra. Non le importava
che fosse un posto pi sicuro. Perch la mandavano via?
Una mano ricoperta da un guanto si insinu tra le loro.
Rose, disse Gerhard mentre la tirava. Dobbiamo salire.
Noi rimaniamo qui a guardare il treno, disse Mutti,
premendo la sua guancia calda contro quella della figlia, baciandole
disperatamente la fronte, le labbra. Non ce ne andiamo.
A occhi chiusi, Rose segu il fratello. Salirono sul treno. Il
capogruppo gli indic uno scompartimento dove c'erano
gi altri ragazzi, anche la bambina dai capelli rossi che stava
piangendo poco prima, ora calma, e un paio di ragazzi pi
grandi che stavano giocando a carte. Gerhard si avvicin ai
ragazzi. Rose and verso il finestrino, accanto alla bambina.
Io sono Anita, disse lei, tirando gi il vetro. Ho dodici
anni.
Rose. Io ne ho undici.
Puoi aiutarmi, Rose?. Insieme aprirono il finestrino fino
a dove fu possibile, facendo entrare una ventata di aria fredda
e usando la striscia di pelle che pendeva dal soffitto per
bloccare il finestrino.
Lei e Anita si sporsero fuori. Rose vide un paio di uomini
delle SS che confabulavano vicino alla porta del treno.
Anche Anita li not. Presto ce li lasceremo alle spalle, disse.
Rose annu. Niente pi nazisti, era vero. Era una buona cosa.
Ma dov'erano i suoi genitori? Scandagli la folla sul binario.
Avevano promesso che non se ne sarebbero andati.
Eccoli! Pos gli occhi sui loro volti preoccupati che spiccavano
distinti in mezzo agli altri. Mutti, Papi!. Al suono della
sua voce si precipitarono verso di lei, agitando le mani
furiosamente.
Pap!, chiam Anita. Suo padre si fece largo tra il cumulo
di gente verso uno spazio al di sotto del finestrino del treno.
Anita si sporse ancora di pi e il padre le afferr le mani.
La mia bambina, gemette.
Il motore inizi a sussultare. Stava succedendo, stavano
per partire, pens Rose, in preda al panico. Non poteva essere.
Come potevano i suoi genitori farle una cosa del genere?
Mutti! Papi!, grid.
Le luci illuminarono il binario; il volto di Mutti era diventato
violaceo. Vi raggiungeremo presto. Le parole le fuoriuscivano
strozzate. Verremo.
Lentamente il treno inizi a muoversi. La folla lungo il binario
fece altrettanto. Il padre di Anita si mise a correre accanto
al treno tenendo le mani della figlia.
No, non posso lasciarti andare, gemeva. No.
Pap, gridava Anita.
No, no. Lui la afferr per i gomiti, tirando, strattonando.
Pap, no!, strillava, mentre lui la tirava per il torso attraverso
il finestrino. All'improvviso Anita non era pi n dentro
n fuori dal treno. Rose guardava terrorizzata mentre lei
cadeva sul binario. Gli adulti si precipitarono mentre il padre
di Anita, piangendo, la teneva stretta. Affacciata al finestrino
Rose guardava pietrificata, con l'aria che le sferzava
il viso, il collo. "Prendimi", avrebbe voluto urlare. "Afferra
anche me!". Ma il treno prese velocit e il binario con tutte
le persone - il volto contratto di Mutti, la gente intorno ad
Anita - si allontan. No!, grid Rose. Sent una pressione
sulle gambe, una presa attorno ai fianchi. Rose!. Gerhard
la stava tirando a s.
Non voglio andare, grid, nel tepore all'interno del
treno. Gerhard tir su il finestrino mentre lei sgusciava via
come un animale selvatico verso l'estremit dello scompartimento,
lontano dagli altri. Il treno sferragliava e deviava
lungo i binari e suo fratello la teneva abbracciata mentre
lei si dimenava. No, gua, affondando la testa contro la
spalla del fratello.
Lo so, continuava a ripetere Gerhard, lo so, mentre
il treno sbuffava verso ovest lasciandosi dietro tutto ci che
era loro pi caro.

Quando Rose si svegli per la seconda volta quel giorno, era
tarda mattina a Los Angeles. Impieg pi del solito a vestirsi.
Si prepar un uovo strapazzato, con calma, a fuoco lento,
come le aveva insegnato Thomas. Si sedette a mangiarlo con
un toast imburrato e del caff, sorpresa da quanta fame avesse.
Introdusse il cibo in bocca automaticamente, senza particolare
piacere.
Le immagini continuavano a comparirle nella mente: le dita
affusolate di sua madre che afferravano le sue, il caos e la
gente che spingeva sul marciapiede del treno, il fiume di parole
di Papi, la luna fredda e distante, l'espressione stravolta
di Mutti, la povera bambina tirata gi dal treno. I ricordi le
rotolavano addosso, spontaneamente. Quella notte sul binario
aveva segnato uno spartiacque; tutto quello che era avvenuto
dopo sembr dettato dal caso, senza che lei ne fosse mai
totalmente partecipe.
Ma Rose afferr ogni brandello di ricordo che riusciva a
farsi strada. Era ancora quella bambina affacciata al finestrino,
ma adesso aveva almeno il doppio degli anni che i suoi
genitori avevano all'epoca. Si rivide su quel treno, senza speranza,
desiderando solo di non partire; ma si vide anche su
quel marciapiede, l dove si erano trovati i suoi genitori, con
il cuore strappato via dal corpo, a guardare agonizzanti il treno
che si allontanava.
Quando fece il numero, in Inghilterra era passata l'ora di cena.
Ho gi parlato con Harry, disse Gerhard, ma lo voglio sentire
da te: il Fattorino  davvero cos brutto come lo ricordavo?.
Rose si mise a ridere. Era un sollievo sentire che Gerhard
era proprio Gerhard. Non ti voglio mentire:  brutto, ma 
anche bello. Dopo averlo visto, non sono pi riuscita a smettere
di pensare a tante cose. Ti ricordi alla stazione quella
bambina che fu tirata gi dal finestrino?
Certo, disse Gerhard con inconfondibile impazienza. 
una cosa che non si dimentica.
Sola, nel suo appartamento, Rose arross. Cosa credi che
le sia successo?
Che intendi? Mutti scrisse che la bambina si era fatta qualche
escoriazione ed un piccolo taglio, ma niente di grave. Fu
un miracolo che non fosse caduta sui binari morendo sul colpo.
Che follia tirarla gi in quel modo.
No, incalz Rose. Volevo dire... cosa le sar successo
durante la guerra? Credi sia sopravvissuta?
Oh, disse Gerhard, sospirando. Non lo so, chi pu saperlo.
Le probabilit che sia sopravvissuta non sono alte.
Tacque, e Rose si domand se anche lui stesse pensando ai
loro genitori. Come mai ti  venuto in mente? Non ci pensavo
da un sacco di tempo.
Non lo so, disse Rose, e poi: Ho fatto un sogno.
Oh, i sogni, disse Gerhard. Ti ho detto che adesso Isobel
tiene un quaderno dei sogni?  in fissa col kombucha, 
convinta che le migliori la memoria. E la vista. E che tenga
a bada il cancro. A volte mi sveglio nel cuore della notte e la
trovo a scribacchiare sul suo quaderno.
Mi manca Isobel, disse Rose in un impeto di tenerezza.
E mi manchi anche tu. Era vero, e non lo diceva mai
abbastanza.
Anche tu ci manchi, disse, e si schiar la voce. Non riesco
a immaginare cosa deve essere stato mettere i propri figli
su quel treno. A volte ci penso. E non sono sicuro che ci
sarei riuscito... pur sapendo ci che so. Si schiar di nuovo
la gola.
Lo so, disse, sorprendendosi nel sentire quanto fosse naturale
quella conversazione. Quello era il massimo che lei e
Gerhard fossero riusciti a dirsi sul loro passato in decenni.
Rose stava pensando a tutti gli atti di fede che i suoi genitori
avevano dovuto fare: che il treno non venisse bloccato, che
i bambini venissero radunati dalle SS, che riuscissero effettivamente
ad attraversare le varie frontiere ed a salire sul battello
per oltrepassare la Manica e raggiungere l'Inghilterra.
Che una volta giunti l, le famiglie che avevano detto che si
sarebbero prese cura dei loro figli, lo avrebbero fatto davvero.
I suoi genitori furono costretti a prendere una decisione
straziante - i loro figli sarebbero stati meglio senza di loro -
e, purtroppo, avevano avuto ragione.
Siamo stati fortunati, disse a suo fratello.
Molto, concord lui.
Quando suon il campanello, qualche ora dopo, Rose si
sentiva ancora stanca, frastornata, con il corpo che non ne
voleva sapere di riprendersi. And ad aprire senza scarpe,
convinta che fosse Harry. Ma alla porta c'era Lizzie, con in
mano una scatola di cartoncino.
Biscotti, annunci solennemente, e mise il pacco tra le
mani di Rose. Ho pensato che ti avrebbero fatto piacere.
Non dico mai di no ai biscotti, disse Rose, sorpresa. Entra.
Scusami se non ho chiamato, disse Lizzie. Ma ho pensato
che fosse meglio venire direttamente.
Sono contenta che tu lo abbia fatto, disse Rose, conducendola
in soggiorno. Scusami se sono scappata via ieri.
Non ti devi scusare.
Bene. Che ne dici di un po' di caff per accompagnare
questi biscotti?
Mi sembra un'ottima idea. Lizzie indossava un lungo top
scuro sopra dei leggings altrettanto scuri e aveva i capelli ricci
sciolti sulle spalle. Tutto quello scuro contribuiva a rendere
la sua pelle chiara ancora pi luminosa. Aveva sempre avuto
un aspetto cos giovanile? S, pens Rose. Era di almeno
quarant'anni pi giovane, un'altra persona. Ma c'era anche
qualcos'altro, decise Rose: aveva messo su peso. Le donava.
Arrivati in cucina, Rose apr la scatola: Linzers!, esclam!
Che meraviglia.
Lizzie sorrise timidamente. Ce ne sono di due tipi: alla
fragola e ai mirtilli.
Rose accese la macchina del caff e sistem i biscotti su un
piatto. Non ho mai mangiato i Linzers quando ero piccola,
o se l'ho fatto non me lo ricordo. Ho iniziato ad apprezzarli
qui in America, disse, mentre portava il piatto in soggiorno.
Sono contenta che ti piacciano, disse Lizzie, facendosi
subito silenziosa. Rose spezz un biscotto in due.
Delizioso, disse, dopo aver dato un morso. A volte i
Linzers sono troppo dolci, il ripieno pu essere preponderante;
ma questi sono perfetti. Grazie per avermeli portati.
Lizzie stava guardando l'ingresso, dove erano appese le maschere
di Joseph. Scusami, ancora non riesco a credere che
mio padre.... Si blocc. Abbia fatto una cosa del genere.
Aveva le sue ragioni, disse Rose. La disturbava pensare
a tutti quei pranzi con Joseph, a tutte quelle volte in cui lui
le aveva parlato del presunto investigatore, ma dopo aver visto
il quadro, dopo tutto quello che aveva ricordato... be'.
Le cose erano diverse ormai.
Stronzate, disse Lizzie, con gli occhi scuri fissi su quelli
di Rose, non pi incerti; e a Rose parve di sentire l'eco di
Joseph nelle sue parole.
No, disse Rose, e sent che era necessario essere chiara.
Non ho detto che erano buone ragioni. Ho detto che erano
le sue.
E questo che cosa significa?, chiese Lizzie.
Senti, se avessi saputo che tuo padre aveva organizzato il
furto del quadro anni fa cosa sarebbe cambiato? Certo, riaverlo,
avrebbe voluto dire molto. Ma non sarebbe stato tutto.
Non per me. Una verit cos semplice ma dolorosa da realizzare.
Non c'era nulla che potesse cambiare ci che era successo.
Lo so, disse Lizzie. Lo so. La sua voce si ruppe sull'ultima
parola. Ma avrebbe significato molto per te. Non puoi
dirmi il contrario.
Rose fece un piccolo cenno di assenso. A cosa sarebbe servito
mentire? Non avrebbe aiutato nessuna delle due.
Quella piccola ammissione sembr placare Lizzie. Fece scivolare
alcune briciole sparse di biscotti nel suo tovagliolino;
il viso era pi calmo. Alla fine parl. Scusami se per molto
tempo non mi sono fatta sentire. Ho pensato di chiamarti
tante volte. Ma mi sentivo in colpa. Non sapevo cosa dire.
Non devi darmi spiegazioni, disse Rose. Non  necessario.
Voglio aiutarti a riavere il Fattorino, disse Lizzie. La situazione
con l'assicurazione  solo temporanea....
Lo so.
Ho gi fatto qualche telefonata. C' Ciparelli, di cui ti ho
gi parlato. Ma c' anche Michael Zalman a New York, che
ha vinto la causa Schiele. E ho sentito che Roger Yannata qui
a Los Angeles  davvero in gamba, tenace ed incredibilmente
gentile, almeno con i suoi clienti....
Lizzie, frmati.
Lo so che non ti piace parlare di questo. Ma stavolta  diverso,
insist. Non puoi ignorarlo.
Non lo sto ignorando. Io e mio fratello ce ne stiamo gi occupando.
E ti sono davvero grata per l'aiuto, sul serio. Era
sincera. La ricomparsa del Fattorino non aveva risolto tutto,
ma la sua assenza non era stata causa di ogni cosa.
Dovrei essere io a ringraziarti, disse Lizzie, prendendo un
altro biscotto. Ti potr sembrare strano, ma alcune delle cose
che dicesti l'anno scorso... hanno avuto effetto. Non hai idea.
Capisco, disse Rose, perch in effetti era cos. Studi Lizzie
con pi attenzione. Non era la sua immaginazione, Lizzie
aveva preso peso. Allora, sputa il rospo. Di quanto sei?.
Un tocco di rosa color le guance di Lizzie. Rose aveva ragione,
ci aveva visto giusto. Dovrebbe nascere a giugno. Ho
appena finito il quarto mese. Lizzie aveva il palmo sul ventre,
e sorrideva in modo sommesso ma inequivocabile. Non
riesco a credere che te ne sia accorta.
Naturalmente.
No, disse Lizzie con franca ammirazione. Tante persone
non se ne accorgono od hanno troppo timore di chiedere.
Ma a te non sfugge nulla.
Rose scroll le spalle. Ti dona. Non erano solo i cambiamenti
nel suo corpo; era anche il modo di camminare, pi sicuro
di s. Stai proprio bene.
Grazie, disse Lizzie, e arross un altro po'.
Non riuscirai a nasconderlo ancora per molto, comunque.
Ma non lo sto facendo. Non sto cercando di nascondere
proprio niente.
Certo che no. Lizzie non aveva bisogno di nascondere proprio
niente. Rose trattenne il fiato. Ripens ai suoi aborti.
Cosa sarebbe successo se ci avessero provato prima? Cosa
sarebbe successo se lei si fosse semplicemente lasciata andare
ed avesse vissuto? Ma le sembrava di sentire Thomas
nella sua testa: "Ecco che ricominci. Ma tu hai vissuto. Tu
stai vivendo".
A Thomas sarebbe piaciuta Lizzie, pens Rose, con una
strana ma inconfondibile fierezza. Sarebbero andati d'accordo.
Rose si allung sul tavolino e diede un colpetto alla mano
di Lizzie, un gesto lieve che non rifletteva pienamente le
emozioni che si rimestavano dentro di lei. Un bambino in
estate, che bello, mormor.
Lizzie esit per un attimo, con le dita sudate. Sono sola.
Avr il bambino da sola. Non ho idea di quello che sto
facendo.
Oh, te la caverai benissimo, e le accarezz il palmo della
mano. Ne era certa.
Forse, disse Lizzie, con una mezza risata. Non ne sono
per niente sicura.
Ma s, disse Rose guardandola con decisione, e pensava
a Thomas mentre lo diceva, cercando di incanalare la sua
generosit. Lui era capace di infondere calma come nessun
altro. Sono sicura che ce la farai.
Lizzie si strofin gli occhi con i pugni, in modo quasi infantile,
poi emise un respiro profondo. Va bene, allora. Se
lo dici tu.
S, disse Rose, ricordandosi il caff. And in cucina,
prese le tazzine dal verde delicato che Thomas amava tanto, e
vers il caff. Tornata in soggiorno, diede a Lizzie una tazza
e chiese: Sai se sar un maschio od una femmina?
No.
 troppo presto?
No. Ho solo deciso che non volevo saperlo, disse Lizzie
timidamente. All'inizio credevo che mi sarebbe piaciuto,
ma poi ho pensato... si  pianificato gi troppo, non si
pu sapere tutto.
A Rose tremava la mano, quindi si accinse a posare la tazza
sul tavolo. Giusto, disse. Lo disse quasi sussurrando. Fai
bene. Proprio come quando era seduta a Embankment insieme
a Thomas, durante il primo appuntamento, con il pranzo
frugale consumato in quei giorni nuvolosi di primavera
quando il cielo di un grigio perlaceo e l'acqua del Tamigi
sembravano un tutt'uno. Non era morta, e per qualcuno era
importante; questi due dati oggettivi alimentavano un futuro
pieno di aspettative. La possibilit, in s, era gi sufficiente.
Rose desider poter dire a Thomas ci che era successo su
quel treno. "Anch'io sarei voluta saltare gi", avrebbe detto.
"Volevo che i miei genitori mi togliessero da quel treno".
"Ma tu non sei saltata gi. Loro non ti hanno presa", le
avrebbe detto Thomas. "E io, tra tutti, sono davvero felice
che sia andata cos".
Sai, disse Lizzie. Vivo qui a Los Angeles adesso. Mi sono
trasferita.
Non lo sapevo. Le usc fuori cos, ma non intendeva essere
sgarbata. Che bello, aggiunse, pi dolcemente.
Forse qualche volta potrei venire a trovarti, disse Lizzie.
Insieme al bambino, quando sar il momento.
Ne sarei felice. Ma devi sapere che non so nulla di
bambini.
Allora siamo in due. Lizzie fece un mezzo sorriso.
Forse era solo la luce del pomeriggio che filtrava dalle finestre,
ma il profilo del ventre di Lizzie le sembr all'improvviso
pi pronunciato. Rose cerc di non fissarlo. Ricordava
quella sensazione. Pens a Mutti, alla scelta terribile che lei
e Papi avevano dovuto fare, e avrebbe tanto voluto poter dire
loro che capiva.
Queste tazze sono magnifiche, osserv Lizzie. Mi hai
detto che erano della famiglia di Thomas, giusto?
No, le acquistammo qui, disse Rose, sorseggiando il caff,
che era buono e bollente. Non molto tempo dopo esserci
trasferiti. Fu un episodio divertente, a dire il vero.
Raccontamelo, disse Lizzie.
E Rose inizi.
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FINE.
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Note dell'autrice.
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Il pittore di origine lituana Chaim Soutine nel 1913 si trasfer a Parigi dove divenne amico di Modigliani e cerc di guadagnarsi da vivere con la pittura. Nel 1923 il dottor Albert C. Barnes giunse in Europa con l'intenzione di acquistare opere d'arte. Vide un dipinto di Soutine in una galleria di Montparnasse, il ritratto di un giovane pasticcere, e se ne innamor. Riusc ad aggiudicarsi decine di opere di Soutine, fornendo all'artista il denaro di cui tanto aveva bisogno per dare il via alla propria carriera.
Negli anni Venti Soutine dipinse diversi ritratti di persone che spesso passavano inosservate: camerieri, cuochi, dipendenti di alberghi, e numerosi fattorini. Il ritratto descritto in questo libro  un amalgama dei fattorini di Soutine, mentre i proprietari di cui si narra sono totalmente frutto della fantasia. Mi sono imbattuta per la prima volta nell'opera di Soutine diversi anni fa, durante una bellissima mostra al Jewish Museum.
Ringrazio i suoi curatori, Norman Kleeblatt e Kenneth Silver, cos come Maurice Tuchman ed Esti Dunow per l'enorme competenza in materia.
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Sebbene questa sia un'opera di fantasia, sono state utilizzate come fonti di riferimento e ispirazione diversi libri, tra cui: Austerity Britain, di David Kynaston; London 1945, di Maureen Waller; London War Notes, di Mollie Panter-Downes; War Factory, di Inez Holden; The Tiger in the Attic, di Edith Milton; The Rape of Europa, di Lynn Nicholas. L'acuto Other People's Houses di Lore Segal si  rivelato, oltre che un bellissimo romanzo, una preziosa testimonianza. Ho trascorso ore molto proficue presso il Center for Jewish History, e le trascrizioni dei racconti orali contenute nei suoi archivi sono state fondamentali.
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L'intenso documentario di Mark Jonathan Harris e Deborah Oppenheimer intitolato Into the Arms of Strangers, e il libro che lo accompagna mi hanno aperto gli occhi sulla vicenda del Kindertransport, fornendomi riferimenti essenziali. Vorrei ringraziare in modo particolare Lory Cahn, il cui ricordo di quando fu tirata gi dal finestrino del treno mi ha accompagnato per anni. Le sono grata per averlo condiviso con me, come lo sono verso tutti coloro che hanno raccontato le proprie storie.
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Ringraziamenti.
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La stesura di questo libro ha richiesto diversi anni e durante questo periodo  stato fondamentale l'aiuto di molte persone. Grazie ad Al Filreis, Deborah Treisman e Sarah Burnes per il loro incoraggiamento. Sono particolarmente grata ad Helen Schulman, che mi ha sostenuto fin dall'inizio.
Grazie a Merrill Feitell, Halle Eaton, Jennifer Cody Epstein, Lizzie Simon e Sarah Saffian, che hanno tutte letto le prime bozze fornendo preziosi consigli e sostegno incondizionato. Sono enormemente grata a Joanna Hershon, di cui ammiro il talento, per aver letto le numerose bozze ed aver ogni volta offerto suggerimenti acuti.
La sua lealt e amicizia, nonch la sua saggezza, mi hanno fatto perseverare; questo libro non esisterebbe senza di lei. Per idee, consigli e sostegno di ogni genere, sono grata a David Boyer, Sam Zalutsky, Ed Boland, Sara Pekow, Karen Schwartz, Emily Nussbaum, Hana Schank, Lewis Kruger, Dorian Karchmar, Rebecca Gradinger, Yona McDonough, Cathy Halley, Cassie Mayer, Ruth e Enrique Gutman. Grazie anche alla Millay Colony of the Arts, dove ho mosso i primi passi per la stesura del romanzo.
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Ho la fortuna di disporre di una cricca di cugini con la passione per la letteratura e sono grata a Sara Mark, Kate Axelrod e Sam Axelrod per i suggerimenti e l'incoraggiamento, e a Mariam Thurm per aver fatto da guida. Un enorme grazie va a Jen Albano che ha suggerito il titolo.
Sono debitrice alla mia incredibile agente, Lisa Grubka, per il suo entusiasmo, i saggi consigli e l'incrollabile costanza. Kate Nintzel ha dato forma a questo libro, credendo nelle sue potenzialit; sono infinitamente grata alla sua visione ed al suo acuto occhio editoriale.
Alla mia famiglia devo pi di quanto possa esprimere: i miei fantastici fratelli, Eric Umansky e David Umansky; i miei adorati gnitori, Michael Umansky e Sherry Weinman, Gloria e Allan Spivak, che hanno tutti creduto in me sin dall'inizio, sostenendomiinstancabilmente fino alla fine. Avrei tanto voluto che mia madre fosse qui per leggere queste parole.
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Per concludere, un ringraziamento speciale va a mio marito, David Gutman, che mi ha incoraggiata durante la lunga stesura di questo libro e la cui intelligenza, il cui umorismo e attento spirito di osservazione sono stati una benedizione, anche e soprattutto per la mia vita. Lui e le nostre figlie, Lena e Talia, sono la mia pi grande fortuna.
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FINE.